GLI AMORI DI SUDIN

Un cacciatore, mentre inseguiva vanamente un Cervo, notò una donna giovane che aveva costruito un ayamtai1 sulla riva del fiume e stava pescando col barbasco. C’erano infatti arbusti di barbasco lì intorno. La donna era molto bella.
“Cosa fa una donna sola lontano dai villaggi?” si chiese.
Lei, dopo aver raccolto i pesci, si acquattò fra gli alberi e si alzò la gonna per urinare.
Il cacciatore, nascosto da un cespuglio, la guardò e fu preso dalla passione.
Ma Sudin – così appunto si chiamava la donna – non appena si accorse di lui, si irritò. Fissò con i suoi occhi verdi una liana avvolta intorno a un albero del pane, subito questa si mutò in un serpente – chiamato kúkar panki– che si strinse al collo dell’uomo soffocandolo.
“Qual è il tuo nome?” gli chiese Sudin.
Il boa allentò di poco la presa per lascarlo rispondere. “Ashánka,” mormorò. Poi il boa lo uccise.
Sudin era stata la moglie di un grande sciamano vissuto nelle Terre del Meridione, ormai lo sciamano era morto, ma lei ne conservava la borsa di medicina, nonché i Poteri dentro il proprio corpo.
La chunta9 dello sciamano era entrata molte volte nella sua bocca quando lui la baciava e nelle sue viscere ogni volta che veniva dentro di lei.

Sudin prese il corpo del cacciatore, che non era molto grosso ma piccolo di statura, e lo trascinò senza troppa fatica fino alla propria canoa.
Poi, dopo che ebbe arrostito il pesce e saziato la sua fame, salì sulla canoa e discese il fiume  fino al primo villaggio del popolo di Nord-Ovest. Aveva notato infatti che le piume che portava il cacciatore sul copricapo appartenevano a quella gente.
Giunta al villaggio, tre giorni dopo, raccontò di essere una donna del popolo del Meridione, Ashánka l’aveva presa in moglie e veniva ogni due o tre mesi a trovarla portandole doni e cacciagione2. Ma ora era morto durante la caccia, malauguratamente ucciso da un’anaconda e lei – disse piangendo – non aveva più famiglia, i suoi erano tutti morti!
Il capo del villaggio, anche se nessuno sapeva niente di questa donna, le credette e decise che poteva restare con le altre due mogli di Ashánka.
“Chi avrebbe detto che un ometto come Ashánka avesse trovato una moglie così bella?” commentava la gente.

Nei mesi seguenti Sudin curò con successo alcuni ammalati del villaggio, acquistando la reputazione di grande Sciamana. Non andava però d’accordo con le altre donne, soprattutto con le vedove di Ashánka, che la odiavano, così nel suo cuore sentiva di dover fare qualcosa…
Siccome Sudin era una grande curandera, gli uomini furono invece contenti del suo arrivo, tutti tranne lo sciamano del villaggio, che era anche padre delle vedove di Ashánka. Se lui non sapeva guarire un ammalato, i parenti lo portavano da Sudin e lei quasi sempre lo rimetteva in piedi! Così in breve tempo nessuno più andava dal vecchio sciamano che cominciò a covare uno Spirito di vendetta nel suo fegato.
Un giorno lo sciamano prese in bocca due frammenti di vetro, li impastò ben bene con la sua bava8, chiuse gli occhi e li sputò lontano, fin dentro il calderone dove bolliva l’ayahuasca nella casa di Sudin.
Quella sera Sudin voleva bere l’ayahuasca per sciamanizzare, ma vide qualcosa luccicare dentro…
Disse allora alle due vedove di Ashánka: “So che i vostri cuori mi odiano perché io sono una donna libera, la gente viene da me per farsi curare e mi ripaga con cacciagione, pesci di prima scelta e doni preziosi, mentre voi dovete vivere della carità dei parenti. Ho provato a spartire con voi il mio cibo e i regali che ricevo e mi avete odiata perfino di più!
“Ma non potete forse anche voi diventare sciamane come lo sono io ed essere libere e rispettate? Di certo voi potete e ho un’offerta da farvi: bevete ora natema e io vi passerò i miei tséntsak!
Le due donne accettarono subito, ben felici al pensiero di diventare due sciamane potenti come Sudin!
Bevvero dunque il natema (altro nome dell’ayahuasca), ma le punte di vetro magiche straziarono le loro viscere, le pance si gonfiarono di sangue e le donne morirono tra gli spasmi.
Quando lo sciamano capì cosa era successo, fu preso da una nera disperazione, salì su un’alta roccia che stava a poche leghe dal villaggio e si gettò nel burrone.
Nel villaggio circolarono molti sospetti sulla morte delle due donne…. In realtà anche altra gente della famiglia era presente nella casa quel giorno, siccome aspettavano che Sudin sciamanizzasse per loro, e tutti videro che non aveva messo nulla nell’ayahuasca e, anzi, che era in procinto di berla lei stessa…
Tuttavia alcuni sospettavano, ma non ebbero il fegato accusare Sudin perché era troppo potente.
La sua fama aveva intanto valicato i confini del popolo di Nord-Ovest e venivano anche da molto lontano per farsi curare da lei.
Il cuore di Sudin però si sentiva solo.

Alcuni mesi dopo, ci fu una grande festa nel villaggio e tutti danzarono mangiando carne di paki e sbronzandosi di chicha.
Sudin notò un giovane guerriero alto dai muscoli duri e ballò tutta la sera con lui. Il giovane si chiamava Iirshimp’. Quando tutti erano ubriachi, Iirshimp’ portò Sudin dietro la casa e la penetrò numerose volte. Sudin era stata sposata solo con uno sciamano assai più anziano di lei e godette molto del corpo forte e resistente di un giovane, che non aveva mai assaggiato.
Il giorno dopo Iirshimp’, passata la sbornia, non poteva smettere di pensare a Sudin, come invece aveva sempre fatto con molte altre ragazze… E non si capacitava di questa cosa!
Infatti, mentre facevano sesso, la sciamana aveva soffiato su di lui lo tséntsak semayuca che lo aveva infiammato d’amore.
Iirshimp’ tornò la sera dopo alla casa di Sudin e passò con lei tutta la notte. Così pure la sera ancora dopo. La terza sera, le portò in dono un cervo maschio con grandi corna che aveva appena cacciato e che Sudin arrostì per la cena. Saziate ch’ebbe le viscere, le chiese di sposarla.

