Nankita, ruba cuori

Di giorno Nankita, colf di Tsunki, di notte apprendista.

[Seconda delle mie interviste, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Antonello “Nanki” Accomando, apprendista e curandero]

Ti chiedo di andare con la tua memoria nel passato, a prima dell’Iniziazione. Come avresti descritto la natura?

Era un luogo tranquillo che mi attirava e nel quale mi sentivo bene.

Ci passavi tanto tempo?

Abbastanza. In una settimana poteva capitare anche tutti i giorni, mediamente 3-4 volte ci andavo di sicuro.

Quale era il motivo principale per cui andavi in natura?

Stavo bene, mi piaceva. Andavo a fare attività, arrampicata, trekking, camping. Oppure anche solo passeggiate. Poi l’ho scoperto perché andavo sempre! Venivo attirato e l’ho scoperto dopo. (ride)

Sei mai stato coinvolto nel passato con attività di protezione dell’ambiente?

Sì! Facevo parte del WWF. L’iscrizione ce l’ho dal 1984, avevo 11 anni. Eh, hai capito!?

Facevi donazioni?

All’epoca pagavo la tessera di iscrizione, quelle erano le mie donazioni.

Tu votavi in politica?

Sì, votavo.

Tenevi in considerazioni le posizioni dei partiti in materia ambientale?

No!

Il motivo?

Perché sono tutte fandonie!

Passiamo allo sciamanesimo. Dove hai fatto la tua Iniziazione?

In Amazzonia!

Come la descriveresti l’Iniziazione all’Ayahuasca?

Che non mi ha fatto niente! Fu proprio così. Non ebbi alcun tipo di effetto. Poi mi spiegarono che il nesso causa-effetto non esiste. L’Abuelo (il “nonno” Vicente Jua, maestro di Tsunki; leggi di più qui) disse: este hombre es muy resistiente. Lui soffiò poi degli Tséntsak nell’Ayahauasca e me la diede. L’Ayahuasca durò 12 ore e passai 10 ore a bestemmiare i santi europei. Vomitavo e avevo diarrea. Non riuscivo a stare in piedi. Poi ho avuto visioni tutta la notte. La foresta si era completamente illuminata, ma credo pure per il canto dell’Abuelo. Lui Iniziò a cantare i suoi Anent (canti sacri) e solo quello è come se accendesse la luce nella foresta.  Molto particolare. Lo puoi pure chiedere a Nantu. Era incredibile quell’effetto.  Come cantava lui l’Anent…, sembrava si accendesse la luce. Sembrava tutto visibile: un po’ contribuiva certamente l’Ayahuasca e un po’ la sua voce.

Cosa ti successe durante quella notte?

Le classiche visioni, le conosci pure tu. Dopo il tremendo effetto iniziale della purificazione, in realtà non ricordo tanto bene. Quelle che mi ricordo meglio sono gli uomini con le astronavi. Poi ho scoperto che erano gli Antichi Signori [leggi qui]. Nella cosmovisione sciamanica gli Antichi Signori si rifugiarono sulla terra inseguiti da predatori cosmici. In realtà avevano una forma di rettile ed erano abbastanza grandi, dovevano essere i dinosauri, come li conosciamo poi oggi. I predatori cosmici non riuscirono a scovarli e decisero di prendere forme più piccole per nascondersi, decisero di nascondersi in animali più piccoli. Sono nel DNA e vivono a livello della colonna vertebrale.

Poi la connessione con il tutto mi è rimasta molto impressa. Questo senso di assenza di divisione. Non c’è una divisione tra gli esseri. L’apparizione della ragnatela, la matrice che mantiene in piedi la realtà. Ognuno di noi è un punto di questa ragnatela e siamo tutti quanti interconnessi. Tutti gli esseri tra di loro sono interconnessi. Alcuni sono più distanti l’uno dall’altro, ma questo è solo perché due punti della ragnatela possono essere più vicini e due punti più lontani. Ne avevo avuto esperienza prima, per via di un’altra pianta di potere che non era l’Ayahuasca.

Quindi anche altre piante di potere possono dare rivelazioni simili?

Per la mia esperienza le piante di potere ti mettono alla prova, come fanno gli Spiriti in genere. Soprattutto quelli potenti come le piante di potere. Ti attaccano sulle paure, sulle debolezze. Una volta che tu superi questi punti, cioè superi la paura e la debolezza allora dimostri a loro che sei intenzionato a proseguire e andare fino in fondo, allora ti mostrano visioni più importanti. Possono darti visioni che riguardano segreti della natura, del cosmo. Anche i funghi mi avevano mostrato la ragnatela e l’interconnessione.

