C’è una regia occulta dietro la pandemia?

Buenas Tardes.

Ho ricevuto vari messaggi, sia pubblici che privati, tutti molto interessanti.

C’è chi crede che ci sia una regia occulta, da parte di esseri, quindi, potentissimi che tessono le fila della pandemia e chi, invece, più che altro ha molti dubbi; i dubbi sono sempre una buona cosa, quando uno deve decidere cosa fare. Quando uno ha già deciso, in un modo o nell’altro, cosa fare… i dubbi è meglio che li mette da parte; perché, se vai in guerra ed hai dei dubbi, qualunque sia la tua strategia, sia buona o cattiva, vai incontro ad una disfatta sicura.

Però, adesso io vorrei raccontarvi una storia; è una storia Shuar – Shuar sono Popolo dell’Amazzonia di grande tradizione sciamanica. Io sono un Uwishín Shuar, uno Sciamano Shuar – e questa storia si svolge al principio del tempo, quando in un villaggio Shuar, per la prima volta… un uomo si ammalò.

Nessuno aveva mai visto una malattia, non sapevano cosa fosse un inferno ed erano molto spaventati, naturalmente, tremendamente spaventati e si misero a discutere su cosa fare. Sapevano che c’erano due Uwishín nel territorio e, gli Uwishín, si occupano di cose misteriose; niente era più misterioso di questa malattia e, quindi, pensarono: “dobbiamo chiamare uno di loro”.

Non potevano chiamarli tutti e due, perché i due Uwishín, che si chiamavano Kaya e Titikréaz, non si amavano tra di loro.

E, allora, stanno a discutere su chi chiamare, non riuscendo a decidersi – non avendo neanche gli elementi – andarono al fiume, presso una cascata e interrogarono Arútam – cioè Arútam è un Grande Potere Divino che si esprime, in questa realtà, in molte forze diverse che sono gli Arútam; che hanno, però, tutte la stessa Potenza divina dentro. Qui, non viene detto come si manifesta Arútam, soltanto Arútam – e Arútam dice: “Chiamate l’Uwishín Kaya, per risolvere vostri problemi. Non chiamate, invece, Titikréaz che è vostro nemico”. Tutto qui.

Allora, decidono che devono chiamare Kaya ma devono mandare un messaggero – visto che non c’era ancora What’sapp – e c’era un ragazzo, nella tribù, che si vantava di saper correre meglio di chiunque altro. Si chiamava Sesénk.

Era uno piuttosto fanfarone che faceva abbastanza lo spaccone, però, quelli che hanno questo atteggiamento, spesso, conquistano la gente e, quindi, si convincono a mandare lui ma – ahimè – lui non correva affatto veloce come diceva; era un millantatore e per di più, quando si trovava di fronte ad un ostacolo, come un tronco caduto, una roccia – e nella Selva è pieno di questi ostacoli, tronchi caduti specialmente, ce ne sono un sacco – lui doveva sempre girargli intorno, perché non era capace di saltare. Quindi, non potendo saltare e dovendo girare intorno ad ogni tronco caduto etc, ci metteva un sacco di tempo e, perciò, Kaya non arrivava.

E la gente comincia a diventare nervosa e, qualcuno, comincia a dire: “vedete questo è un segno degli Dei, non dovevamo chiamare Kaya, abbiamo sentito male alla cascata” e altri dicevano: “non è vero, bisogna che abbiamo pazienza”.

Però, intanto, si stava ammalando altra gente e, quindi, la situazione diventava sempre più disperata. Non sapevano assolutamente cosa fare e, ad un certo punto, dicono: “sentite, chiamiamo Titikréaz, qui perso per perso… qualcosa dobbiamo pur fare”.

E allora, questa volta, cercarono di non affidarsi ad uno spaccone e scelsero, invece, un giovanotto, un altro giovanotto che si chiamava Tinkisháp e che si diceva sapesse correre molto bene. Mandarono Tinkisháp il quale, effettivamente, correva veloce e saltava e correva di corsa e balzi … come un saltamontes – come una cavalletta – e quindi arrivò prestissimo da Titikréaz e lo riportò indietro, perché Titikréaz fu ben felice di venire ad aiutare gli uomini.

E quando Titikréaz arrivò preparò il Natém – cioè l’Ayahuasca. la Pianta Sacra Visionaria dell’Uwishín – bevve l’Ayahuasca, chiamò i suoi Spiriti aiutanti, i suoi Tsèntsak e, poi, cominciò a soffiare gli Tséntsak – ffffuuuu – sul corpo dell’infermo. E soffiava gli Tsèntsak sul corpo dell’infermo e, poi, pronunciò queste parole: “d’ora in poi, gli uomini si ammaleranno da bambini; e si ammaleranno da grandi; e si ammaleranno da vecchi; e si ammaleranno, perfino, nel grembo della loro madre. Así es”.

Appena ebbe pronunciato queste parole comparve sulla porta Kaya che, finalmente, era arrivato – l’altro Uwishín – che vedendo quello che accadeva esclamò: “Cos’è mai questo?” e, detto ciò, si trasformò in un pietra, una piedra negra – una pietra nera.