Sudin e Iirshimp’ trascorsero alcuni anni molto felici.
Lei però non poteva avere figli e l’uomo avrebbe voluto un’altra moglie, ma non osava prenderla temendo la gelosia di Sudin.
Così qualche tempo dopo si distrasse con una giovanissima amante, di nome Kuit, la cui pelle era brunita dai riflessi d’oro.
Un giorno Iirshimp’ e Kuit stavano facendo l’amore in una capanna abbandonata nella Selva, quando lei fu còlta da una fosca apprensione. Il suo viso si fece oscuro.
“Cos’hai?” le chiese l’amante.
“Niente…” rispose. “Quel ragno sulla parete… sembrava ci guardasse!”.
Il ragno era un tunchi3 di Sudin, che presto tornò dalla padrona a dirle ogni cosa. Sudin prima s’irritò, poi provò dolore, infine capì che non sarebbe servito a nulla sbarazzarsi della ragazza, perché il marito di sicuro ne avrebbe cercata un’altra.
Così alcuni giorni dopo, disse a Iirshimp’: “So di essere sterile e che questo è un peso per il tuo cuore. Non sono forse una potente sciamana io? Vedo nel tuo cuore come fosse vetro! Scegli una ragazza giovane e sana che ti piaccia, fanne la tua seconda moglie e portala a vivere con noi!”
Iirshimp’ attese prudentemente una settimana, poi portò Kuit nella loro casa.

Qualche tempo dopo Kuit cominciò a soffrire di male al ventre, gioì allora credendo di essere incinta, ma il ventre non cresceva e il dolore non passava.
Disse allora a Sudin: “Credo che il verme supej4 mi abbia punto”.
Non immaginava che fosse stata proprio Sudin a soffiare lo tséntsak di supej nella sua minestra di camote!
“Devi venire con me fino alla Cascata,” rispose Sudin. “Lì ti potrò guarire.”
La portò quindi nel profondo della Selva fino a una grande cascata. I vapori delle acque si sollevavano altissimi creando una caligine densa. Le due donne vi passarono dentro e non vedevano più nulla… quando la nebbia si diradò udirono dei tuoni che si confondevano al rombo della cascata, mentre il cielo era cupo e attraversato da lampi. D’improvviso si trovarono sull’orlo di un profondo dirupo.
Tra le due sponde, molto lontane tra loro, era gettato un lunghissimo ponte fatto di ossa umane.
“Ora dobbiamo attraversare,” disse Sudin. “Non aver paura”.
Ma Kuit esitava terrorizzata.
“Non aver paura!” ripeté Sudin. “Non sono forse una potente sciamana io? Non può accaderti alcun male, finché io non voglio.”
Kuit infine la seguì. Era infatti molto ingenua e non sapeva che quello fosse il ponte che conduce alla Terra dei Morti.
Appena furono quasi a metà del ponte, alcune Aquile Arpie – grossi rapaci che chiamano churuwia – si avventarono su Kuit, la graffiavano coi loro artigi afflilati e le strappavano le carni col becco. Non colpivano Sudin perché lei si era cosparsa la pelle di manteca de anaconda5, il cui odore le disgustava.
Kuit gridava e implorava aiuto, mentre il suo sangue schizzava ovunque, Sudin però rimase ferma a guardarla morire…
Dopo che ebbero spolpato il corpo, i churuwia volarono via, Sudin allora prese lo scheletro di Kuit e lo portò dall’altro lato, nella Terra dei Morti.
Qui raccolse del fango e ne fece dieci palle. Con ciascuna di esse plasmò gambe, braccia,  ventre, torace e schiena intorno alle ossa. Con le ultime due palle di fango modellò due turgidi seni.
Infine Sudin si strappò un piccolo pezzo di fegato e lo mise nel corpo di fango nel posto del fegato, dandogli subito la vita.

Quando Sudin ritornò al villaggio con Kuit, era scoppiata una guerra con il popolo del Settentrione e dieci guerrieri erano morti.
Quella notte Kuit dormì con Iirshimp’, che appena tornato dalla battaglia volle il conforto della moglie più giovane.
Poiché il suo fegato era dentro il corpo di Kuit, Sudin poteva, quando volesse, sentire tutto ciò che sentiva lei. Così quando Iirshimp’ la prendeva, Sudin in sogno godeva intensamente. Godeva anzi come non le accadeva da moltissime lune, poiché il marito, anche se si accoppiava ancora con lei, non provava più verso la prima moglie la passione di un tempo.
Sudin decise di partire e raggiungere la Cordigliera, dove viveva un vecchio uwishin di nome Juaa, temibilissimo, e che dicevano sapesse resuscitare i morti e aggiustare all’istante le ossa rotte. I suoi tséntsak erano i più potenti di cui si avesse conoscenza, ma per poterli padroneggiare occorreva una lunga dieta assai severa e un’astinenza totale dal sesso di cinque anni.
Sudin voleva diventare la più grande curandera, ma siccome i suoi lombi non se la sentivano di rinunciare al piacere per cinque anni, soprattutto sapendo che la sua giovinezza stava per finire, aveva fino a quel giorno rinunciato a recarsi da Juaa. Ora che però poteva sentire il piacere attraverso Kuit, decise di partire.
Iirshimp’ non osò impedire a Sudin di andare, anche se era pericoloso, specie per una donna, viaggiare da sola durante una guerra. La moglie però sapeva ben difendersi, eppoi a lui non dispiaceva restare da solo con la giovanissima Kuit!

