Articoli del mese: Luglio 2019

Nankita, ruba cuori

Di giorno Nankita, colf di Tsunki, di notte apprendista.

[Seconda delle mie interviste, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Antonello “Nanki” Accomando, apprendista e curandero]

Ti chiedo di andare con la tua memoria nel passato, a prima dell’Iniziazione. Come avresti descritto la natura?

Era un luogo tranquillo che mi attirava e nel quale mi sentivo bene.

Ci passavi tanto tempo?

Abbastanza. In una settimana poteva capitare anche tutti i giorni, mediamente 3-4 volte ci andavo di sicuro.

Quale era il motivo principale per cui andavi in natura?

Stavo bene, mi piaceva. Andavo a fare attività, arrampicata, trekking, camping. Oppure anche solo passeggiate. Poi l’ho scoperto perché andavo sempre! Venivo attirato e l’ho scoperto dopo. (ride)

Sei mai stato coinvolto nel passato con attività di protezione dell’ambiente?

Sì! Facevo parte del WWF. L’iscrizione ce l’ho dal 1984, avevo 11 anni. Eh, hai capito!?

Facevi donazioni?

All’epoca pagavo la tessera di iscrizione, quelle erano le mie donazioni.

Tu votavi in politica?

Sì, votavo.

Tenevi in considerazioni le posizioni dei partiti in materia ambientale?

No!

Il motivo?

Perché sono tutte fandonie!

Passiamo allo sciamanesimo. Dove hai fatto la tua Iniziazione?

In Amazzonia!

Come la descriveresti l’Iniziazione all’Ayahuasca?

Che non mi ha fatto niente! Fu proprio così. Non ebbi alcun tipo di effetto. Poi mi spiegarono che il nesso causa-effetto non esiste. L’Abuelo (il “nonno” Vicente Jua, maestro di Tsunki; leggi di più qui) disse: este hombre es muy resistiente. Lui soffiò poi degli Tséntsak nell’Ayahauasca e me la diede. L’Ayahuasca durò 12 ore e passai 10 ore a bestemmiare i santi europei. Vomitavo e avevo diarrea. Non riuscivo a stare in piedi. Poi ho avuto visioni tutta la notte. La foresta si era completamente illuminata, ma credo pure per il canto dell’Abuelo. Lui Iniziò a cantare i suoi Anent (canti sacri) e solo quello è come se accendesse la luce nella foresta.  Molto particolare. Lo puoi pure chiedere a Nantu. Era incredibile quell’effetto.  Come cantava lui l’Anent…, sembrava si accendesse la luce. Sembrava tutto visibile: un po’ contribuiva certamente l’Ayahuasca e un po’ la sua voce.

Cosa ti successe durante quella notte?

Le classiche visioni, le conosci pure tu. Dopo il tremendo effetto iniziale della purificazione, in realtà non ricordo tanto bene. Quelle che mi ricordo meglio sono gli uomini con le astronavi. Poi ho scoperto che erano gli Antichi Signori [leggi qui]. Nella cosmovisione sciamanica gli Antichi Signori si rifugiarono sulla terra inseguiti da predatori cosmici. In realtà avevano una forma di rettile ed erano abbastanza grandi, dovevano essere i dinosauri, come li conosciamo poi oggi. I predatori cosmici non riuscirono a scovarli e decisero di prendere forme più piccole per nascondersi, decisero di nascondersi in animali più piccoli. Sono nel DNA e vivono a livello della colonna vertebrale.

Poi la connessione con il tutto mi è rimasta molto impressa. Questo senso di assenza di divisione. Non c’è una divisione tra gli esseri. L’apparizione della ragnatela, la matrice che mantiene in piedi la realtà. Ognuno di noi è un punto di questa ragnatela e siamo tutti quanti interconnessi. Tutti gli esseri tra di loro sono interconnessi. Alcuni sono più distanti l’uno dall’altro, ma questo è solo perché due punti della ragnatela possono essere più vicini e due punti più lontani. Ne avevo avuto esperienza prima, per via di un’altra pianta di potere che non era l’Ayahuasca.

Quindi anche altre piante di potere possono dare rivelazioni simili?

Per la mia esperienza le piante di potere ti mettono alla prova, come fanno gli Spiriti in genere. Soprattutto quelli potenti come le piante di potere. Ti attaccano sulle paure, sulle debolezze. Una volta che tu superi questi punti, cioè superi la paura e la debolezza allora dimostri a loro che sei intenzionato a proseguire e andare fino in fondo, allora ti mostrano visioni più importanti. Possono darti visioni che riguardano segreti della natura, del cosmo. Anche i funghi mi avevano mostrato la ragnatela e l’interconnessione.

Come ti sei sentito durante quell’esperienze?

Sono sempre andato a cuor leggero in tutte queste esperienze. Mi sono sempre buttato dentro senza mai pensarci troppo. Non ho mai avuto problemi, né emotivi, né psicologici, di nessuna natura. Non ho nemmeno sofferto fobie, soprattutto con quelle potenti. Con quelle meno potenti magari qualche fobia mi prendeva. Mi sono sempre sentito benissimo al di la degli effetti fisici, che sono quelli che ti fanno stare male. Non mi sono mai sentito triste o abbattuto.

Dopo l’esperienza con l’Ayahuasca, è cambiata la tua visione di natura?