Come ti sei sentito durante quell’esperienze?

Sono sempre andato a cuor leggero in tutte queste esperienze. Mi sono sempre buttato dentro senza mai pensarci troppo. Non ho mai avuto problemi, né emotivi, né psicologici, di nessuna natura. Non ho nemmeno sofferto fobie, soprattutto con quelle potenti. Con quelle meno potenti magari qualche fobia mi prendeva. Mi sono sempre sentito benissimo al di la degli effetti fisici, che sono quelli che ti fanno stare male. Non mi sono mai sentito triste o abbattuto.

Dopo l’esperienza con l’Ayahuasca, è cambiata la tua visione di natura?

Sì, certo! Innanzitutto, ho capito perché ci andavo sempre. Perché la natura da un sacco di insegnamenti e al di la della pace che uno ci può trovare e al di la del grado di consapevolezza che uno può avere, uno può avere una consapevolezza più ampia rispetto a quella di un altro, quindi uno ci trova la cosiddetta pace interiore. Io ero attratto dalla natura ho capito in seguito all’Ayahuasca, perché in realtà cercavo gli spiriti, cercavo la loro guida ed il loro consiglio. Volevo capire e solo stando in natura puoi percepire gli spiriti in maniera completa. Sono più facili da vedere, sono più potenti, è il luogo in cui abitano. Poi lo straordinario potere degli alberi, poi solo dopo ho scoperto che erano abitati da Spiriti chiamati dalla mia tradizione Pásuk, la gente delle piante.

Collabori durante i lavori sciamanici con i Pásuk?

Sì, si fanno nella tradizione Shuar. Si fanno sia lavori iniziali che più profondi. L’approccio con i Pásuk non è immediato, c’è tutto un percorso per imparare a relazionarsi con loro. Prima c’è un approccio con i loro attrezzi, utensili, di questi spiriti. SI acquisisce dimestichezza con questi e poi magari si fa una conoscenza degli spiriti stessi.

Come è cambiata la tua relazione con la natura?

Innanzitutto, ha avvicinato il mio cuore alla natura. Prima la cercavo, mi piaceva, ci stavo bene dentro, però non avevo compreso che ci dovevo mettere il mio cuore dentro. In questo senso è cambiato molto. Magari faccio le stesse cose, quando vado a passeggiare porto una busta per raccogliere i rifiuti. In questo non è cambiato. Anche prima rispettavo la natura, però è cambiata la percezione che ho nel cuore della natura. Questa è una cosa che non si può spiegare in altro modo. O la provi, o la provi.

Adesso passi più tempo in natura?

Forse passo lo stesso tempo, ma la qualità è diversa. L’impiego del tempo che ne faccio è diverso. Magari una curanderia la faccio in natura, quindi devo fare più lavori. Oggi, difficilmente vado in natura per la passeggiata, faccio sempre un lavoro sciamanico.

Quindi per le guarigioni sciamaniche vai in natura?

La guarigione sciamanica in natura ha molto più potere, qualunque essa sia. Quindi qualsiasi lavoro sciamanico se lo puoi fare in natura, è molto meglio. Se poi non c’è possibilità, un po’ perché gli occidentali soffrono il freddo o non puoi dirgli di stare fermo sotto la pioggia, sdraiato sul tappetino mentre ti faccio la cura… è un limite che non abbiamo noi curanderos, ma ce l’ha un paziente occidentale.

Fai donazioni per la natura ora?

Sì, dono a varie associazioni, come WWF e Greenpeace. Mi è stata insegnata l’importanza delle compensazioni, no? Quindi restituire i doni alla natura, se uno non lo può fare utilizzando una via, ne trova un’altra. Donazioni a queste associazioni è un modo di compensare. Se devi compensare qualche azione sbagliata o perché gli spiriti ti indicano che facendo questa donazione compensi qualche tuo comportamento anomalo, lo fai. Sono molte più di prima. Prima non sapevo perché, adesso lo faccio con una consapevolezza diversa, agli Spiriti della natura.

Adesso voti?

Non vado proprio a votare. Questa è una cosa che è cambiata 😉 Purtroppo non ha più senso.

Secondo la tua esperienza è diverso prendere Ayahuasca in Amazzonia, rispetto che in Europa?

Sì, certamente. Quello lo puoi spiegare solo ad un praticante. Nel senso che se tu sei lì, sei nella casa dell’Ayahuasca, che è uno spirito dell’Amazzonia. Quando tu lo porti qui, si adatta e cerca di adattarsi, non è nel suo ambiente. In Amazzonia esprime tutto il suo potenziale, non c’è niente da fare. Dal punto di vista occidentale, puoi pensare che lì trovi la pianta fresca. Dal punto di vista scientifico le visioni sono più potenti perché la pianta è fresca e il principio attivo è più alto. Dal punto di vista sciamanico vedi che lo spirito è a casa sua, nel suo ambiente, quindi lavora molto meglio.