L’uwishin Juaa non passava quasi a nessuno i suoi temibilissimi Poteri, ma vide che Sudin era già una grande sciamana e aveva forte temperamento, così in cambio dell’oro che lei gli aveva portato in dono, acconsentì.
Tornata a casa, Sudin continuò a godere del sesso attraverso Kuit e anche sentiva con lei il sapore della carne arrosto e dei frutti dolci della Selva, mentre doveva mangiare per cinque anni solo poltiglia di plátano bollito e placare la sete con l’acqua di tabacco verde.
Durante i cinque anni, Kuit partorì cinque figli a Iirshimp’, ma ogni volta che un suo bambino nasceva, un bambino del villaggio improvvisamente moriva. L’ultimo parto fu di due gemelli e due bambini morirono!
A quel punto la gente, che da tempo mormorava, fu convinta che quei piccoli morti fossero una qualche stregoneria di Sudin. Soprattutto le donne del villaggio, cui non era mai piaciuta, soffiavano sul fuoco…
Nel frattempo Sudin, anche se godeva in sogno ogni notte mentre il marito possedeva Kuit,  il suo fegato cominciò a diventare amaro e la delusione più che la gelosia la rendeva infelice. Capì che il marito amava davvero Kuit, ma non voleva fargli alcun male perché si erano amati tanto.

Kuit cominciò a sentire di nuovo dolori al ventre, ma stavolta ebbe forti coliche e vomitava verde. Il fegato amaro che condivideva a sua insaputa con Sudin, la stava intossicando.
Lei sospettò che Sudin le avesse gettato un maleficio, così in gran segreto si recò dallo sciamano di un villaggio vicino. Questi le disse che Sudin aveva fatto una stregoneria per separarla da Iirshimp’ e, se non voleva perderlo, doveva versare nella zuppa dell’uomo un poco di acqua di músap6 insieme a qualche goccia del proprio sangue: così facendo sarebbero sati uniti per sempre!
Kuit fece come consigliato dallo sciamano, ma quando Iirshimp’ a cena ebbe mangiato due cucchiai della sua zuppa di camote, si sentì bruciare dentro, cominciò a contorcersi per i dolori e in pochi minuti morì. Il sangue di Kuit, che proveniva dalla Terra dei Morti, lo aveva infatti avvelenato.
La ragazza, che aveva assistito impotente all’agonia del marito, era disperata, ma soprattutto ebbe terrore di Sudin che certo l’avrebbe incolpata il mattino dopo, quando fosse tornata dal fiume dove stava lavorando con gli Spiriti!
Così fece un fagotto delle proprie cose e scappò prima dell’alba.
Sudin, trovando il marito morto, pianse. Poi si sedette fuori dalla casa per pregare gli Spiriti del Mondo dei Morti, prima che il Sole alzandosi chiudesse le porte.
Ma a un tratto sentì un terribile dolore a una gamba come se pesci dai denti aguzzi la divorassero dall’interno. Il dolore salì simile a una scossa attraverso il ventre verso il cuore. Ebbe solo il tempo di chiamare l’insetto érenkam perché tagliasse subito il filo sottilissimo di ragnatela che univa il suo fegato a quello di Kuit. Kuit infatti mentre guadava il fiume era stata aggredita da un Caimano.
Il Caimano la stava cercando da tempo, perché era scampata alla Terra dei Morti e voleva riportarcela. Ma il fegato di Kuit le aveva sempre impedito con oscuri presentimenti di scendere dalle colline, dove stavano i villaggi del suo popolo, fino al fiume dei caimani. Sempre… fino ad oggi.
L’insetto érenkam tagliò il filo di ragnatela appena in tempo, prima che la scossa raggiungesse il cuore uccidendo Sudin così com’era morta Kuit. Ma ormai era comunque tardi, i churuwia erano risaliti dalle tenebre, il cielo era diventato nero e fiammeggiante di tetri lampi, mentre gli Spiriti della Morte si avventavano su Sudin per divorarla.
Eppure non era forse Sudin una potente sciamana? I suoi Spiriti Ausiliari, a centinaia, come un esercito, si schierarono tutt’intorno a lei per proteggerla. Avevano il viso dipinto di nero come i guerrieri prima della battaglia, e tutti fischiavano i loro ánent e lanciavano i loro tséntsak contro gli Spiriti della Morte.

La gente del villaggio vedeva i fulmini sopra la casa di Sudin, che si trovava in disparte dalle altre case, e le raffiche di vento che la sferzavano.
Nessuno però aveva il coraggio di avvicinarsi né d’altra parte ad alcuno importava se Sudin fosse morta!
Solo un’anziana del villaggio, di nome Shama, volle andare ad aiutarla. Shama era la vedova dello sciamano padre delle due mogli di Ashánka e che era morto nel tentativo di uccidere Sudin. Le mogli di Ashánka però non erano figlie sue, bensì di un’altra sposa, ormai morta, dello sciamano.

Le altre donne dissero a Shama che era pazza a voler andare in quella casa. “Non sono forse vecchia io e non ho vissuto fino a saziarmene?” ribatté Shama ridendo. “Che paura volete che mi facciano gli Spiriti dei Morti?”
Si avvicinò a Sudin che si contorceva per terra, davanti alla casa, in preda a sudori freddi e del tutto priva di coscienza. Shama era stata moglie di uno sciamano e aveva anche lei i Poteri, così cercò di aiutare Sudin nella battaglia.
La portò in braccio all’interno e le fece bere goccia a goccia dell’ayahuasca per alimentare il suo Potere, che si andava esaurendo.
Per giorni e giorni, Shama non si allontanò mai dal giaciglio di Sudin. Dopo il terzo giorno, cominciò a darle dei decotti di piante della Selva – le aveva portate con sé nel suo rotolo di medicina, perché era un’esperta vegetalista.
Shama credeva che Sudin, siccome aveva curato e salvato molta gente del loro popolo, meritasse il suo aiuto. E non si poteva certo farle una colpa se era più potente del marito di Shama o se lui si era comportato da cretino!
Così, quando Sudin guarì, le due donne diventarono molto amiche.