Sì, certo! Innanzitutto, ho capito perché ci andavo sempre. Perché la natura da un sacco di insegnamenti e al di la della pace che uno ci può trovare e al di la del grado di consapevolezza che uno può avere, uno può avere una consapevolezza più ampia rispetto a quella di un altro, quindi uno ci trova la cosiddetta pace interiore. Io ero attratto dalla natura ho capito in seguito all’Ayahuasca, perché in realtà cercavo gli spiriti, cercavo la loro guida ed il loro consiglio. Volevo capire e solo stando in natura puoi percepire gli spiriti in maniera completa. Sono più facili da vedere, sono più potenti, è il luogo in cui abitano. Poi lo straordinario potere degli alberi, poi solo dopo ho scoperto che erano abitati da Spiriti chiamati dalla mia tradizione Pásuk, la gente delle piante.

Collabori durante i lavori sciamanici con i Pásuk?

Sì, si fanno nella tradizione Shuar. Si fanno sia lavori iniziali che più profondi. L’approccio con i Pásuk non è immediato, c’è tutto un percorso per imparare a relazionarsi con loro. Prima c’è un approccio con i loro attrezzi, utensili, di questi spiriti. SI acquisisce dimestichezza con questi e poi magari si fa una conoscenza degli spiriti stessi.

Come è cambiata la tua relazione con la natura?

Innanzitutto, ha avvicinato il mio cuore alla natura. Prima la cercavo, mi piaceva, ci stavo bene dentro, però non avevo compreso che ci dovevo mettere il mio cuore dentro. In questo senso è cambiato molto. Magari faccio le stesse cose, quando vado a passeggiare porto una busta per raccogliere i rifiuti. In questo non è cambiato. Anche prima rispettavo la natura, però è cambiata la percezione che ho nel cuore della natura. Questa è una cosa che non si può spiegare in altro modo. O la provi, o la provi.

Adesso passi più tempo in natura?

Forse passo lo stesso tempo, ma la qualità è diversa. L’impiego del tempo che ne faccio è diverso. Magari una curanderia la faccio in natura, quindi devo fare più lavori. Oggi, difficilmente vado in natura per la passeggiata, faccio sempre un lavoro sciamanico.

Quindi per le guarigioni sciamaniche vai in natura?

La guarigione sciamanica in natura ha molto più potere, qualunque essa sia. Quindi qualsiasi lavoro sciamanico se lo puoi fare in natura, è molto meglio. Se poi non c’è possibilità, un po’ perché gli occidentali soffrono il freddo o non puoi dirgli di stare fermo sotto la pioggia, sdraiato sul tappetino mentre ti faccio la cura… è un limite che non abbiamo noi curanderos, ma ce l’ha un paziente occidentale.

Fai donazioni per la natura ora?

Sì, dono a varie associazioni, come WWF e Greenpeace. Mi è stata insegnata l’importanza delle compensazioni, no? Quindi restituire i doni alla natura, se uno non lo può fare utilizzando una via, ne trova un’altra. Donazioni a queste associazioni è un modo di compensare. Se devi compensare qualche azione sbagliata o perché gli spiriti ti indicano che facendo questa donazione compensi qualche tuo comportamento anomalo, lo fai. Sono molte più di prima. Prima non sapevo perché, adesso lo faccio con una consapevolezza diversa, agli Spiriti della natura.

Adesso voti?

Non vado proprio a votare. Questa è una cosa che è cambiata 😉 Purtroppo non ha più senso.

Secondo la tua esperienza è diverso prendere Ayahuasca in Amazzonia, rispetto che in Europa?

Sì, certamente. Quello lo puoi spiegare solo ad un praticante. Nel senso che se tu sei lì, sei nella casa dell’Ayahuasca, che è uno spirito dell’Amazzonia. Quando tu lo porti qui, si adatta e cerca di adattarsi, non è nel suo ambiente. In Amazzonia esprime tutto il suo potenziale, non c’è niente da fare. Dal punto di vista occidentale, puoi pensare che lì trovi la pianta fresca. Dal punto di vista scientifico le visioni sono più potenti perché la pianta è fresca e il principio attivo è più alto. Dal punto di vista sciamanico vedi che lo spirito è a casa sua, nel suo ambiente, quindi lavora molto meglio.

Cosa ne pensi dell’uso dell’Ayahuasca fai da te per sballarsi o comunque senza guida e preparazione?

L’uso ricreativo è da evitare, di tutte le droghe. A meno che non la circoscrivi nell’ambito rituale. Se proprio vuoi farne un uso ricreativo, comunque va circoscritto all’ambito rituale, quindi consapevole. Magari lì puoi ottenere qualcosa e comunque mostri rispetto allo Spirito della Pianta. Ad ogni modo sconsiglierei a tutti l’uso ricreativo. Secondo la tradizione Shuar, la prima volta che prendi l’Ayahuasca è possibile che incontri l’Arutam. Questo deve essere per forza spiegato e guidato da uno sciamano. La pianta va presa sotto la guida dello sciamano, fosse anche solo per questo motivo.

Adesso ti devo chiedere che cos’è l’Arutam?

