Nantu, il Druido

[Quarta delle mie interviste, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Giuliano “Nantu” Rigotti, curandero]

Ti chiedo di andare con la tua memoria a prima della tua Iniziazione sciamanica all’Ayahuasca. Come avresti definito la natura?

Difficile dire prima dell’iniziazione o prima dello sciamanesimo, perché gli insegnamenti sono accomunabili.

Io sono sempre stato attratto dalla natura, mi sono sempre piaciuti gli animali, le piante, però era sempre una cosa distaccata, non so come spiegare. L’ho sempre vissuta (la natura) con distacco, come fosse una cosa a sé. Mi piaceva osservare le piante, i paesaggi, mi piacevano più però a livello estetico. Non andavo oltre, non immaginandomi un’Altra Realtà, un altro mondo.

Quanto tempo passavi in natura?

Non molto tempo, devo dire.

Sei mai stato coinvolto in passato con organizzazioni che si occupano di ambiente?

No.

Hai mai fatto donazioni a queste organizzazioni?

No.

Quando votavi in politica, tenevi in considerazione le posizioni dei partiti nei confronti dell’ambiente?

Sì.

Andiamo al lavoro sciamanico. Dove hai fatto l’iniziazione?

A casa dello sciamano Tsunki, nelle Alpi.

Poi hai avuto successive esperienze con l’Ayahuasca in Amazzonia?

Sì.

Come descriveresti l’Iniziazione all’Ayahuasca?

Un mezzo per fare un viaggio nell’Altra Realtà, che sta oltre questa visibile e quindi permette di entrare in contatto con gli spiriti che possono starci intorno o in altre dimensioni. È un mezzo per capire alcune cose di sé stessi, anche se non è immediato, e anche, nel tempo, permette di capire alcune cose, di capire le leggi dell’universo, quello che governa le nostre esistenze e il nostro rapporto con gli spiriti. Soprattutto è un mezzo per aiutare sé stessi. Per capire dove sono i nostri problemi, per guarirsi. Quindi ha soprattutto una ragione di guarigione.

Puoi fare qualche esempio di come ricevi questi insegnamenti?

C’è lo spirito della pianta che ti parla, ti dice, quando è il momento giusto, ti dà delle informazioni che ti possono essere utili per capire varie cose, che regolano la nostra realtà e quelle di altri mondi, di altre esistenze.

Puoi fare un esempio concreto, tuo personale?

Spesso la pianta mi ha parlato di alcune malattie, della loro origine e di come si possono curare. Poi, mi ha parlato di avvenimenti che sarebbero accaduti nel futuro.

Hai poi verificato il loro accadimento?

Sì, sì!

Cosa ti è successo durante la notte dell’Iniziazione?

Beh, nei giorni precedenti e fino a qualche ora prima di prendere la pianta ero piuttosto nervoso, per il fatto di non sapere a cosa andassi incontro. Poi, ad un certo punto, un’ora prima di prenderla, mi è venuto un sonno pazzesco. Ho chiesto allo sciamano di poter riposare e ricordo che lui mi ha guardato in modo strano per questa mia richiesta. Quindi mi sono calmato, come fossi rassegnato all’idea e non avessi nessuna alternativa. L’ho presa, una dose molto forte. Dopo 40 minuti, ho cominciato ad avere visioni. Inizialmente ero spaventato, poi ancora di più. Più andava avanti, meno sapevo cosa sarebbe successo. Ho iniziato ad aver forti reazioni a livello fisico, forti tremori, girava tutto attorno a me. Ero come in un vortice molto forte. L’effetto si calmava, perché era ciclico, e proprio in quei momenti vedevo delle cose, percepivo suoni e frasi poiché la pianta mi parlava o mi mostrava immagini nitide. Poi tutto riprendeva a girare e venivo bombardato nuovamente da visioni incalzanti e incontrollabili.

Che cosa ti diceva?

Mi ha fatto vedere una cosa che sarebbe successa da lì a poco ad un mio conoscente, con il quale non avevo più alcun rapporto. Quello che mi è stato mostrato, ho capito poi che era legato a quella persona. E la cosa purtroppo è successa proprio il giorno dopo. Mi avevano fatto vedere che sarebbe morto. Non ho visto lui, ma ho visto una scena, che interpretandola significava quello.