La guerra finì male per la gente di Sudin.
Il popolo del Settentrione vinse, moltissimi guerrieri morirono e molte delle donne più giovani del villaggio e di quelli vicini furono violentate o prese a forza come spose dai vincitori.
Prima che la guerra terminasse così tragicamente, il capo del villaggio e Ursag il condottiero del loro esercito si erano recati alla casa di Sudin e le avevano chiesto di usare i suoi Poteri per combattere i nemici.
Sudin però aveva rifiutato. “È troppo tardi e i nemici sono troppi e troppo forti. Non sono forse una potente sciamana io? Secondo le mie visioni, i nemici vinceranno comunque. Non voglio fare del male se non serve a niente.”
Ma molti nel villaggio pensarono che questa fosse la sua vendetta perché nessuno del popolo l’aveva mai amata.
La guerra finì male per la gente di Sudin, ma rischiò di finire ancora peggio per Sudin!
Dopo la sconfitta, il popolo del villaggio – quasi tutte donne perché gli uomini, almeno quelli validi, erano per la maggior parte morti – salì fino alla casa di Sudin, tutti armati di torce e machetes, per linciarla.
Catturarono Sudin e stavano già per tagliarle la testa, quando la vecchia Shama cercò di fermarli. “Aspettate!” esclamò. “Forse Sudin davvero non ha voluto intervenire nella guerra, perché nessuno di voi l’hai mai amata!”
“Ecco, vedi!” interruppero le altre donne. “Lo pensi perfino tu che tutti sanno sei sua amica!”
“No, non credo sia così. Ma anche fosse… – ammise Shama – come biasimarla? Guarire i malati porta Potere agli sciamani, mentre usare gli tséntsak per attaccare i nemici costa Potere e spesso porta cattive ritorsioni degli Spiriti, se non si sta molto attenti nel farlo! Perché quindi indebolirsi e rischiare a favore di un popolo che la odia?
“Ma Sudin non ha forse anche guarito molti di noi e salvato molte vite? Certo che lo ha fatto! Ha salvato la vita a tuo figlio… ha curato il tuo bambino che prima non camminava… ha guarito tuo marito… e il tuo…
“Ucciderla sarebbe ingrato e ci attirerà l’ira degli Tsunki che le hanno concesso grandi Poteri e che compensano le cattive azioni degli uomini!”
Shama era un’anziana molto stimata, le donne ascoltarono le sue parole e persuasero i pochi uomini, i quali ancora volevano uccidere Sudin. Tutti decisero però che non volevano più Sudin nel loro villaggio e che prima della luna nuova avrebbe dovuto lasciare la sua casa e andarsene per sempre. Poteva portare con sé solo la sua borsa di medicina, ma doveva lasciare i polli e la vacca e anche l’oro e l’argento che le avevano portato negli anni i malati venuti da lontane città.
Con la sola borsa di medicina era arrivata e solo quella avrebbe portato via!

Prima della luna nuova e che Sudin dovesse partire, il condottiero del popolo nemico, di nome Hakush, arrivò nel villaggio da trionfatore. Mise fine agli abusi dei suoi guerrieri, ma mise anche a morte pubblica Ursag, capo dell’esercito del popolo di Nord-Ovest – il quale si era rifugiato proprio nel villaggio di Sudin – e il capo del villaggio, insieme a quelli dei villaggi vicini, che tutti furono sostituiti da uomini di Hakush.
Hakush però non si era recato lì solo per l’esecuzione di Ursag, ma aveva saputo che nel villaggio viveva una grande sciamana. Il suo figlio bambino, l’unico maschio, era malato gravemente, nessuno riusciva a curarlo e sperava che la sciamana potesse salvarlo.
Arrivò col bambino in braccio fino alla casa di Sudin e le domandò se era in grado di guarirlo. La sciamana era molto bella…
Sudin fece adagiare il bambino febbricitante di fronte alla casa, lo scrutò attraverso una pietra lattiginosa trasparente, poi alzò gli occhi sul padre: Hakush era un guerriero alto, dalle spalle molto ampie come non ne aveva mai viste e un torace enorme. Le braccia erano muscolose, grandi e cosparse di una rete di cicatrici. Sudin disse: “Il piccolo è troppo debole per scacciare questo demone dal suo corpo, ma io posso scacciarlo dal mio.”
Hakush non capì un bel nulla di quelle parole, ma si fidò.
Sudin fece bere al bambino un decotto di ayahuasca, poi lo spogliò dei vestiti e gli mise addosso i suoi. Lei infilò come poteva gli abiti del bambino. Hakush era angosciato per il figlio, ma non riuscì a non guardare il corpo nudo di Sudin, illuminato dalla tremula luce del fuoco, mentre si cambiava velocemente.
Bevve anche lei ayahuasca e appena ebbe bagnato le labbra, subito fu scossa dalla febbre e dalle convulsioni. I suoi Spiriti l’aiutarono a rialzarsi, con enorme sforzo poi Sudin si avvicinò al dirupo che stava di fronte alla casa, era agitata e Hakush temette che volesse gettarsi nel vuoto o che vi sarebbe caduta!
Sudin si agitò scompostamente a lungo emettendo grida agghiaccianti che sembravano salire dalle profondità della terra. Si alzò un forte vento e Hakush vide un vapore nero uscire da lei.
“Un terzo del demone è andato via, che appare come fumo nero,” disse Sudin. “Per gli altri due terzi ci vogliono altre due sere.”
Si sfilò gli abiti del bambino, stavolta lentamente, molto provata dal rito. Glieli rimise indosso, riprese i suoi, di cui fece un fagotto e tornò dentro la casa, ancora nuda.
Il bambino dormiva tranquillo.
Hakush la seguì all’interno, si sciolse la cintura di cotone che portava alla vita, si avventò su Sudin alle spalle e le bendò gli occhi con la cintura. La sbatté sul giaciglio e le infilò la lingua in bocca baciandola profondamente. Sapeva infatti che lanciava i suoi tséntsak mortali con gli occhi o con la bocca e con questa doppia precauzione voleva impedirglielo.
Poi la penetrò. Il membro del guerriero era molto grosso, come Sudin non aveva mai provato, anche se non altrettanto lungo. La prese tutta la notte, finché Sudin esausta si addormentò. Solo allora egli le tolse la benda e andò via, lasciando lì il bambino.