L’Arutam nella tradizione Shuar è una sorta di anima aggiuntiva che ci viene donata dai nostri antenati. In una visione antropologica della cosa, in termini che la gente è più abituata a sentire, l’Arutam è come un animale di potere. L’Arutam è però molto più potente. Questa è una semplificazione per rendere la cosa digeribile agli occidentali. [Leggi di più qui]

Mentre in maniera non digeribile cosa puoi dire?

La ricerca dell’Arutam è un rituale che si compie nella vita quando la si vuole cambiare, quando pensi che sia giunto il momento di cambiarla. Per un qualsiasi motivo che sia serio od importante. Va bene anche se sei completamente disperato, va bene anche se sei completamente malato e povero. Allora l’unica cosa che ti può salvare e aiutare a cambiare la vita, è un Arutam. L’Arutam è uno spirito che ci viene donato dagli antenati, se ne prendi il potere e lo riesci a conquistare e gestire, la vita te la cambia completamente. A me l’ha cambiata 3 volte, perché l’ho fatto 3 volte. Posso testimoniare per esperienza diretta. Anche la prima volta, non sapevo che diamine fosse, l’ho fatto in Amazzonia. Me l’ha cambiata e basta e non avevo idea di cosa potesse essere una ricerca dell’Arutam.

Come te l’ha cambiata?

Mi ha fatto diventare un curandero. Più lampante di questo.  Ero una persona comune, non lo volevo nemmeno fare, non l’ho scelto io. Ero in Amazzonia per fare esperienze, volevo diventare tutto nella vita meno che curandero. Lo sai no, come funziona. Se poi ci pensi ti viene da dire “Chi me l’ha fatto fare!”. Se mi facevo i fatti miei. Perché molti sacrifici che si fanno, lo sai benissimo, si fanno per fare il curandero e non per te stesso, ma per gli altri. Sacrifici, astinenze, ricerca di potere, studi, fai… una vita ritirata per molti periodi dell’anno. Quando poi hai la possibilità di essere sociale lo sei, però le occasioni sono meno. Cambia!

Quale è il ruolo dello sciamano in tutto questo? In particolare, nell’Iniziazione.

Il ruolo dello sciamano è fondamentale perché gli Spiriti sono come persone, se vuoi interagire con una persona ci interagisci solo se la conosci. Lo sciamano ti presenta gli spiriti, una volta che ti ha presentato la persona dell’Ayahuasca, tu vuoi interagire, lei ti accetta, non ti crea complicazioni, danni. Se ti approcci senza presentazione i rischi sono molti, perché gli potresti mancare di rispetto in vari modi. Allo spirito non interessa niente se tu sai o non sai.

Hai menzionato il rispetto molte volte. Sembra una componente fondamentale del lavoro sciamanico.

Uhm, è una cosa fondamentale nella vita, quindi, di conseguenza, anche nello sciamanesimo. Rispetto significa dare la dovuta importanza a quello che si fa. Se tu dai la dovuta importanza a quello che stai facendo, puoi tranquillamente usare l’Ayahuasca per scopo ricreativo, ma devi essere consapevole di quello che stai facendo e devi dare la giusta importanza allo spirito.

Ultima cosa! Cos’è che ti ha spinto a continuare con lo sciamanesimo?

Più che quello che mi spinge a continuare è quello che mi spinge a non andare via. Perché se penso a smettere di fare sciamanesimo, penso, ma poi che diavolo faccio. Non saprei che cosa fare. Se penso ad altro non ho un’alternativa.

Pinchu, il falco del carso


Churuwia (in lingua Shuar), detta anche “aguila arpía” (Harpy Eagle). È Pinchu in una delle sue varie manifestazioni 😉

 

[Questa è la prima delle interviste di Marco Tuna, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Alessio “Pinchu Churuwia”, apprendista e curandero]

Vai con la tua memoria a prima della tua Iniziazione all’Ayahuasca. Come avresti definito la natura?

Prima dell’Iniziazione o prima di aver fatto sciamanesimo, difficile distinguere, ti avrei risposto che la natura era un sistema complesso di organismi e microorganismi che venivano fuori, venivano generati da un serie di miriadi di intrecci chimici e fisici e che per una questione dovuta alle leggi della chimica e della fisica, quasi del tutto casuale, avevano generato sulla Terra, perché c’erano le condizioni di proliferare, del proliferare della vita e di creare questo complesso ordine che è la Natura e l’equilibrio che aveva creato la natura. Perché la Natura è sulla Terra, dove c’erano le possibilità per svilupparsi.

In quel periodo li, il tuo rapporto con la natura, la tua connessione con la natura, com’era?

Avevo piacere nello stare nei luoghi naturali o nell’andare a visitare luoghi naturali perché, spesso in questi luoghi potevi trovare delle sfide che nei luoghi civili non trovavi più. Non solo, diciamo, fisici (quelli si possono trovare nell’ambito civile), ma proprio di sfida con la natura, che è un sistema che ha un suo equilibrio e che in alcune situazioni, soprattutto quelle più distanti da tu che vivi in città, non è facile stare. Io quando era ragazzo ho fatto sia arrampicata sportiva, sia immersione subacquea, o sci. Quindi andavo da zone dove c’erano montagne e ti dovevi confrontare con una natura diversa, quindi con una condizione della natura diversa, oppure sott’acqua, e quindi una situazione ancora diversa. Il mio approccio era un po’ quello.

Un approccio della sfida adrenalinica sportiva?