Altre cose che sono successe?

Mi sono state mostrate altre cose legate al potere di alcune piante che si collegano con gli spiriti celesti, in particolare i cipressi. Poi, altre cose più fisiche. Ho visto spiriti, nelle visioni frenetiche. Essendo la prima volta, non riuscivo a controllare tutto.

Continuando con altre esperienze riesci a controllare meglio quello che accade?

Con il tempo, sì, si riesce a controllarla bene. L’ho presa (l’Ayahuasca) molte volte, quindi dopo un po’ di tempo riuscii a controllarne il potere e ad indirizzarlo per quello che mi serviva. Per esempio, le cure, specifiche azioni durante i rituali che con la pianta si riescono a fare in maniera molto più potente e spontanea. I risultati sono molto più forti.

Durante le esperienze con l’Ayahuasca, come senti la tua identità?

Dipende, ogni volta è diverso. All’inizio riuscivo a controllare il tutto, la mia identità era staccata da quello che vedevo. Esclusi gli effetti fisici, che sentivo nel corpo, ma che percepivo staccati comunque dalla mia identità. Da qualche anno a questa parte gli effetti sono più coinvolgenti, l’identità fisica si scompone. Tu lo sai bene…se ben ti ricordi. Tendo a disgregarmi nell’anima, anche se ciò non sempre avviene completamente. Sì, passo in uno smembramento o qualcosa di simile. Sento che il mio corpo tende a sciogliersi nelle esperienze che ho. È una cosa piuttosto forte e molto fisica, profonda, nell’anima.

Molto difficile spiegarlo a parole, eh?

Sì, perché tutto si mescola. Non riesci più a capire cosa è fisico, cosa non lo è. Tutto è su più piani.

Perché credo, la pianta lavori su tutti i piani e quindi il suo potere, dopo un certo tempo, agisce molto sulla parte spirituale.

Cosa succede alla tua consapevolezza?

Viene rapita, viene stravolta dallo spirito della pianta che ti coinvolge proprio nel profondo, ti fa vedere delle cose, le senti fisicamente. Senti che agisce sul fisico. Perché va a flussi, essendo legata al serpente, senti queste ondate, di flusso di potere che è come un serpente che si muove. Oltre al fatto che li vedi i serpenti, quando agiscono, agiscono anche sul fisico, poi si calmano e di nuovo ritornano. Credo che quando si fanno sentire nel loro movimento sinuoso, è perché stanno agendo sul fisico e sui blocchi. Secondo la mia esperienzaquesto dipendedallivello di passaggio fisico nel quale è arrivato il liquido, cioè la pianta, nel tuo corpo, quindi prima nell’esofago e poi giù, giù. Lì lo sento come un serpente che passa nel corpo e si blocca dove c’è qualcosa. Lì agisce, e si sentono delle esperienze e vengono date delle informazioni, a seconda della posizione in cui si trova la pianta nel corpo. Ultimamente lo spirito della pianta mi detta alcune cose, mi fa disegnare.

Le cose che ti detta sono insegnamenti utili?

Sì, sono insegnamenti utili alla “curanderia” [guarigione sciamanica], alla comprensione dell’esistenza, mi insegna cose su di me e su persone che conosco. Mi fa disegnare alcune cose, ultimamente spesso. Mi fa anche disegnare spiriti ed il loro aspetto.

Come hai visto e sentito la natura durante queste esperienze?

Durante l’Iniziazione e quando prendo la pianta, mi fa percepire il potere che la natura ha. Soprattutto quello legato al serpente, che è molto forte. Credo che nel tempo, la mia visione della natura si sia modificata, grazie all’esperienza dell’Iniziazione, ma anche grazie ai corsi seguiti in tutti questi anni. Quindi il rapporto con la natura si è intensificato molto, basandosi sul rispetto totale, mio, nei confronti di ogni essere vivente. Quindi si è modificato in questo senso.

E la tua relazione con la natura?