La sera seguente Hakush tornò e si ripeté lo stesso rito.
Di nuovo, quando Sudin rientrò nuda in casa egli la aggredì nello stesso modo, la bendò e la prese tutta la notte, finché lei cadde addormentata.
Tornò poi la terza sera. Alla fine del rito, Sudin disse: “Ora il bambino è libero. Deve riposare qui per tre giorni e tre notti, poi sarà guarito”.
Hakush la aggredì per la terza volta, la bendò e la prese tutta la notte. Quando Sudin sentì il membro dell’uomo esplodere di nuovo dentro di lei, capì che era stata fecondata e avrebbe avuto un figlio.
Finito il piacere, disse a Hakush: “Toglimi la benda e lasciami i polsi, i miei Spiriti non ti attaccheranno più.”
Hakush così fece.  Lei poté allora accarezzare l’amante e sentire sotto le dita le cicatrici che attraversavano il suo corpo e i muscoli duri come pietra. Il suo ventre le disse che era l’uomo più affascinante, poderoso e forte che avesse conosciuto. E altrettanto sarebbe stato suo figlio.
Al mattino Hakush le disse: “Vuoi essere mia moglie, Sudin?”
Sudin rispose di sì.

Era ormai la luna nuova, ma nessuno del villaggio osava più dire a Sudin che doveva andarsene perché ora era la moglie di Hakush, il condottiero dei nuovi signori.
Sudin disse al marito: “Domani devo celebrare il funerale di una giovane coppia di coloni di un villaggio a quattro leghe da qui. Sono stati uccisi da una belva ieri notte. Vuoi accompagnarmi?”
Hakush disse: “Ora che sei mia moglie, non voglio più che sciamanizzi!”
“Una sciamana è obbligata dagli Spiriti a sciamanizzare, è un patto antico che non possiamo spezzare.”
Allora Hakush replicò: “Lo capisco e non voglio sfidare gli Spiriti. Ti chiedo però di guarire la gente, ma di non uccidere più. Uccido già io molte persone in guerra, non possiamo togliere troppe vite noi due insieme o gli Esseri che contano le anime si vendicheranno di noi.”
Sudin vide che era ragionevole e promise al marito di non uccidere più.

La notte prima di mettersi in cammino verso il villaggio di coloni, Sudin sognò una festa da ballo.
Lei era molto più giovane e ballava insieme Iirshimp’, bellissimo, perfino più bello di come lo ricordasse! Il desiderio di appartarsi con lui e abbracciarlo nuda e cavalcare il suo membro la straziava e si guardava intorno con l’ansia del momento in cui nessuno avrebbe badato a loro…
Fu così che notò un altro giovane, che non ballava con nessuno e stava in un angolo a guardare. Non aveva neppure una ciotola di chicha in mano, ma osservava gli uomini e le donne ridere insieme e danzare e bere e saltare… Aveva uno sguardo intrigante e pensoso. “Chi sei?” gli chiese Sudin che a un tratto gli si trovava di fronte.
Il giovane non rispose, ma piantò su di lei i suoi occhi profondi.
Lei ora vedeva attraverso quegli occhi e tutta la gente che ballava non erano più uomini e donne, ma scimmie che saltavano qua e là ridicole, scomposte e sguaiate…
Il giovane silenzioso allora si gettò su Sudin, schiacciandola a terra e stava per possederla lì, in mezzo alla festa, davanti a tutti! Sudin lo desiderava nei lombi, ma anche lo respingeva perché non era più un ragazzo, piuttosto uno strano uccello e mentre cercava di baciarla invece le beccava il viso! L’uccello le disse: “Sei mia!” E cercava di penetrarla nel modo sbagliato, non col suo membro tra le cosce, ma spingendole il becco dentro un orecchio! Sudin si agitava, infine lo spinse indietro con violenza, invocando i suoi Spiriti Ausiliari. Ed ecco una belva, forse una pantera, irruppe nella festa e puntò verso… l’uccello che era di nuovo un ragazzo.
“Aiutatemi!” urlò il giovane. “La belva non ucciderà solo me, vi distruggerà tutti!”
Ma tutti continuavano a ballare. Il giovane allora, che era sempre stato in disparte, si gettò in mezzo alla gente, per confondersi tra loro.
“Tu vieni a una festa da ballo e non balli!” urlò Iirshimp’. “Ci guardi come fossimo ridicole scimmie, ma vuoi portarti via le nostre donne! Preferiamo le belve a te!” E detto questo, lo sventrò con un colpo di machete. Anche gli altri uomini, che a un tratto erano tutti armati di machete, cominciarono a colpirlo facendolo a pezzi.
Sudin corse tra le braccia di Iirshimp’ che però la respinse con sdegno. “Tu non sei più mia, Sudin!” sibilò.
“Non sono di quel ragazzo!” protestò Sudin. “Lui mi voleva, ma l’ho scacciato!”
“Non appartieni a quel ragazzo,” ribatté Iirshimp’. “Tu sei… appartieni alla belva!
In quel momento la belva si scagliò su Sudin, l’azzannò al collo e cominciò a sbranarla, mentre col suo membro enorme la stuprava.
Sudin passò dal sogno alla veglia e il marito Hakush la stava prendendo da dietro. Lei godette subito di un piacere straziante e improvviso. In quel momento capì che il sogno parlava del funerale che avrebbe dovuto celebrare.

L’indomani, appena arrivarono alla finca dei due sposi morti, la madre del ragazzo si gettò ai piedi della sciamana. Si era tagliata ripetutamente la fronte e le braccia con un coltello affilato perché il suo corpo così aiutasse l’anima a sopportare il dolore.
“Aiutami, potente sciamana!” pianse la donna. “Ho odiato tutte le guerre e le guerre mi hanno strappato tutta la mia famiglia. Prima i miei genitori e i miei fratelli, per un’epidemia che non sarebbe mai scoppiata se non ci fosse stata la guerra! Tutti sanno che sono le guerre che le portano, gli Spiriti maledetti della guerra non sono sazi del sangue sparso in battaglia e scatenano demoni di malattia per uccidere ancora!
“Poi è morto il mio giovane sposo mentre combatteva e lo stesso è accaduto al mio figlio maggiore. Il minore, che era la pupilla dei miei occhi, è scampato alle guerre, ma è morto la prima notte di nozze sbranato da una belva. E i soldati non vengono forse chiamati anche ‘belve’7? Sono certa che sono stati gli Spiriti maledetti della guerra a ucciderlo!”
La sciamana la guardò, poi disse: “Tu hai maledetto gli Spiriti della Guerra ed essi hanno maledetto te. Ma loro non sono forse più forti?… Ora però, ora si sono saziati e potrai invecchiare in pace e ti garantisco che non ti mancherà il cibo.”