Si, anche se non era legato allo sport come agonista, ma per una questione personale: “Se io vinco questa sfida, poi sono in grado anche nella vita di vincerne altre”. Veniva vista come una sorta di misurazione della capacità di adattamento.

Che cos’è una cerimonia di iniziazione all’Ayahuasca?

Da un punto di vista pratico è molto semplice: significa bere la pianta dopo alcune ore in cui non si è mangiato o bevuto nulla. Da un punto di vista proprio pratico e materiale. Però dal punto di vista di quello che realmente equivale la cerimonia di Ayahuasca, che di solito viene fatta in gruppo, ma può anche essere fatta singolarmente, però in gruppo è anche meglio. Si tratta di un momento in cui vieni presentato a quello che nella tradizione sciamanica è uno spirito molto potente, come fosse una persona molto potente, molto saggia e molto potente. Tu vieni presentato tramite lo sciamano che fa da mediatore e è il primo passo per entrare in contatto con questo tipo di spiriti, che però implica anche entrare in contatto veramente con tutta la tradizione che è legata a questo tipo di spiriti. Inizialmente si parla di contatto con l’Ayahuasca, ma quando entri in contatto con essa, in realtà stai cominciando ad entrare in contatto con tutta la tradizione legata ad essa. Anche se non te ne accorgi subito, ma è una cosa che capisci dopo.

Quindi lo sciamano fa da mediatore?

Si!

Nel caso non ci fosse lo sciamano e tu comunque prendi la pianta?

Allora, questo tipo di approccio, rischia di avere dei contraccolpi, se cosi vogliamo chiamarli, perché in realtà tu stai acquisendo la pianta da un punto di vista chimico e fisico, ma non è detto che tu entri in contatto con il potere e lo spirito della pianta, perché potrebbe la pianta non volerlo fare. Il problema è che però tu, comunque alterando la tua coscienza, potresti entrare in contatto con altre entità che potresti scambiare per lo spirito della pianta, il quale invece potrebbe dirti o indicarti cose errate e quindi in realtà rischi di avere degli effetti legati alle visioni, alle percezioni che hai, sfalsati. Alcuni effetti chimici e fisici rimangono, quindi alcuni effetti di purificazione della pianta rimangono, positivi, per esempio la disintossicazione da alcuni tipi di droghe che creano assuefazione, (secondo alcuni studi c’è questo aspetto, ma ancora non completamente provato). Tuttavia, ci sono anche dei contraccolpi negativi. Per esempio, potresti avere l’impressione di aver compreso alcune cose, ma in realtà questo ti porta solamente a fare delle scelte che alla fine ti danneggiano nella vita reale. Superata la cerimonia, quando tu decidi di agire sulla vita reale, potresti in realtà non agire dove dovresti, oppure agire in maniera che ti danneggia, invece che a tuo vantaggio.

Riesci a descrivermi cosa succede durante la cerimonia?

Prima c’è di solito un periodo in cui si sta senza bere e in digiuno, qualche ora prima si può fare un pranzo leggero, ma la prima volta può anche non esserci il pranzo, dipende dalla situazione. Di solito lo sciamano ti parla della tradizione a cui lui è legato ed è legata la tradizione dell’Ayahuasca e ti può anche raccontare dei miti che riguardano o la cerimonia o la tradizione sciamanica. Subito dopo c’è il momento in cui lo sciamano “cura” l’Ayahuasca, quindi nella tradizione Shuar lancia i suoi Tséntsak nell’Ayahuasca e poi ti fa prendere la pianta.

Cosa sono gli Tséntsak?

Nella tradizione Shuar, Tséntsak sono spiriti che vengono acquisiti con un addestramento e che vengono donati dalle piante e che sono spiriti che hanno una particolarità che una volta acquisiti rimangono dentro la persona, nello stomaco. Infatti, hanno anche una componente materiale che vive nello stomaco dello sciamano o della persona che è stata addestrata, lo Tséntsakero. Quando si vuole attingere di nuovo a questo potere, lo sciamano risveglia i suoi Tséntsak o li nutre sia con l’Ayahuasca (utilizzata anche per questo motivo), oppure li risveglia con l’odore dell’Ayahuasca e ritira su dallo stomaco questo potere che sale su come una bava e arriva fino alla bocca. Quella è la bava degli Tséntsak, dove esse si moltiplicano e poi lo sciamano soffia questo potere sull’Ayahuasca che in pratica cura la pianta. Questo collega il potere della pianta con il potere dello sciamano e della tradizione e suggella anche l’Iniziazione. Infatti, è un’Iniziazione perché c’è un collegamento tra l’Ayahuasca e lo sciamano e i poteri degli Tséntsak. Gli Tsentsak dello sciamano vengono passati da sciamano in sciamano quindi sono Tséntsak che vengono da una tradizione antichissima di migliaia di anni fa e che sono stati tramandati continuamente durante i secoli. Quindi mantengono il contatto con tutta la tradizione precedente.

Cosa succede dopo che l’Iniziato prende Ayahuasca?

