Soffio di vetro polverizzato
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- Howlinwolf
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Soffio di vetro polverizzato
Ho sognato che io e la mia ragazza avevamo un viaggio in programma per il giorno successivo. Eravamo in un palazzo con molta gente, una stazione o un centro commerciale, e dovevamo salire al piano superiore. Potevamo prendere a destra l’ascensore o le scale mobili a sinistra. Avevo paura che l’ascensore restasse fermo, quindi abbiamo optato per le scale mobili. Le scale mobili non erano normali, ma strutturate come delle scale a chiocciola e inserite in una veranda circolare con piante ornamentali, come nei condomini un po’ borghesi. In questa scala mobile però si stava un po’ stretti e quindi mi abbasso piegando le ginocchia come in uno squat, ma ho lo zaino molto ingombrante e urto una specie di copertura di vetro della scala, come l’angolo di una mansarda. Il vetro era molto spesso e resistente, ma anche lucido e trasparente. La mia ragazza mi guarda come per dire “che imbranato! Ora come minimo crolla”; ci sono telecamere e sembra costoso. Il vetro si incrina leggermente e lentamente si estende una sottile crepa, come quando si cammina su ghiacciaio che sta per rompersi. Ma invece di andare a pezzi come mi aspettavo, quando le crepe finiscono di estendersi non cade neanche un pezzo di vetro, ma sbuffa una polvere sottilissima di schegge che mi graffia il dito indice sinistro. Nel frattempo arriviamo al piano superiore e il danno non sembra evidente, quindi proseguiamo senza avvisare nessuno. Il graffio è lieve e provo solo un leggero fastidio, ma decido di andare dai medici presenti nel palazzo nel dubbio in cui il vetro fosse entrato nella pelle. Ci sono tre medici, prevalentemente donne, di mezza età e dai tratti nordici. Mostro il dito, dove nel frattempo la polvere si era raccolta in un’unica scheggia insanguinata della grandezza di un’unghia, che mi viene rimossa mentre vengo medicato. La ferita è molto lieve, ma mi prescrivono comunque dei farmaci qualora mi dovesse venire la febbre. Per evitare che denunciassi il palazzo, specificano che non sarebbe il vetro a causare la febbre, ma l’assembramento in un periodo di epidemia di influenza. Mi danno una prognosi di due giorni e penso di approfittarne per dire alla mia ragazza di restarcene a casa, anche perché non mi andava granché di partire.
Il sogno è stato fatto di pomeriggio durante una profonda dormita, mi sono svegliato alle 18 e questo non era l’ultimo sogno che ho fatto ma quello più vivido che ricordo bene. In realtà forse era un unico lungo sogno e questa sarebbe la parte centrale.
Penso di aver capito cosa riguarda il sogno: ci sono buone possibilità che a settembre vada a insegnare in un liceo migliore, nella mia città natale, anche se come supplenza annuale (i vantaggi temporanei di cui parla il dizionario dei sogni nella voce “vetro”). Il vantaggio materiale sarebbe buono perché avremmo una casa di una parente che si è liberata da poco perché ora vive in una casa di riposo, la casa è a pochi passi dalla scuola e naturalmente non avremmo affitto da pagare, mentre ora siamo in un’altra città, in affitto in nero, e a 20 min di macchina dalla scuola. In compenso però siamo in una casetta rustica in campagna in un bellissimo posto, trovato con molta fortuna grazie a un ex collega del posto. Quindi andandomene mi sembra da un lato di essere ingrato e dall’altro di abbandonare i miei alunni che, pur non essendo di ruolo, seguo ormai da tre anni. (Lo zaino ingombrante)
Il sogno è stato fatto di pomeriggio durante una profonda dormita, mi sono svegliato alle 18 e questo non era l’ultimo sogno che ho fatto ma quello più vivido che ricordo bene. In realtà forse era un unico lungo sogno e questa sarebbe la parte centrale.
Penso di aver capito cosa riguarda il sogno: ci sono buone possibilità che a settembre vada a insegnare in un liceo migliore, nella mia città natale, anche se come supplenza annuale (i vantaggi temporanei di cui parla il dizionario dei sogni nella voce “vetro”). Il vantaggio materiale sarebbe buono perché avremmo una casa di una parente che si è liberata da poco perché ora vive in una casa di riposo, la casa è a pochi passi dalla scuola e naturalmente non avremmo affitto da pagare, mentre ora siamo in un’altra città, in affitto in nero, e a 20 min di macchina dalla scuola. In compenso però siamo in una casetta rustica in campagna in un bellissimo posto, trovato con molta fortuna grazie a un ex collega del posto. Quindi andandomene mi sembra da un lato di essere ingrato e dall’altro di abbandonare i miei alunni che, pur non essendo di ruolo, seguo ormai da tre anni. (Lo zaino ingombrante)