Un anziano parente della coppia sventurata si avvicinò a Sudin e le disse: “Ti accompagno, signora, dove abbiamo ricomposto i miseri resti”. La chiamava signora perché aveva sposato Hakush.
L’anziano domandò: “Perché gli Spiriti ci hanno strappato Colui-che-vede-tanto?” Così infatti la madre aveva chiamato il figlio minore quando era nato. “Quel ragazzo era molto saggio e amava la pace!”
“Sciamani devono vedere – rispose Sudin – ma per chi è pauroso vedere è una trappola.”

Quando Sudin vide i resti dei due ragazzi, di Colui-che-vede-tanto e di Shiiram la sua sposa, immediatamente capì che non si trattava di una belva della Selva, ma che erano stati straziati da Tuwa, l’Arútam cattivo, i due sposi infatti… erano fratelli. Sudin allora sentì la furia salire nei suoi lombi e tornò dalla madre di Colui-che-vede-tanto.
“Tu mi hai ingannata, donna!” l’apostrofò. “Perché non hai detto al tuo figlio minore che era seme del padre della ragazza che stava per sposare?”
“Come potevo farlo?” pianse la donna. “Il mio bambino non avrebbe più voluto vedermi! E qualche parente del mio povero marito mi avrebbe cercata per uccidermi!
“Mio marito era sempre in guerra, non stava mai a casa, mentre il padre di Shiiram era un colono, era sempre qui, mi aiutò quando i figli erano troppo piccoli per i lavori pesanti… E così… è successo.”
A quelle parole Sudin si irritò. Poi girò le spalle e tornò a preparare il funerale. Disse al marito Hakush: “Da quando sarà finito il funerale, non ucciderò più. Ma oggi devo farlo un’ultima volta.” Si voltò verso verso la madre di Colui-che-vede-tanto che stava ululando e piangendo in un angolo e soffiò.
“Ora morirà?” chiese Hakush.
“Potrà partecipare al rito per suo figlio. Ma domani morirà.”

Sudin disse alla gente che il sangue dei due ragazzi era stato gradito a Nunkui e agli Spiriti della Terra e che, se avessero continuato a commemorarli, ciò avrebbe garantito prosperità, protezione dalle guerre e buoni raccolti.
Poi depose i resti dei due sposi ai piedi di un enorme albero di wampu che vegliava sui campi di granturco, unse il tronco con olio sacro e tutti portarono offerte di mais e di chicha.

Il giorno dopo Sudin disse a Hakush: “Partiamo, portami dalla tua gente. Qui è pericoloso per noi restare, lo spettro di mio marito Iirshimp’ credo voglia farti morire.”
Così Sudin imballò le sue cose e donò l’oro, la vacca e i polli alla gente del villaggio. Poi abbracciò Shama, piansero insieme, e lasciò per sempre quella gente, seguendo il marito fino alla sua terra, la terra del Popolo di Settentrione.
Da quel giorno e per molto tempo, Sudin fu nota come una sciamana di pace.

Come i vecchi hanno raccontato a me, così io racconto a voi.
¡Nukete!
(Esto solo es)

 

© 2015 Francesco Tsunki de Giorgio. Tutti i diritti riservati

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1 O, in castigliano, “cubertizo”: tettoia di fronde di palma intrecciate per dormire nella Selva, specie vicino ai fiumi, riparandosi dalle piogge.

2 Tra i nomadi era comune prendere delle mogli che vivessero presso un villaggio lontano o perfino di un altro popolo, senza portarle con sé. Le donne continuavano a vivere con la famiglia di origine e il marito veniva a trovarle quando passava di là, portando loro cibo e doni.

3 Spirito protettore di uno sciamano, che ha la capacità di materializzarsi e porta informazioni. Ha spesso l’aspetto di un ragno.

4 Lungo verme bianco che i nativi credono trasmetta col suo morso un mal di pancia persistente e intrattabile.

5 Grasso o meglio strutto di anaconda. Viene preparato secondo procedure segrete, di solito mescolato con ayahuasca, e gli sciamani lo impiegano per vari scopi.

6 Essenze profumate mescolate con il succo di una pianta detta músap e che ha il potere di far innamorare.

7 In alcune lingue antiche la parola che significa belva feroce si usa anche per indicare i guerrieri.

Nome Shuar del Boa constrictor.

9 Chunta opp. juák o ancora maén sono sinonimi che in lingua Shuar indicano il liquido denso e perlaceo “matrice” degli tséntsak dello sciamano e che si trova nel suo stomaco e nei suoi liquidi corporei, incluso lo sperma. In castigliano è detto baba  (“bava”).

29 commenti

  • Sciamani sanno sempre danzare. A volte pestano piedi per farlo, ma poi, per compensare, guidano altri in belle danze.

  • Francesco de Giorgio

    Ehm… che razza di commenti sono? Il mito vi ha tolto la parola? LOL!

    • Hai detto bene Don Francisco! !…
      Sudin…la moglie dello sciamano padre di kujancham. . La ritroviamo collegata al mito precedente. .
      abbiamo scoperto l’incesto che ha portato tuwa.. avuto conferma della maledizione. . E tutti i nuovi elementi. ..
      e pensare che la gente guarda le telenovelas , quando gli antenati avevano i miti che insegnano pure… dacci il tempo di riprenderci!