Dopo che l’iniziato ha preso l’Ayahuasca si aspetta un 15 minuti / mezz’ora finché la pianta fa effetto. Si aspetta in una zona semi-buia o buia, perché la luce da fastidio e dopo un po’ la persona dovrebbe cominciare a sentire un’alterazione dei propri sensi come se, loro dicono, si sente “borracha”, ubriaca. La persona potrebbe cominciare ad avere delle visioni. Queste visioni possono essere o che comincia a vedere ad occhi chiusi come dei segmenti o linee colorate che si muovono, all’inizio, oppure può cominciare ad avere delle visioni vere e proprie più complete. All’inizio uno può avere delle visioni, noi che non siamo abituati (noi Occidentali), possiamo avere delle visioni leggere o accennate e poi invece durante il corso della cerimonia possono crescere e diventare delle visioni più forti, più nette, più nitide. Quando cominciano queste visioni, la persona che era seduta, si distende, e quello che si sperimenta è che, all’inizio soprattutto, la persona non ha il controllo di queste visioni, non riesce a controllarle, può vedere delle cose e avere fatica a seguirle che subito la visione cambia e ne cominciano delle altre. Oppure può sentire dei suoni che però non ci sono nell’ambiente, oppure sentirli più forti, oppure cambiano, e cambia anche la visione. Oppure ci sono dei suoni che arrivano dall’esterno ed entrano nella visione e quindi si mischiano, ma tu non riesci a controllare la cosa, va tutto per conto suo. Questo effetto va a onde. Uno comincia ad avere delle visioni, le visioni diventano forti, poi si placano un attimo e poi ricominciano così… Fanno un effetto di “Mar reacion”, come il movimento del mare che si alza e si abbassa. Durante queste transizioni è possibile che ci siano degli effetti fisici, che la persona debba vomitare, questo poi alza il potere quindi le visioni diventano più forti. Oppure la persona deve andare in bagno perché ha delle scariche di diarrea. La persona può avere delle difficoltà perché si sente come ubriaca, questi effetti fisici fanno parte della purificazione della pianta che si hanno a seconda della quantità e permettono di eliminare alcune tossine del corpo e vengono utilizzati (questi poteri purificatori) in alcune cerimonie anche solo per fare questo, come aspetto di curanderia (curanderia è la cura sciamanica). Successivamente all’interno di queste visioni si possono avere anche dei dolori su alcune parti del corpo che sono i punti dove il nostro potere è bloccato o c’è una tensione emotiva molto forte che si è accumulata, allora sentiamo il dolore perché in realtà è la pianta che cerca di sbloccare questa tensione, questo potere bloccato, fa sempre parte della cura della pianta e i nativi, molti di loro, cantano durante la cerimonia perché cantando aiutano a far lavorare meglio la pianta, a far scorrere meglio il potere della pianta e a sbloccare il potere.

Cambia la tua identità personale in tutto questo?

Ci possono essere degli effetti. Puoi sentire le tue parti del corpo in maniera completamente diversa da come le senti di solito, o perché hai una sorta di shapeshifting (cambio di forma), quindi le senti come una parte del corpo di un animale, o perché senti più parti del corpo, come un animale con più appendici. Ti senti come un polipo, ma tu non hai 8 braccia in realtà! Cambia la percezione del corpo, oppure puoi avere una percezione del corpo alterata, come una sorta di smembramento e quindi sentire le parti del corpo divise. O separate, che tu salti da una all’altra, oppure puoi avere difficoltà a percepire chi sei e dove ti trovi. Questo è più difficile, ma può capitare. Di solito con l’Ayahuasca hai sempre una coscienza di dove stai, una coscienza ce l’hai, ma con una percezione molto alterata. Puoi avere visioni di spiriti che ti fanno vedere delle cose o ti fanno provare sensazioni particolari o ti portano in luoghi dove la fisica sembra che funzioni diversamente, oppure dove hai una percezione di caldo e di freddo differente da quella di dove ti trovi in quel momento.

Ed il tempo?

Puoi avere addirittura una percezione del tempo modificata, come se tu fai un’azione, ma sei convinto di averla già fatta. Oppure fai un’azione, fai delle azioni, tipo vai in bagno e torni dove stavi prima, ma sei convinto di non essere andato in bagno. Oppure ritorni in bagno, ma ti ritrovi invece nel posto dove stavi nel tuo sacco a pelo. Quindi puoi avere un effetto di confusione, di percezione alterata. Percepisci in maniera diversa il passato ed il presente. Questo è difficile, ma può capitare.

Poi però potresti avere delle percezioni, soprattutto alla fine, quando le visioni scendono, di una consapevolezza più ampia, rispetto a quella che hai normalmente, quindi avere delle intuizioni su aspetti della tua vita e su legami o su aspetti della tua quotidianità e sui rapporti con gli altri. Puoi avere delle intuizioni, per cui, finita la cerimonia, puoi fare o decidi di fare dei cambiamenti nella tua vita che si solito sono positivi. Questa sorta di intuizioni ce le hai verso la fine, perché l’Ayahuasca ti tiene sveglio, quindi tenderai ad addormentarti molto tardi. Le visioni finiscono, ma la coscienza è allargata. Capisci delle cose per cui poi cambi la tua vita con esiti positivi. Questo succede varie volte, per esperienza personale.

Sperimenti un senso di connessione, in generale?