L’empatia è totale, sento che, rispetto a prima, è cambiato il livello di empatia, sento che non è solo una convinzione mentale. Sto più attento ad ogni cosa, ad ogni essere vivente, alle piante, alle rocce addirittura, perché c’è uno spirito anche lì. Sono molto più rispettoso. Cose che prima mi erano precluse.

Secondo te cosa fa cambiare l’empatia?

Sicuramente i corsi di Tsunki, quindi le esperienze avute durante i corsi. La continua interazione con gli spiriti, presenti nella natura, mi ha permesso di considerarli. Quando si interagisce con loro, si sentono come esseri viventi, che ci sono, presenti intorno a noi. Non come prima, con distacco come fossero entità astratte.

 Come vedi la natura, adesso?

Come un grande essere vivente, con tutti i suoi figli. Che ci avvolge, ci dovrebbe avvolgere e ci accoglie come fossimo suoi figli. Che può anche punirci però, come fa o dovrebbe fare una madre.

Adesso quanto tempo passi in natura?

Sicuramente più di prima, ne sento il bisogno. In linea di massima ci vado regolarmente.

Ci vai anche con scopi specifici?

Sì, anche per fare cure con i pazienti. Ma anche da solo per ricaricarmi. Anni fa ne sentivo proprio il bisogno fisico, a livello terapeutico personale, quando ho iniziato a praticare sciamanesimo e avevo bisogno di aiuto.

Fai donazioni?

Sì, sia per la natura, sia per i popoli indigeni.

Sei coinvolto con associazioni o con organizzazioni?

Sono coinvolto on-line e faccio donazioni, però non di persona.

Adesso, quando voti, tieni in considerazione le posizioni dei partiti in materia ambientale?

È da tempo che non vado a votare, credo che il rispetto per la natura non sia solo una ideologia politica ma debba nascere principalmente dalle singole persone, dal loro atteggiamento e comportamento quotidiano nei suoi confronti. Nulla di più.

 Che differenze hai sentito nell’uso della pianta, qui ed in Amazzonia?

Abbastanza diverso, perché in Amazzonia appunto. La differenza sta nel Potere, dato sia dal fatto che lì è presa fresca e per la selva in sé. Si sente il potere dell’Amazzonia. Si sente normalmente, figurati con la pianta.

Secondo te, è comunque possibile fare uno sciamanesimo di qualità, nonostante la lontananza dall’Amazzonia?

Secondo me, sì. Dipende da chi lo fa, però sì. Logicamente è un po’ diverso da quello che si può fare in un luogo completamente selvaggio, però ha il suo valore. Il suo senso ce l’ha anche qui. Anche solo per il fatto che può aiutare le persone ad avvicinarsi alla natura e agli spiriti.

Mayu Tuntíak, l’arcobaleno velenoso

“Coraggio è ciò che ti fa attraversare le paure che ti separano da ciò che ha veramente valore”

[Terza delle mie interviste, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Alessandro “Mayu Tuntíak” Bortolussi, curandero]

Ti chiedo di andare con la memoria a prima della tua Iniziazione all’Ayahuasca. Come avresti definito la natura?

È un po’ difficile dire come l’avrei definita prima. Prima di tutto perché è passato tanto tempo e non ho più la consapevolezza di un tempo, si cambia. Cerco di ricordare. Prima la natura era un posto dove mi sono sempre trovato bene, in generale, mi trovavo in pace e mi sentivo anche a casa, come mi sento a casa anche adesso. Sentivo che la natura era un posto da cui veniamo.

Che tipo di posto era?

Era la natura delle campagne della Pianura Padana. Io fin da piccolo giocavo con gli animali, a parte gli animali che stavano nella fattoria di mia nonna, ma anche giocavo con i pesci nei canali, con le api, con i fiori, con tutto quello che era a portata di mano. Mi piaceva andare nei boschi. Era sempre un posto in cui fin da piccolo mi trovavo a mio agio. Bellissimo stare nella natura. Poi crescendo ho iniziato a girare nelle montagne, a stare più vicino ad una natura più forte ed era qualcosa che per me era molto importante.

In passato eri coinvolto in attività di protezione ambientale?