  • Francesco de Giorgio

    @ gattanera:

    Raccontando il mito di Kujancham avevo scritto: “La giovane moglie dello sciamano ebbe grandi avventure nelle Terre del Nord e forse un giorno le racconteremo.” 😉
    Nei commenti invece non ho trovato niente.

  • Francesco de Giorgio

    Idealmente questo mito si colloca poco dopo quello di Kujancham, quando Sudin è in esilio-fuga verso le Terre del Nord. Per questo all’inizio è da sola in viaggio lungo il fiume

    • Tienes razón….
      Alzheimer galoppante. ..
      Ad ogni modo mi incuriosisce in questo mito,sapere “cosa” ha guarito la sterilità di Sudin??…
      La deposessione fatta al bambino? La violenza del guerriero ?… nascerà un demone??…
      Sudin ascoltava i suoi lombi …ma con il guerriero nn si accenna al desiderio di lei,ma di lui ..che da guerriero lo soddisfa. ..

      • Francesco de Giorgio

        Ad ogni modo mi incuriosisce in questo mito,sapere “cosa” ha guarito la sterilità di Sudin??…
        La deposessione fatta al bambino? La violenza del guerriero ?… nascerà un demone??…

        Non ti rispondo, però… mi piace l’ultima! LOL!

      • Rinnovo i complimenti a Tsunki per il bellissimo mito e per la sua capacita’ di raccontarlo. Bravo!

        Questo mito e’ particolarmente convolgente, profondo, allo stesso tempo terra-terra – cioe’ legato alla terra (mi hanno fatto scoppiare dal ridere alcuni dettagli sulle “dimensioni” degli amanti) – e umano. Molto piu’ dei miti europei a cui siamo abituati.

        Sudin e’ una sciamana molto potente e spietata, molto umana nelle sue reazioni – guarda cos’ha fatto a Kuit! Trasformata in un golem sessuale… per una vendetta dettata dalla gelosia.

        Compare anche la Mala Vieja: Shama. Me la vedo che dice, ridendo: “Non sono forse vecchia io e non ho vissuto fino a saziarmene? Che paura volete che mi facciano gli Spiriti dei Morti?” Si si, e’ proprio lei! 😀 😀 😀

        Mi concentro solo su un punto, che Gattanera ha evidenziato: il fatto che Sudin alla fine rimanga incinta, nonostante fosse sterile. Quello che mi ha colpito e’ che Hakush la possiede subito dopo gli interventi di depossessione di suo figlio (interessante: lei si fa “possedere” prima dal demone del bambino e poi dal guerriero). Ma come, se fosse stato preoccupato per la salute del figlio, non avrebbe pensato a fare sesso con la sciamana, soprattutto in una situazione cosi’ particolare e delicata! Con i demoni non si scherza, eppure lei lo lascia fare.

        In ogni caso, e’ evidente che la cerimonia potente – che ha fatto passare molto potere nella sciamana – e la violenza del guerriero hanno fatto entrare in lei potere sufficiente per metterla incinta. C’e’ appunto da chiedersi che tipo di potere sia, se – per esempio – il nascituro avra’ lo spirito del demone da cui il bambino e’ stato depossessato.

  • @Tsunki: ho scritto mentre tu stavi rispondendo e leggo solo adesso quello che hai detto. Intuisco dalla tua risata che l’ipotesi del nascituro con lo spirito di demone sia un po’ campata in aria…

    Tuttavia mi ricordo che una volta dicesti che spiriti potenti (vedi i miti greci sui semidei) possono incarnarsi durante cerimonie particolarmente potenti nelle quali si fa sesso – e la donna rimane incinta.

  • @ tsunki

    Non mi rispondi però te la ridi della supposizione. … sei un despota! 😀

    Ad ogni modo, concordo con Tuntiak riguardo alla dovizia di particolari… essendo un lungo racconto , mantengono vivo l’interesse. .. grazie Chaman..continua pure 😉

    • N.B.
      una nota su ciò che dice Tuntiak in merito al fatto che la preoccupazione per il figlio dovrebbe non far pensare al sesso.. Dal mio punto di vista invece Hakush è molto “primordiale”… dunque istintivo, ed il sesso è una via per scaricare la tensione (in chi non è mentale).
      Il fatto che Sudin, potente com’è, lo lasci fare invece , mi colpisce di più. .. forse sapeva che avrebbe avuto un figlio ( facendo forse un accordo col demone)?? …
      🙂 😀 Rido.io prima di te Tsunki…

      • Francesco de Giorgio

        Il fatto che Sudin, potente com’è, lo lasci fare invece , mi colpisce di più. ..

        Oh beh… “lo lasci fare”… Lui la aggredisce, la immobilizza e le impedisce di lanciare tséntsak! 😀 Oggi sarebbe uno stupro! Non è che Sudin potesse far molto. Certo non si vendica dopo e la cosa si ripete 3 volte, ma questo è comune nei miti, non solo in quelli Amazzonici – non è che sia una cosa realistica, ha come il valore di un rito, quello che che si ripete 3 (o 4) volte.
        Infatti lei avrebbe ancora potuto vendicarsi, ma quando capisce di essere incinta, solo allora (!), gli dice di lasciarla perché i suoi Spiriti non si vendicheranno più. Prob.è contenta di essere incinta, lei che era sterile, ed è contenta – lo dice quasi chiaramente – di avere un figlio da un uomo cosi. Di certo ne apprezza il fegato… ci vuole un bel coraggio per violentare una sciamana pericolosissima che per di piu ha tuo figlio nelle sue mani! Hakush doveva essere un bel po’ sicuro di sé.
        D’altronde Sudin e Hakush si somigliano, naturale che a lei piacesse: entrambi forti, aggressivi, spietati e che si prendono quello che vogliono senza molte esitazioni! Almeno fino a questo punto della storia, mi pare che le cose appaiano così…

        • Concordo pienamente con te!!.. per una Sudin ci voleva un hakush. .. la tigre va Con la tigre. .il gallo con la gallina…

  • A mio parere il più bel mito che hai raccontato.

