Mayu Tuntíak, l’arcobaleno velenoso

“Coraggio è ciò che ti fa attraversare le paure che ti separano da ciò che ha veramente valore”

[Terza delle mie interviste, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Alessandro “Mayu Tuntíak” Bortolussi, curandero]

Ti chiedo di andare con la memoria a prima della tua Iniziazione all’Ayahuasca. Come avresti definito la natura?

È un po’ difficile dire come l’avrei definita prima. Prima di tutto perché è passato tanto tempo e non ho più la consapevolezza di un tempo, si cambia. Cerco di ricordare. Prima la natura era un posto dove mi sono sempre trovato bene, in generale, mi trovavo in pace e mi sentivo anche a casa, come mi sento a casa anche adesso. Sentivo che la natura era un posto da cui veniamo.

Che tipo di posto era?

Era la natura delle campagne della Pianura Padana. Io fin da piccolo giocavo con gli animali, a parte gli animali che stavano nella fattoria di mia nonna, ma anche giocavo con i pesci nei canali, con le api, con i fiori, con tutto quello che era a portata di mano. Mi piaceva andare nei boschi. Era sempre un posto in cui fin da piccolo mi trovavo a mio agio. Bellissimo stare nella natura. Poi crescendo ho iniziato a girare nelle montagne, a stare più vicino ad una natura più forte ed era qualcosa che per me era molto importante.

In passato eri coinvolto in attività di protezione ambientale?

Non particolarmente. Però c’è stato un periodo in cui con il prete del paese andavo in montagna con il gruppo. Era come una sorta di scout; diciamo che facevamo grandi camminate, di parecchi giorni, nelle alpi, nelle dolomiti. Lì eravamo a stretto contatto con la natura, soprattutto quella delle montagne, che a me piace molto.

Con il prete svolgevate anche attività di protezione naturale o andavate semplicemente a spasso?

Si cercava di svolgere attività di protezione.

Facevi donazioni ad enti che si occupano di conservazione ambientale?

Un tempo no.

Votavi in alle elezioni politiche?

Sì!

Consideravi le tematiche ambientaliste?

Sì.

Andiamo all’Iniziazione all’Ayahuasca. Come la descriveresti?

L’Ayahuasca è un’entità, uno spirito che viene da altri mondi e viene qui per insegnarci qualcosa, per farci da guida, ed è un maestro sostanzialmente. Questo lo so per esperienza sciamanica. Ha un suo carattere, anche alcune volte duro ed è un po’ come una grande madre severa della selva, della giungla che ama i suoi figli, ma vuole che crescano forti e sani e riescano a sopravvivere alle difficoltà della giungla. L’aspetto che assume è questa bevanda fatta da una o più piante della selva amazzonica, è la sua materializzazione. Si può parlarne molto, però è questo in poche parole.

Quale è stata la tua esperienza durante l’iniziazione?

Io l’Ayahuasca l’ho presa molte volte, e dopo un pò si dimenticano le varie esperienze. Ma, come per gli amori, la prima volta non si scorda mai. È stata forte. Ricordo che eravamo in un gruppo, non da solo, era assieme al mio maestro e anche al tuo maestro, Tsunki. Eravamo in Svizzera credo fossimo 10 persone, ricordo che lo sciamano non ci ha parlato molto. Ricordo che ci ha spiegato quali erano i cibi da evitare, le astinenze da fare per evitare effetti e reazioni indesiderati. Ma soprattutto per purificarci. L’esperienza, quando l’ho presa, come tutti sanno, ha un sapore molto amaro e pessimo che ti fa venire da vomitare. Non è una bevanda che ti piace prendere, anzi, dopo un po’ di volte ha un odore così forte e nauseabondo che vorresti evitarla a tutti i costi. Quindi non è una droga, non crea dipendenza.