Non particolarmente. Però c’è stato un periodo in cui con il prete del paese andavo in montagna con il gruppo. Era come una sorta di scout; diciamo che facevamo grandi camminate, di parecchi giorni, nelle alpi, nelle dolomiti. Lì eravamo a stretto contatto con la natura, soprattutto quella delle montagne, che a me piace molto.

Con il prete svolgevate anche attività di protezione naturale o andavate semplicemente a spasso?

Si cercava di svolgere attività di protezione.

Facevi donazioni ad enti che si occupano di conservazione ambientale?

Un tempo no.

Votavi in alle elezioni politiche?

Sì!

Consideravi le tematiche ambientaliste?

Sì.

Andiamo all’Iniziazione all’Ayahuasca. Come la descriveresti?

L’Ayahuasca è un’entità, uno spirito che viene da altri mondi e viene qui per insegnarci qualcosa, per farci da guida, ed è un maestro sostanzialmente. Questo lo so per esperienza sciamanica. Ha un suo carattere, anche alcune volte duro ed è un po’ come una grande madre severa della selva, della giungla che ama i suoi figli, ma vuole che crescano forti e sani e riescano a sopravvivere alle difficoltà della giungla. L’aspetto che assume è questa bevanda fatta da una o più piante della selva amazzonica, è la sua materializzazione. Si può parlarne molto, però è questo in poche parole.

Quale è stata la tua esperienza durante l’iniziazione?

Io l’Ayahuasca l’ho presa molte volte, e dopo un pò si dimenticano le varie esperienze. Ma, come per gli amori, la prima volta non si scorda mai. È stata forte. Ricordo che eravamo in un gruppo, non da solo, era assieme al mio maestro e anche al tuo maestro, Tsunki. Eravamo in Svizzera credo fossimo 10 persone, ricordo che lo sciamano non ci ha parlato molto. Ricordo che ci ha spiegato quali erano i cibi da evitare, le astinenze da fare per evitare effetti e reazioni indesiderati. Ma soprattutto per purificarci. L’esperienza, quando l’ho presa, come tutti sanno, ha un sapore molto amaro e pessimo che ti fa venire da vomitare. Non è una bevanda che ti piace prendere, anzi, dopo un po’ di volte ha un odore così forte e nauseabondo che vorresti evitarla a tutti i costi. Quindi non è una droga, non crea dipendenza.

Gli effetti sono cominciati ad avvenire dopo circa 45 minuti – un’ora. Tra i vari effetti ho iniziato a voler stare nel buio perché in qualche maniera diventavo sensibile alla luce, che volevo assolutamente evitare Gli sciamani dicono che lo spirito viene dai mondi sotterranei dove non c’è luce, quindi preferisce stare al buio.  L’esperienza è durata 4-5 ore, non ricordo. Ho avuto varie visioni, insomma. L’ho vista in forma di serpente che girava, si mostrava a me. Mi ha parlato. Poi quando guardavo, aprivo gli occhi, vedevo immagini della realtà diverse. Come se tutto fosse finto, una cosa molto strana. Una consapevolezza che solo in quello stato lì sembrava di essere di fronte ad un videogioco. Non so come spiegarlo. Tu sei un personaggio di un videogioco, però il videogioco non è vero. Tutto quanto ti circonda è stato creato da qualcuno, però sei sostanzialmente un personaggio che viene comandato da qualcun altro. Lì ho percepito anche la possibilità che hanno sciamani di modificare questa realtà, come se tutto ad un certo punto diventasse fluido, come se sei capace a farlo, di poter muovere le cose.

Per esempio muovere situazioni?

Situazioni, sì. Manipolare, modificare la realtà. Non è così semplice. Questo poi l’ho scoperto anche con l’esperienza sciamanica di poi, che sciamani possono farlo.

Tornando alla tua esperienza durante l’iniziazione, che visioni ti ha dato la pianta maestro?