    E’ profondamente nativo con elementi di curanderia e sciamanesimo in generale di cui ci hai già parlato in passato, ma esaltati negli avvenimenti raccontati e con spunti nuovi.
    Mi sa che lo rileggerò tante volte; pur essendo molto lungo, trovo nuove cose che mi colpiscono ogni volta che lo leggo, ogni frase nasconde un insegnamento o porta a considerazioni..
    Mi è piaciuto molto quando Shama difende Sutin dicendo: “Guarire i malati porta Potere agli sciamani, mentre usare gli tséntsak per attaccare i nemici costa Potere e spesso porta cattive ritorsioni degli Spiriti, se non si sta molto attenti nel farlo!”
    E’ l’essenza dell’equilibrio, la differenza principe che passa tra uno sciamano e un brujo esaltata dal pragmatismo sciamanico.
    Bello, bello, bello.
    Adesso me lo rileggo di nuovo…..

  • Grazie, sono rimasto incantato. Sembra che ci sia un legame profondo tra amore e guerra. Sudin rimane incinta solamente del guerriero più forte. Colui-che-vede tanto finisce per compiere involontariamente incesto dopo aver evitato le guerre.

  • “Per chi è pauroso vedere è una trappola.”
    Coincidenza vuole che poco tempo fa ho avuto un presentimento, che mi spaventava. In realtà, scusate i termini astratti dovuti alla riservatezza, il problema era la mia debolezza nei confronti di quella possibilità. Ora che si avverata, non posso dire che l’averla prevista mi abbia aiutato. So di non averla provocata io, ma credo che si sia nutrita della mia paura. Ora che non ho più di che temere sto molto meglio, grazie agli Spiriti e all’Uwishin!

  • Halcòn Loredana

    negli amori di Sudin cioè in questo racconto, mi sembra che il concetto generale sia che quando desideriamo in maniera egoistica senza un reale coinvolgimento dell’altro ,volendo a tutti i costi qualcosa ,le cose vanno male …..mentre quanto siamo in sintonia con il nostro spirito è ce un reale coinvolgimento le cose vanno bene tanto da far rimanere incinta anche Sudin…..che non ha usato potere per far innamorare Hakush…..ma l’amore è nato spontaneamente da entrambi…..ricompensa un figlio ……volere degli spiriti ……e loro vero amore.

  • A me sembra che questo mito, per quanto importanti i singoli dettagli, voglia mettere in evidenza lo squilibrio di Sudin che si risolve quando incontra Hakush. Quindi ci parla di come uno sciamano potente passi attraverso squilibri di potere anche notevoli e pesantemente condizionanti.

    Prima è sola, si accontenta prima di un uomo che non la soddisfa o che non le importa di lei, poi di un surrogato (il golem).
    E guarda caso il suo popolo non la ama nonostante lei sia una potente sciamana e li guarisca con estrema abilità.

    La sua femminilità è esagerata, non soddisfatta esce violenta come il potere femminile primordiale, quello che ad esempio nelle rappresentazioni indiane, la dea Kali, è sanguinaria, le esce un rigagnolo di sangue dalla bocca e calpesta il suo compagno.

    Solo un uomo coraggioso come Hakush riesce a riportare al centro l’ago della bilancia. E serviva un uomo con doti maschili esagerate che la possiede in un modo che per noi occidentali è una violenza, ma per Sudin era l’unica cosa che poteva bilanciare la sua esagerata femminilità.

    E guarda caso questo ago della bilancia riportato al centro la fa tornare fertile, le fa amare e proteggere il marito e, dulcis in fundo, torna a settentrione … mi chiedo se c’entri anche il nord che è il potere della disciplina e della fertilità.

  • Un bel Mito. Gracias.
    Anche a me, inizialmente, ha colpito molto che Sudin fosse sterile. Però credo dipendesse dal fatto che ci fosse qualcosa di sbagliato nel rapporto con Iirshimp’, come, forse, anche con i precedenti mariti (suppongo).
    Se non erro, Tsunki, spiegò che fertilità o problemi/malattie fetali, possono derivare da un unione coniugale malsana o comunque dove non c’è amore o uno scopo comune.

    Sudin, in fondo, non conquistò davvero il cuore di Iirshimp’ ma soffiò Tsèntsak per “infiammare il suo cuore” (cit.) agendo, quindi, sul libero arbitrio e per un suo tornaconto. Infatti Iirshimp’ era innamorato davvero di Kuit non di Sudin, la quale, si struggeva per questo e pur di provare quella sensazione d’Amore e vera Passione, agì con la violenza e con l’inganno. Kuit non rimase incinta perchè non era la vera Kuit ma era un surrogato collegato a Sudin. L’unione tra Sudin e Iirshimp, la loro felicità… era illusoria in realtà.

    Con Hakush andò diversamente, perchè lui le impedì di soffiar Tsèntsak, di agire e prese il comando della situazione.
    Il desiderio viscerale di Sudin, forse, era quello di sentirsi desiderata davvero, con forza e che da questo nascesse un figlio e così è avvenuto. Questo l’ha guarita o, forse, più giusto dire, ha sbloccato e fatto passare Potere necessario.
    Credo.

    Alla fine, le azioni che fece per sé stessa, come le menzogne, il Rito contro Kuit per gelosia, (più simile ad un atto da Bruja che da Sciamana), gli Tsentsak su Iirshimp’, per proprio tornaconto etc ….le si ritorsero contro: l’amore negato del villaggio, la morte (scampata), la sterilità; mentre, ciò che fece per gli altri, come le curanderie e la saggezza acquisita, le portarono la salvezza, prima ed un figlio poi.

    Comunque, secondo me, lei non era una vera Sciamana, in principio, si considerava e professava tale, con una punta di superbia anche ma era merito dei Poteri acquisiti dal marito. Non aveva totale consapevolezza del suo ruolo e nemmeno, mi pare, avesse faticato per ottenerlo.
    Ho visto una trasformazione di Sudin nel prosequio del racconto.
    La saggezza, che nutre questo importante compito, all’inizio vissuto forse in modo troppo egoico ed egoistico… è sopraggiunta lungo il cammino.
    Almeno, così ho percepito.

    Forse una versione un pò troppo “romanzata” la mia, per quei tempi ;P

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