In realtà quando tu prendi Ayahuasca e passi in uno stato di coscienza alterato, cominci a percepire e sentire le connessioni e le interconnessioni che tu hai con tutto l’ambiente che ti circonda. Con le persone, con la nature, con gli esseri viventi, con le cose, con gli ambiti della tua vita, con gli organi del tuo corpo, quindi nel momento in cui percepisci…puoi anche vederli, come fili che collegano le persone tra loro o le persone con la natura, ecc. Quando vedi o percepisci queste connessioni ti rendi conto del fatto che in realtà c’è una connessione molto più ampia di quella che riesci a vedere o percepire solo a livello materiale. Siccome non ne vedi una fine, perché sono tante e se ne provi a seguire una vedi che poi si districa all’infinito o quasi, perlomeno non ne vedi una fine, riesci a percepire la connessione con tutto l’universo, perché in effetti la connessione è con il tutto. Parte da te e uno po’ di qua e un po’ di la…ti trovi nel tutto.

Come cambia la tua definizione di natura?

Dopo questa esperienza, la natura diventa un gruppo di coscienze, di consapevolezze che sono strettamente collegate con loro, tra loro e con noi. Perché noi veniamo dalla natura e viviamo in essa, nel mondo in cui stiamo. Tutto questo sistema vivo e consapevole è vivo e pensa, molto di più di quanto tu potresti credere, apparentemente. Tutto questo sistema di interconnessioni, è molto più ampio di quello che ci possiamo immaginare, e in realtà ha a che fare, in generale, un po’ con tutto il sistema del pianeta Terra. Non è solo un sistema di un ambito locale, o circoscritto, si manifesta in maniera diversa a seconda della zona del pianeta Terra e dei climi, ma è una connessione che ha a che fare con tutto il pianeta.

La connessione va anche al di la del pianeta?

Quella che va al di la del pianeta, tu la percepisci di meno, ne percepisci di meno, perché la senti di meno, eccetto per quelle con cui tu sei in contatto più diretto. Nel nostro caso il Sole e la Luna, essendo parte del sistema solare, la connessione è forte. La Luna influisce sulle maree, quindi la connessione è forte. Il Sole regola le stagioni ed è fondamentale. Le altre (connessioni) ci sono, ma le sentiamo di meno, ovviamente. Ci sono però ce ne accorgiamo di meno. Sembrano in secondo piano, ma ci sono.

Il tuo rapporto con la natura come è adesso?

Il rapporto con la natura, a questo punto, è un rapporto come con i padroni di casa. Quando tu sei in natura, sei ospite di persone che ti stanno accogliendo e quindi quando tu sei ospite di persone che ti stanno accogliendo, hai una certa cura. Quando vai a casa di altri e sei ospite hai una certa cura di dove stai e delle persone che ti stanno accogliendo. Anche, ovviamente, quando abiti in zone vicine alla natura, loro sono vicini di casa e quindi tu cerchi di mantenere un buon rapporto con i vicini di casa. Quindi il tuo rapporto con la natura diventa un rapporto con altri esseri viventi. Cerchi di mantenere un buon rapporto e di avere uno scambio, mantenendo un rispetto per la natura e per gli abitanti e gli esseri che ci abitano.

Cosa della cerimonia cambia il modo in cui vedi la natura? Un po’ hai già risposto, ma vuoi aggiungere qualcosa?

Ci può essere anche un altro aspetto. Spesso la mancanza di connessione che si ha con la natura è una mancanza di connessione che si ha anche con le altre persone e la si ha perché in qualche modo si vede una propria importanza personale riferita alla propria persona o al proprio ego che quindi viene in primo luogo. Il resto, quindi anche la natura, in secondo luogo. Perciò viene considerato di minore importanza, ma semplicemente perché si da troppa importanza alla propria persona. Nel rito di Ayahuasca, può apparire, e questo può essere all’inizio un po’ spaventoso, ma nel senso che ti scombussola, ti scuote, perché non ci hai mai pensato, perché in qualche modo perdi o potresti perdere alcune illusioni… ti cominci a vedere come sei realmente, cioè molto più piccolo e meno importante di quello che ti credevi prima. Questo ti può scuotere, ma poi ti permette di andare dalla parte opposta e di crescere. Perché inevitabilmente ti permette di dare il giusto valore alle cose intorno a te, dopo che lo hai dato a te.

Adesso qualche domanda semplice sul tuo comportamento nei confronti della natura. Da prima a dopo è cambiato il tempo che spendi in natura?

Diciamo che per varie ragioni puoi cominciare a preferire di passare più tempo in natura. Per me è stato così. Io vivevo a Milano e passare tempo in natura era difficile perché dovevo uscire dalla città e perdere tempo e questo è complicato, per traffico, ecc. Adesso invece vivo in Friuli Venezia Giulia e la casa dove sto è attaccata al bosco.

La pratica sciamanica ti ha spinto a questa scelta?

Assolutamente si! Perché qui possono raggiungere i posti naturali in maniera molto più veloce, molto più semplice e ci sono dei bei posti.

Fai donazioni per la protezione della natura? Per esempio, ad organizzazioni come il WWF?

In realtà cedo il 5/1000 a Survivor che si occupa di nativi, di varie culture. Quindi legato alla sopravvivenza dei popoli che hanno culture sciamaniche antiche, quindi che mantengono la tradizione e il rapporto con la natura che hanno questi popoli. Tutto è collegato, è un aspetto diverso, ma collegato, è sempre un approccio alla natura.