Gli effetti sono cominciati ad avvenire dopo circa 45 minuti – un’ora. Tra i vari effetti ho iniziato a voler stare nel buio perché in qualche maniera diventavo sensibile alla luce, che volevo assolutamente evitare Gli sciamani dicono che lo spirito viene dai mondi sotterranei dove non c’è luce, quindi preferisce stare al buio.  L’esperienza è durata 4-5 ore, non ricordo. Ho avuto varie visioni, insomma. L’ho vista in forma di serpente che girava, si mostrava a me. Mi ha parlato. Poi quando guardavo, aprivo gli occhi, vedevo immagini della realtà diverse. Come se tutto fosse finto, una cosa molto strana. Una consapevolezza che solo in quello stato lì sembrava di essere di fronte ad un videogioco. Non so come spiegarlo. Tu sei un personaggio di un videogioco, però il videogioco non è vero. Tutto quanto ti circonda è stato creato da qualcuno, però sei sostanzialmente un personaggio che viene comandato da qualcun altro. Lì ho percepito anche la possibilità che hanno sciamani di modificare questa realtà, come se tutto ad un certo punto diventasse fluido, come se sei capace a farlo, di poter muovere le cose.

Per esempio muovere situazioni?

Situazioni, sì. Manipolare, modificare la realtà. Non è così semplice. Questo poi l’ho scoperto anche con l’esperienza sciamanica di poi, che sciamani possono farlo.

Tornando alla tua esperienza durante l’iniziazione, che visioni ti ha dato la pianta maestro?

Alcune volte comparivano dei frattali, le visioni, soprattutto all’inizio non erano visioni che controllavo. Si impara con il tempo a farlo, a fare in modo che queste visioni, che la pianta ti aiuti per quello che tu vuoi fare. L’Ayahuasca sostanzialmente è un aiutante per gli sciamani. Però come tutte le cose ci vuole una certa relazione, in modo tale che ti faccia fare quello che vuoi tu, mentre all’inizio sei in balia dell’Ayahuasca. Lei ti fa vedere quello che vuole. Un po’ come andare a cavallo, all’inizio se non sai come cavalcarlo, il cavallo ti porta dove vuole lui. Dopo un po’ con l’allenamento inizi a governare bene il cavallo, portarlo al galoppo, ecc. Le visioni potevano essere dei frattali che poi ho scoperto sono visioni che mostrano la base della realtà, lo sanno anche i matematici, scienziati. Altre visioni potevano rappresentare cose della mia vita. É passato molto tempo, non ricordo bene.

Una cosa che mi successe, è che ad un certo punto ero entrato in un “loop”, che mi sembrava di rivedere sempre la stessa cosa, più volte. Come se andavo al bagno, però lo vivevo più volte. Come in un film con Tom Cruise “The edge of tomorrow”, che è un film basato su un meccanismo narrativo in cui certe esperienze vengono ripetute più volte ed ogni volta il personaggio fa dei cambiamenti. Con l’Ayahuasca vivevo questa cosa. L’Ayahuasca mi ha fatto intuire che nella realtà profonda, il tempo che noi pensiamo sia lineare e non modificabile, in realtà il tempo è fluido. Può in certi versi essere modificato.

L’incontro con la pianta maestro ha cambiato il tuo modo di vedere la natura?

Mi è difficile rispondere a questa domanda. In realtà tutto il percorso sciamanico mi ha fatto cambiare la visione della natura. Il percorso sciamanico è iniziato prima di quando ho preso per la prima volta Ayahuasca, quindi qualcosa mi aveva già preparato, mi aveva già approfondito la conoscenza della natura. Per me la natura è qualcosa di vivo. Non è più qualcosa di inerte come prima pensavo, o qualcosa di molto distaccato da noi. Certo, con l’Ayahuasca, con la prima esperienza, ma anche le altre, ti rendi conto ancora di più, perché lo percepisci, del fatto che la natura è un luogo molto potente e vivo da cui tutti quanti noi esseri umani abbiamo origine.

Cosa intendi per vivo? Anche un biologo vede vita nella natura.

Con l’Ayahuasca ti rendi conto che le piante sono abitate da tanti esseri, esseri di vario tipo. Sciamani li chiamano Pásuk, sciamani amazzonici intendo. Possono trasmetterti insegnamenti, ti insegnano delle cose. Anche gli animali, gli insetti, i mammiferi, i rettili, ecc. Quando sei con l’Ayahuasca possono parlarti e trasmetterti cose. Ricordo ora che la prima esperienza di Ayahuasca mi faceva vedere questo. Vedevo gli alberi con un alone, con un’aura. Vedevo ben chiaramente che erano vivi, c’era qualcosa di ben di più di quello che la biologia può spiegare. La biologia analizza solo un aspetto superficiale della realtà, della natura.