Alcune volte comparivano dei frattali, le visioni, soprattutto all’inizio non erano visioni che controllavo. Si impara con il tempo a farlo, a fare in modo che queste visioni, che la pianta ti aiuti per quello che tu vuoi fare. L’Ayahuasca sostanzialmente è un aiutante per gli sciamani. Però come tutte le cose ci vuole una certa relazione, in modo tale che ti faccia fare quello che vuoi tu, mentre all’inizio sei in balia dell’Ayahuasca. Lei ti fa vedere quello che vuole. Un po’ come andare a cavallo, all’inizio se non sai come cavalcarlo, il cavallo ti porta dove vuole lui. Dopo un po’ con l’allenamento inizi a governare bene il cavallo, portarlo al galoppo, ecc. Le visioni potevano essere dei frattali che poi ho scoperto sono visioni che mostrano la base della realtà, lo sanno anche i matematici, scienziati. Altre visioni potevano rappresentare cose della mia vita. É passato molto tempo, non ricordo bene.

Una cosa che mi successe, è che ad un certo punto ero entrato in un “loop”, che mi sembrava di rivedere sempre la stessa cosa, più volte. Come se andavo al bagno, però lo vivevo più volte. Come in un film con Tom Cruise “The edge of tomorrow”, che è un film basato su un meccanismo narrativo in cui certe esperienze vengono ripetute più volte ed ogni volta il personaggio fa dei cambiamenti. Con l’Ayahuasca vivevo questa cosa. L’Ayahuasca mi ha fatto intuire che nella realtà profonda, il tempo che noi pensiamo sia lineare e non modificabile, in realtà il tempo è fluido. Può in certi versi essere modificato.

L’incontro con la pianta maestro ha cambiato il tuo modo di vedere la natura?

Mi è difficile rispondere a questa domanda. In realtà tutto il percorso sciamanico mi ha fatto cambiare la visione della natura. Il percorso sciamanico è iniziato prima di quando ho preso per la prima volta Ayahuasca, quindi qualcosa mi aveva già preparato, mi aveva già approfondito la conoscenza della natura. Per me la natura è qualcosa di vivo. Non è più qualcosa di inerte come prima pensavo, o qualcosa di molto distaccato da noi. Certo, con l’Ayahuasca, con la prima esperienza, ma anche le altre, ti rendi conto ancora di più, perché lo percepisci, del fatto che la natura è un luogo molto potente e vivo da cui tutti quanti noi esseri umani abbiamo origine.

Cosa intendi per vivo? Anche un biologo vede vita nella natura.

Con l’Ayahuasca ti rendi conto che le piante sono abitate da tanti esseri, esseri di vario tipo. Sciamani li chiamano Pásuk, sciamani amazzonici intendo. Possono trasmetterti insegnamenti, ti insegnano delle cose. Anche gli animali, gli insetti, i mammiferi, i rettili, ecc. Quando sei con l’Ayahuasca possono parlarti e trasmetterti cose. Ricordo ora che la prima esperienza di Ayahuasca mi faceva vedere questo. Vedevo gli alberi con un alone, con un’aura. Vedevo ben chiaramente che erano vivi, c’era qualcosa di ben di più di quello che la biologia può spiegare. La biologia analizza solo un aspetto superficiale della realtà, della natura.

Dopo che hai cominciato a vedere la natura come viva, abitata da esseri, è cambiato il tuo approccio nei riguardi della natura?

Sì, sì! Chiaramente, sto molto più attento, sto molto più attento ai posti in cui vado, ai segni che vedo. Cerco quando possibile di pulire, di non lasciare immondizie. Pulisco se qualcosa lascia della plastica. Inoltre, più di prima, quando non avevo iniziato questo percorso, io mi sento a casa. Molto di più di quando sto in città, mi ricarica. Trovo ispirazione, mi sento più radicato, “grounded” in inglese.

Per radicato cosa intendi?

È una parola difficile da spiegare, devi semplicemente provarlo. I pensieri si calmano, c’è più pace, più chiarezza. Non saprei spiegarlo a parole.

Adesso fai donazioni?

Sì, al WWF.

Sei coinvolto in attività legate alla protezione dell’ambiente?

No, non ancora, può darsi che lo faccia in futuro. Non ho avuto possibilità di farlo per via di tutti i miei impegni. Se volessi dedicarmi bene ad una cosa, avrei bisogno di tempo.

Voti alle elezioni politiche?

No, vivo all’estero da molto, quindi sono un po’ distaccato dalla politica italiana adesso.