Donavi anche prima?

No, assolutamente no!

Sei direttamente coinvolto nella protezione della natura? Per esempio, fai volontariato?

Da questo punto di vista, no. Non faccio volontariato. Sebbene possa agire direttamente in natura, per cercare di tenere più pulito il posto dove vado. Raccolgo sporcizia che trovo. Facendo sciamanesimo faccio delle cure in natura, quindi porto pazienti in natura, e la natura mi aiuta nella cura. Questo viene detto al paziente, ovvero che è importante fare il lavoro in natura. Quindi il paziente percepisce il luogo naturale come importante per la sua guarigione, per il suo miglioramento. Perciò lui stesso è portato a migliorare il proprio rapporto con la natura. Quindi diciamo che agisco direttamente nel migliorare il rapporto con la natura delle persone.

Il tuo rapporto con la natura influenza la tua scelta politica?

Si, ma l’ho sempre fatto. Lo ritenevo importante anche prima, perché in Italia abbiamo un grosso problema di dissesto idrogeologico, quindi le politiche ambientali sono fondamentali, indipendentemente dal rapporto con la natura. Quando ti esonda un fiume e ti allaga una città, puoi anche non avere rapporto con la natura, ma finisci male. Quelle erano importanti anche prima. Anche prima ritenevo che mantenere un buon equilibrio con la natura fosse importante per la civiltà, anche urbana. Adesso ha un’importanza in più.

Il tuo rapporto con la natura influenza le tue relazioni con altre persone?

No, non particolarmente. Non è una prerogativa. Non evito altri, diciamo che se una persona è meno attenta glielo faccio notare. Prima ci passavo sopra, adesso cerco di far capire anche all’altro quello che ho compreso. Ma non lo puoi obbligare, questa è una cosa che uno deve comprendere. Obbligando, non entra niente. Viene fatto facendogli fare azioni. Ad esempio, di provare a vedere che succede facendo azioni diverse. L’azione può sempre far cambiare, ma non quella imposta ed obbligata, perché potrebbe reagire anche peggio.

 

Il mio nome è Legione, perché siamo in molti

“Non avremmo religioni senza le esperienze dei loro fondatori, dei profeti, dei santi. È molto interessante che quando le religioni diventano organizzate, molto di frequente si allontanano da tali esperienze. Oggi in molte delle chiese si sentono storie di quello che è successo a gente 2000 anni fa, ma se qualcuno avesse una esperienza vera e propria come quelle che hanno ispirato le religioni, il prete medio chiamerebbe l’ambulanza, e la persona verrebbe portata dallo psichiatra e imbottita di tranquillanti.” – Stainlav Grof, M.D.  psichiatra specializzato in stati alterati di coscienza

Il titolo di questo blogpost è (auto)ironico, ed è preso dal passo del Vangelo di Marco (5,9) che tutti conosciamo:

Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Il mio nome è Legione, perché siamo in molti».

Come il demone Legione, anche noi, del cerchio, siamo in molti. L’abbiamo già annunciato in questo post, adesso riportiamo le testimonianze di alcuni che più volte hanno preso Ayahuasca. Che i missionari chiamavano “la sangre del diablo” (il sangue del diavolo), mentre “internavano” bambini Shuar nelle loro missioni, strappandoli dalle loro famiglie.

L’Uwishín non perderebbe l’occasione per ricordare quello che dice il Vangelo: cioè che, come per Legione, alla fine verremo tutti mandati in una mandria di porci che si getteranno da un dirupo 😉


Alexander Master, Gesù guarisce l’indemoniato di Gerasèni, Koninklijke Bibliotheek, l’Aia (Paesi Bassi), 1430

Una nota sulle interviste. Alcuni usano l’espressione “iniziazione” per indicare qualsiasi assunzione di Ayahuasca. Il termine è quindi usato impropriamente, in quanto si riferisce solo alla prima volta, in cui si viene “iniziati”.

Una cosa però non si può negare: al gusto dell’Ayahuasca non ci si abitua. Neanche gli Shuar ci riescono. In questo senso ogni “toma” (bevuta) è come la prima volta: rivoltante.

Bando alle ciancie e largo alle danze.

Per coincidenza il primo dei molti è anche esperto di danze irlandesi.

È lui. È Pinchu, conosciuto anche con il nome di Churuwia.

Ecco la sua intervista.

La pratica sciamanica e la connessione con la natura


@Alex Saberi, Ritual for the Light

Con grande piacere accogliamo Marco Tuna in questo blog. Durante il suo master in conservazione ambientale all’università di Wageningen, in Olanda, è riuscito a convincere i professori a fare una tesi sul legame che chi pratica sciamanesimo sviluppa con la natura. Il suo obiettivo era piuttosto ambizioso: voleva fare partecipare varie persone ad un rituale di Ayahuasca – approfittando della, almeno presunta, “apertura” olandese in materia – e intervisterle poi per documentarne gli effetti. In particolare voleva farlo con principianti, che mai avevano praticato.

È presto detto che l’intento era di organizzare un cerchio in Olanda con Tsunki.