Dopo che hai cominciato a vedere la natura come viva, abitata da esseri, è cambiato il tuo approccio nei riguardi della natura?

Sì, sì! Chiaramente, sto molto più attento, sto molto più attento ai posti in cui vado, ai segni che vedo. Cerco quando possibile di pulire, di non lasciare immondizie. Pulisco se qualcosa lascia della plastica. Inoltre, più di prima, quando non avevo iniziato questo percorso, io mi sento a casa. Molto di più di quando sto in città, mi ricarica. Trovo ispirazione, mi sento più radicato, “grounded” in inglese.

Per radicato cosa intendi?

È una parola difficile da spiegare, devi semplicemente provarlo. I pensieri si calmano, c’è più pace, più chiarezza. Non saprei spiegarlo a parole.

Adesso fai donazioni?

Sì, al WWF.

Sei coinvolto in attività legate alla protezione dell’ambiente?

No, non ancora, può darsi che lo faccia in futuro. Non ho avuto possibilità di farlo per via di tutti i miei impegni. Se volessi dedicarmi bene ad una cosa, avrei bisogno di tempo.

Voti alle elezioni politiche?

No, vivo all’estero da molto, quindi sono un po’ distaccato dalla politica italiana adesso.

Dimmi qualcosa in più riguardo agli insegnamenti, se tu volessi parlarne a qualcuno che non ha mai incontrato questi spiriti, come glielo descriveresti?

Non so se ne sono capace. L’ultima volta che ho provato a spiegare queste cose ad una mia ex-ragazza che voleva saperne di più, dopo due settimane da quanto ho iniziato a parlargliene mi ha lasciato, terrorizzata! Forse vorrà dire che non sono bravo a comunicare queste cose con chi ne è estraneo… Lei fa anche cose spirituali, meditazioni di vario genere, però è tutto new age… Era veramente spaventata da queste esperienze. In effetti lo sciamanesimo, quello vero, autentico ti mette alla prova. Ti fa vedere e sperimentare una realtà completamente diversa da quella in cui viviamo ogni giorno. “Shamanism is not for the faint of heart.”

Sto pensando ad altri insegnamenti. Mi ha insegnato, una delle cose fondamentali forse, mi ha fatto vedere la rete dell’universo, che alla base dell’universo, può essere visto come una grande ragnatela, dove i singoli individui, non sono altro che punti che vengono uniti dalla ragnatela. C’è questa rete infinita, come un web, di connessioni tra tutte le cose. Questa base è femminile. Un po’ difficile da spiegare. L’Ayahuasca mi disse che il femminile è alla base dell’universo. Quindi noi della civiltà occidentale diamo molta importanza all’individualità, siamo molto egoisti. In realtà in una visione globale, non siamo importanti. Siamo solo nodi di questa enorme rete. Quello che conta è in realtà le connessioni, la ragnatela. Nel percorso sciamanico, soprattutto l’Ayahuasca mi ha insegnato, è importante riuscire a connettersi e vedere questa rete che unisce tutte le cose e diventarne anche uno strumento per spiriti più elevati, che hanno una saggezza e consapevolezza molto più elevate delle nostre. Fare questo non è semplice, bisogna riuscire a sintonizzarsi con l’universo. Bisogna riuscire a svuotarsi, ad essere dei canali.

Cosa intendi per svuotarsi?

Liberarsi dell’importanza personale. Questa è la strada, facendo così si diventa dei canali e spiriti possono operare guarigioni o altre cose attraverso di te. Parlo di spiriti più alti, più evoluti. Nella guarigione sciamanica è così. Lo sciamano o il guaritore non è altro che uno strumento, non è lui che fa la guarigione al paziente, in realtà sono spiriti aiutanti che attraverso di lui agiscono sul paziente.