Dimmi qualcosa in più riguardo agli insegnamenti, se tu volessi parlarne a qualcuno che non ha mai incontrato questi spiriti, come glielo descriveresti?

Non so se ne sono capace. L’ultima volta che ho provato a spiegare queste cose ad una mia ex-ragazza che voleva saperne di più, dopo due settimane da quanto ho iniziato a parlargliene mi ha lasciato, terrorizzata! Forse vorrà dire che non sono bravo a comunicare queste cose con chi ne è estraneo… Lei fa anche cose spirituali, meditazioni di vario genere, però è tutto new age… Era veramente spaventata da queste esperienze. In effetti lo sciamanesimo, quello vero, autentico ti mette alla prova. Ti fa vedere e sperimentare una realtà completamente diversa da quella in cui viviamo ogni giorno. “Shamanism is not for the faint of heart.”

Sto pensando ad altri insegnamenti. Mi ha insegnato, una delle cose fondamentali forse, mi ha fatto vedere la rete dell’universo, che alla base dell’universo, può essere visto come una grande ragnatela, dove i singoli individui, non sono altro che punti che vengono uniti dalla ragnatela. C’è questa rete infinita, come un web, di connessioni tra tutte le cose. Questa base è femminile. Un po’ difficile da spiegare. L’Ayahuasca mi disse che il femminile è alla base dell’universo. Quindi noi della civiltà occidentale diamo molta importanza all’individualità, siamo molto egoisti. In realtà in una visione globale, non siamo importanti. Siamo solo nodi di questa enorme rete. Quello che conta è in realtà le connessioni, la ragnatela. Nel percorso sciamanico, soprattutto l’Ayahuasca mi ha insegnato, è importante riuscire a connettersi e vedere questa rete che unisce tutte le cose e diventarne anche uno strumento per spiriti più elevati, che hanno una saggezza e consapevolezza molto più elevate delle nostre. Fare questo non è semplice, bisogna riuscire a sintonizzarsi con l’universo. Bisogna riuscire a svuotarsi, ad essere dei canali.

Cosa intendi per svuotarsi?

Liberarsi dell’importanza personale. Questa è la strada, facendo così si diventa dei canali e spiriti possono operare guarigioni o altre cose attraverso di te. Parlo di spiriti più alti, più evoluti. Nella guarigione sciamanica è così. Lo sciamano o il guaritore non è altro che uno strumento, non è lui che fa la guarigione al paziente, in realtà sono spiriti aiutanti che attraverso di lui agiscono sul paziente.

Puoi dirmi qualcosa a proposito del ruolo di guida dello sciamano in questi rituali? Ho avuto testimonianze di persone che prendendo parte a rituali non guidati da uno sciamano, ne hanno poi avuto ripercussioni anche gravi.

Se parliamo specificamente di Ayahuasca, io ho fatto dei rituali con altri sciamani, non molti. Però devo dire che la maggior parte dei rituali a cui ho partecipato sono stati con Tsunki e gli altri li ho fatti con un altro sciamano della tradizione Shuar. Non ho mai partecipato a rituali con non sciamani o persone che si improvvisano guide “fai da te”. Ne ho sentito parlare.

Quello che possono dire è che uno sciamano amazzonico è molto importante, soprattutto  fare il rito all’interno di una tradizione particolare. Lo sciamano non è solo lui, non c’è solo lo sciamano, ma tutti i suoi spiriti aiutanti e gli spiriti della tradizione. Loro proteggono i partecipanti alla cerimonia, impedendo che ci siano influenze esterne che possono influenzare i partecipanti, facendogli fare esperienze brutte. Quando ci sono questi rituali, possono esserci vari spiriti che girano e alcuni di questi non hanno buone intenzioni. Possono essere anche spiriti legati ai partecipanti che in qualche maniera vogliono impedire che il partecipante faccia questa cosa. Ci sono tante cose che possono succedere. È importante che quindi ci sia uno sciamano che sovraintenda la cerimonia, anche se non è fisicamente presente. È importante che ci sia. È importante anche il gruppo e la comunità, perché la comunità ti permette di condividere la tua esperienza. Non è importante solo l’esperienza, ma anche il riuscire a processare dopo l’esperienza. Io ho l’impressione che questo non succede sempre, per esempio quando persone prendono parte a rituali fatti in maniera non tradizionale. Effettivamente io ho sentito di persone cha hanno preso Ayahuasca con amici che hanno avuto esperienze orribili, completamente spaventati. A me non è mai successo ed ho sempre partecipato a rituali guidati da sciamani.