Cosa ne pensi dell’uso dell’Ayahuasca fai da te per sballarsi o comunque senza guida e preparazione?

L’uso ricreativo è da evitare, di tutte le droghe. A meno che non la circoscrivi nell’ambito rituale. Se proprio vuoi farne un uso ricreativo, comunque va circoscritto all’ambito rituale, quindi consapevole. Magari lì puoi ottenere qualcosa e comunque mostri rispetto allo Spirito della Pianta. Ad ogni modo sconsiglierei a tutti l’uso ricreativo. Secondo la tradizione Shuar, la prima volta che prendi l’Ayahuasca è possibile che incontri l’Arutam. Questo deve essere per forza spiegato e guidato da uno sciamano. La pianta va presa sotto la guida dello sciamano, fosse anche solo per questo motivo.

Adesso ti devo chiedere che cos’è l’Arutam?

L’Arutam nella tradizione Shuar è una sorta di anima aggiuntiva che ci viene donata dai nostri antenati. In una visione antropologica della cosa, in termini che la gente è più abituata a sentire, l’Arutam è come un animale di potere. L’Arutam è però molto più potente. Questa è una semplificazione per rendere la cosa digeribile agli occidentali. [Leggi di più qui]

Mentre in maniera non digeribile cosa puoi dire?

La ricerca dell’Arutam è un rituale che si compie nella vita quando la si vuole cambiare, quando pensi che sia giunto il momento di cambiarla. Per un qualsiasi motivo che sia serio od importante. Va bene anche se sei completamente disperato, va bene anche se sei completamente malato e povero. Allora l’unica cosa che ti può salvare e aiutare a cambiare la vita, è un Arutam. L’Arutam è uno spirito che ci viene donato dagli antenati, se ne prendi il potere e lo riesci a conquistare e gestire, la vita te la cambia completamente. A me l’ha cambiata 3 volte, perché l’ho fatto 3 volte. Posso testimoniare per esperienza diretta. Anche la prima volta, non sapevo che diamine fosse, l’ho fatto in Amazzonia. Me l’ha cambiata e basta e non avevo idea di cosa potesse essere una ricerca dell’Arutam.

Come te l’ha cambiata?

Mi ha fatto diventare un curandero. Più lampante di questo.  Ero una persona comune, non lo volevo nemmeno fare, non l’ho scelto io. Ero in Amazzonia per fare esperienze, volevo diventare tutto nella vita meno che curandero. Lo sai no, come funziona. Se poi ci pensi ti viene da dire “Chi me l’ha fatto fare!”. Se mi facevo i fatti miei. Perché molti sacrifici che si fanno, lo sai benissimo, si fanno per fare il curandero e non per te stesso, ma per gli altri. Sacrifici, astinenze, ricerca di potere, studi, fai… una vita ritirata per molti periodi dell’anno. Quando poi hai la possibilità di essere sociale lo sei, però le occasioni sono meno. Cambia!

Quale è il ruolo dello sciamano in tutto questo? In particolare, nell’Iniziazione.

Il ruolo dello sciamano è fondamentale perché gli Spiriti sono come persone, se vuoi interagire con una persona ci interagisci solo se la conosci. Lo sciamano ti presenta gli spiriti, una volta che ti ha presentato la persona dell’Ayahuasca, tu vuoi interagire, lei ti accetta, non ti crea complicazioni, danni. Se ti approcci senza presentazione i rischi sono molti, perché gli potresti mancare di rispetto in vari modi. Allo spirito non interessa niente se tu sai o non sai.

Hai menzionato il rispetto molte volte. Sembra una componente fondamentale del lavoro sciamanico.

Uhm, è una cosa fondamentale nella vita, quindi, di conseguenza, anche nello sciamanesimo. Rispetto significa dare la dovuta importanza a quello che si fa. Se tu dai la dovuta importanza a quello che stai facendo, puoi tranquillamente usare l’Ayahuasca per scopo ricreativo, ma devi essere consapevole di quello che stai facendo e devi dare la giusta importanza allo spirito.

Ultima cosa! Cos’è che ti ha spinto a continuare con lo sciamanesimo?

Più che quello che mi spinge a continuare è quello che mi spinge a non andare via. Perché se penso a smettere di fare sciamanesimo, penso, ma poi che diavolo faccio. Non saprei che cosa fare. Se penso ad altro non ho un’alternativa.

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