A quel punto, Arútam parlò di nuovo e disse: ”Se aveste avuto la pazienza di aspettare Kaya e Kaya avesse fatto lui, la celebracion chamanica – rito sciamanico – gli uomini non si sarebbero più ammalati, ne sarebbero morti. Sarebbero stati forti come una pietra, forti come la piedra negra – la pietra nera – ma siccome è stato Titikréaz, il vostro nemico, a fare la sesion chamanica, allora, d’ora in poi, come lui ha detto, vi ammalerete a tutte le età e quando troverete la cura per una malattia, ne verrà una nuova e, quando avrete curato anche quella, ne verranno altre. Ed ogni volta che qualcuno morirà di malattia, gli uomini si incolperanno, gli uni con gli altri, di aver fatto una brujeria – una stregoneria – contro la persona che era morta e, così, alle malattie seguiranno dissidi e guerre”. Cosí fu detto.

Gli Shuar erano piuttosto frustrati e, dovendo sfogare la loro frustrazione su qualcuno, se la presero, innanzitutto, con il povero fanfarone di Sesénk – che si era vantato di saper corre come, invece, non sapeva fare – e lo riempirono di botte, gli diedero tante di quelle botte che si trasformò in un unico livido e, quest’unico livido, diventò un coleottero negro – un coleottero nero – che si chiama Sesénk in lingua Shuar e che vive nei tronchi marci, quelli che lui… non sapeva saltare.

E poi, se la presero, naturalmente, anche con Titikréaz – l’Uwishín cattivo che li maledetti – e cominciarono a pestarlo, a colpirlo, a prenderlo a calci, a pestarlo  sotto i piedi e lui, per sfuggire al massacro, si tramutò in una langosta – in una locusta, una cavalletta che  ha, sulle zampe dietro, dei lunghi aghi che la proteggono e, come cavalletta riuscì a sfuggire ai colpi e poi a saltare e volare via.

E pensò: “io son dovuto diventare una locusta, per scappare ma come langosta io chiamerò, mi moltiplicherò e chiamerò tutte le altre langostas e, come sciame di locuste, noi potremo calare sulla vegetazione dove vivono gli uomini e divorare tutto e provocare grandi carestie; così avrò trovato un nuovo modo di colpire l’uomo che è mio nemico”.

E, intanto, Tinkisháp – il ragazzo che era riuscito a chiamare Titikréaz – ha pensato: “non vorrei adesso, vista la mala parata, che se la prendano anche con me perché ho portato qua Titikréaz, lo sciamano cattivo”. E, quindi, pensò bene di scappare via prima che se la prendessero anche con lui; e scappò via saltando, saltando e correndo molto veloce, tanto che si trasformò in un grillo.

Ecco, questa è la storia. Come i Padri l’hanno raccontata a me, così, io la racconto a voi. Esto solo es.

Non mi piace commentare i Miti, però, vorrei far notare soltanto che lo sciamano cattivo Titikréaz – anche se non è proprio un rettiliano, magari un insettiano, una grossa locusta – non è un essere superiore, no? Viene anche pestato. Il suo Potere non sta nell’avere capacità divine, in modo da fare andare tutto come sta nei suoi piani. Il suo Potere sta nello sfruttare le occasioni. Vedete che lui sfrutta la malattia per fingere di curare gli uomini e maledirli. Sfrutta il fatto che si siano affidati ad uno spaccone come Sesénk e che, quindi, Kaya sia in ritardo e poi, perfino, quando viene pestato… sfrutta il fatto di dover diventare, per disgrazia, una locusta; in modo da trovare un altro modo per perseguitare i suoi nemici.

Il vero Potere…

Vedete, voi potete credere che gli esseri potenti della terra, magari malvagi, abbiano poteri soprannaturali e dirigano tutto dietro le quinte come fossimo marionette.

Ripeto, ci vogliono poteri soprannaturali per questo, perché gli uomini, quando fanno questo, semplicemente le cose non vanno mai per il verso giusto; e, quindi, non accade mai – la cosa ti sfugge di mano – non accade mai quello che avevi preventivato.

Allora, puoi credere che loro hanno poteri soprannaturali ma se tu credi questo…diventi una vittima, vivi come una vittima.

Oppure, molto più utile riconoscere, come in questo mito, che il Potente non ha – o anche il Potente malvagio – non ha poteri soprannaturali, semplicemente sa sfruttare le occasioni; ma non sa sfruttare le buone occasioni, come tutti, sa sfruttare quelle cattive – lì è il Vero Potere – e le gira a proprio vantaggio. E ogni volta che il suo piano incontra un intoppo e va per la via sbagliata, lui sfrutta la disgrazia per una contromossa.

E’ il Potere di allearsi con la Pantera.

Ha anche un altro vantaggio che sono in pochi a farlo. Durante le disgrazie, le persone si chiudono in casa, i pochi che escono per allearsi con la Pantera, non trovano molta concorrenza.

Vorrei, la prossima volta, ritornare su questo argomento.

Per oggi basta così.

Gracias a Todo el Mundo.

Buenas Tardes.

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