Dopo tante peripezie – lo stavo aiutando pure io – non ci siamo riusciti. Problemi organizzativi di ogni genere e responsi oracolari negativi ci hanno fatto desistere. Però Tuna, “against all the odds”, non si è fatto abbattere, e all’ultimo un professore gli ha suggerito un’idea ancora migliore: perché non intervistare chi, del nostro cerchio, da anni pratica sciamanesimo? Così la tesi, che era in stallo da molti mesi, è stata completata e il risultato è molto più interessante di come sarebbe potuto essere intervistando degli estranei. E il nostro Tuna, che ha ottenuto il sudato master, è diventato… Mastro Tuna 😀.

Questo post, e quelli a seguire, riporteranno pezzi della sua tesi. Ma soprattutto testimonianze di molti di noi.

Mayu

Le tradizioni sciamaniche di tutto il mondo si sono sviluppate attraverso una costante collaborazione degli uomini con gli Spiriti della Natura presenti nell’ambiente in cui le varie popolazioni vivevano. In molti anni di pratica sciamanica, i membri della nostra comunità hanno incontrato e creato alleanze con questi esseri e ciò ha provocato diversi cambiamenti nella loro vita. L’esposizione alla consapevolezza di Spiriti e le relazioni instauratesi con loro, cambiano completamente il modo in cui le persone percepiscono la natura.

Così, dato che a fianco della pratica sciamanica ho condotto degli studi scientifici in materia ambientale, ho pensato di sviluppare una ricerca in cui al centro ci fosse la relazione con la natura delle persone occidentali praticanti sciamanesimo. Inoltre, con questo lavoro ho cercato di creare una ponte comunicativo tra la realtà accademica e quella sciamanica. Nella vita di molti occidentali è la scienza a stabilire cosa esiste, cosa non esiste. Inoltre, è sempre la scienza a dare spiegazioni alle cose. Per sciamani la scienza è uno spirito molto potente che permette di fare varie cose; crea una certa mappa della realtà. Però sciamani sperimentano altre mappe, sono più fluidi, quindi la scienza la rispettano, ma non si fanno comandare da essa. Per cui, data l’importanza che la scienza ha per molti, questo lavoro ha lo scopo di comunicare con loro e mostrare cosa succede quando le persone di qui (Europa, Occidente) incontrano la tradizione sciamanica, da un punto di vista accademico.

Il risultato è stato una tesi che ha fatto discutere in molti nella mia università, ma che è infine è stata accolta positivamente. Adesso, voglio condividere con voi le interviste condotte per questo studio, che includono le esperienze di alcuni dei nostri amici che formano il Cerchio del Tamburo dello Sciamano. Non commenterò le interviste e nemmeno vi presenterò l’analisi dei risultati (chi vuole può leggerla per intero qui, però è in inglese), ma vi invito semplicemente a leggere queste esperienze, come fossero una storia. Buona lettura!

P.S. Giusto per dare un po’ di contesto alle interviste, qui trovate parte dell’estratto (breve riassunto) della tesi.

L’umanità e la natura stanno affrontando una crisi senza precedenti, che secondo diversi studi può essere collegata alla disconnessione dalla natura della moderna società occidentale. Autori di diversi settori hanno dedicato sforzi considerevoli nella ricerca di percorsi per la riconnessione con la natura. Le pratiche e le esperienze spirituali hanno mostrato potenzialità nel migliorare la connessione con l’ambiente naturale.

Tuttavia, esiste una notevole lacuna nella comprensione degli effetti delle pratiche sciamaniche, catalizzatori di varie esperienze spirituali, sulla connessione delle persone con la natura. In questa ricerca, ho analizzato l’influenza di un’Iniziazione all’Ayahuasca, uno dei rituali più importanti e fondamentali delle tradizioni sciamaniche amazzoniche, sulla connessione dei partecipanti con la natura. A tale scopo, un gruppo di 17 praticanti è stato selezionato e intervistato per comprendere i cambiamenti da loro percepiti nel legame con la natura, derivanti dalla partecipazione all’Iniziazione all’Ayahuasca. L’analisi delle interviste ha rivelato che dopo il rituale ci sono stati cambiamenti nella relazione con la nature. I partecipanti, attraverso l’Iniziazione, hanno vissuto diverse esperienze, come la percezione di una realtà alternativa, l’”Altra Realtà”, in cui gli incontri “speciali” hanno cambiato la loro visione della natura. I partecipanti hanno ricevuto insegnamenti, conoscenze e potere dal mondo spirituale, che ha cambiato la loro consapevolezza e ha avuto implicazioni pratiche per la loro vita quotidiana. Nell’altra realtà, l’identità dei partecipanti passa attraverso un processo di trasformazione. Inoltre, gli incontri e le relazioni stabilite con vari abitanti della natura hanno creato legami emotivi duraturi e aumentato notevolmente il rispetto e la considerazione per la natura. Ciò ha comportato un aumento dell’empatia per tutte le forme di vita e un comportamento più responsabile e impegnato nei confronti della natura. L’Iniziazione all’Ayahuasca, condotta nell’ambito di un rituale tradizionale, è un viaggio di trasformazione ontologica, che può ricollegare la gente dell’Occidente con la natura. Pertanto, questi risultati supportano la visione che gli approcci di conservazione basati su pratiche culturali e spirituali dovrebbero essere effettivamente considerati dagli ambientalisti occidentali poiché possono aiutare a contrastare l’attuale crisi ambientale.

Marco Tuna

Tesi completa (in inglese): http://edepot.wur.nl/472319