Puoi dirmi qualcosa a proposito del ruolo di guida dello sciamano in questi rituali? Ho avuto testimonianze di persone che prendendo parte a rituali non guidati da uno sciamano, ne hanno poi avuto ripercussioni anche gravi.

Se parliamo specificamente di Ayahuasca, io ho fatto dei rituali con altri sciamani, non molti. Però devo dire che la maggior parte dei rituali a cui ho partecipato sono stati con Tsunki e gli altri li ho fatti con un altro sciamano della tradizione Shuar. Non ho mai partecipato a rituali con non sciamani o persone che si improvvisano guide “fai da te”. Ne ho sentito parlare.

Quello che possono dire è che uno sciamano amazzonico è molto importante, soprattutto  fare il rito all’interno di una tradizione particolare. Lo sciamano non è solo lui, non c’è solo lo sciamano, ma tutti i suoi spiriti aiutanti e gli spiriti della tradizione. Loro proteggono i partecipanti alla cerimonia, impedendo che ci siano influenze esterne che possono influenzare i partecipanti, facendogli fare esperienze brutte. Quando ci sono questi rituali, possono esserci vari spiriti che girano e alcuni di questi non hanno buone intenzioni. Possono essere anche spiriti legati ai partecipanti che in qualche maniera vogliono impedire che il partecipante faccia questa cosa. Ci sono tante cose che possono succedere. È importante che quindi ci sia uno sciamano che sovraintenda la cerimonia, anche se non è fisicamente presente. È importante che ci sia. È importante anche il gruppo e la comunità, perché la comunità ti permette di condividere la tua esperienza. Non è importante solo l’esperienza, ma anche il riuscire a processare dopo l’esperienza. Io ho l’impressione che questo non succede sempre, per esempio quando persone prendono parte a rituali fatti in maniera non tradizionale. Effettivamente io ho sentito di persone cha hanno preso Ayahuasca con amici che hanno avuto esperienze orribili, completamente spaventati. A me non è mai successo ed ho sempre partecipato a rituali guidati da sciamani.

Hai detto che hai preso parte a riti con Ayahuasca sia in Europa ed In Amazzonia. C’è una differenza negli insegnamenti della pianta?

Ogni cerimonia è diversa, anche con lo stesso sciamano. In Amazzonia l’esperienza fu molto forte. C’è una differenza perché si sente la differenza dello sciamano, con potere differente, carattere differente. La cosa mi piacque molto in Amazzonia è che lo sciamano cantò tutta la notte, questo si sentiva molto durante l’esperienza. Ma non era il mio sciamano, il mio maestro. Con Tsunki ogni volta che si prende Ayahuasca lo si fa con un obiettivo preciso, di fare un lavoro sciamanico particolare, una guarigione. L’ultima volta che la presi si lavorava con una persona e si vedevano i collegamenti che questa persona aveva con i membri della sua stirpe. Si vedevano fili uscire da lui e connettersi ai membri della famiglia. L’Ayahuasca te lo mostra, ti mostra quelli sono le influenze che un parente può avere nella vita della persona. Poi l’Ayahuasca ti spiega quali sono i problemi. Lì si può andare a lavorare e anche a guarire. Mentre in Amazzonia quello che ho fatto è qualcosa non legato ad un particolare lavoro sciamanico. Si prendeva l’Ayahuasca e questa ti poteva spiegare alcune cose. Effettivamente mi ha parlato di alcune situazioni lavorative, ma non solo. Però non era collegata ad un lavoro sciamanico molto più avanzato.

Poi c’è da dire che l’esperienza varia a seconda dello sciamano, della qualità della bevanda, dipende da come viene preparata. Dai componenti, le piante posso essere diverse. Ci sono tante variabili. L’Ayahuasca stessa può decidere di farti vedere alcune cose e non altre, non è mai uguale.

Quindi il potere della pianta può arrivare intatto anche in Europa.

Sì, può arrivare intatto. Bisogna conservarlo bene. La bevanda che contiene tutte le componenti si guasta in fretta, se si prepara qui la qualità è buona. Ho sempre l’impressione sia meglio prepararla nella natura.

[Altri pensieri di Mayu sull’Ayahuasca li potete leggere in questo post]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Enter Captcha Here : *

Reload Image