Hai detto che hai preso parte a riti con Ayahuasca sia in Europa ed In Amazzonia. C’è una differenza negli insegnamenti della pianta?

Ogni cerimonia è diversa, anche con lo stesso sciamano. In Amazzonia l’esperienza fu molto forte. C’è una differenza perché si sente la differenza dello sciamano, con potere differente, carattere differente. La cosa mi piacque molto in Amazzonia è che lo sciamano cantò tutta la notte, questo si sentiva molto durante l’esperienza. Ma non era il mio sciamano, il mio maestro. Con Tsunki ogni volta che si prende Ayahuasca lo si fa con un obiettivo preciso, di fare un lavoro sciamanico particolare, una guarigione. L’ultima volta che la presi si lavorava con una persona e si vedevano i collegamenti che questa persona aveva con i membri della sua stirpe. Si vedevano fili uscire da lui e connettersi ai membri della famiglia. L’Ayahuasca te lo mostra, ti mostra quelli sono le influenze che un parente può avere nella vita della persona. Poi l’Ayahuasca ti spiega quali sono i problemi. Lì si può andare a lavorare e anche a guarire. Mentre in Amazzonia quello che ho fatto è qualcosa non legato ad un particolare lavoro sciamanico. Si prendeva l’Ayahuasca e questa ti poteva spiegare alcune cose. Effettivamente mi ha parlato di alcune situazioni lavorative, ma non solo. Però non era collegata ad un lavoro sciamanico molto più avanzato.

Poi c’è da dire che l’esperienza varia a seconda dello sciamano, della qualità della bevanda, dipende da come viene preparata. Dai componenti, le piante posso essere diverse. Ci sono tante variabili. L’Ayahuasca stessa può decidere di farti vedere alcune cose e non altre, non è mai uguale.

Quindi il potere della pianta può arrivare intatto anche in Europa.

Sì, può arrivare intatto. Bisogna conservarlo bene. La bevanda che contiene tutte le componenti si guasta in fretta, se si prepara qui la qualità è buona. Ho sempre l’impressione sia meglio prepararla nella natura.

[Altri pensieri di Mayu sull’Ayahuasca li potete leggere in questo post]

Nankita, ruba cuori

Di giorno Nankita, colf di Tsunki, di notte apprendista.

[Seconda delle mie interviste, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Antonello “Nanki” Accomando, apprendista e curandero]

Ti chiedo di andare con la tua memoria nel passato, a prima dell’Iniziazione. Come avresti descritto la natura?

Era un luogo tranquillo che mi attirava e nel quale mi sentivo bene.

Ci passavi tanto tempo?

Abbastanza. In una settimana poteva capitare anche tutti i giorni, mediamente 3-4 volte ci andavo di sicuro.

Quale era il motivo principale per cui andavi in natura?

Stavo bene, mi piaceva. Andavo a fare attività, arrampicata, trekking, camping. Oppure anche solo passeggiate. Poi l’ho scoperto perché andavo sempre! Venivo attirato e l’ho scoperto dopo. (ride)

Sei mai stato coinvolto nel passato con attività di protezione dell’ambiente?

Sì! Facevo parte del WWF. L’iscrizione ce l’ho dal 1984, avevo 11 anni. Eh, hai capito!?

Facevi donazioni?

All’epoca pagavo la tessera di iscrizione, quelle erano le mie donazioni.

Tu votavi in politica?

Sì, votavo.

Tenevi in considerazioni le posizioni dei partiti in materia ambientale?

No!

Il motivo?

Perché sono tutte fandonie!

Passiamo allo sciamanesimo. Dove hai fatto la tua Iniziazione?

In Amazzonia!

Come la descriveresti l’Iniziazione all’Ayahuasca?

Che non mi ha fatto niente! Fu proprio così. Non ebbi alcun tipo di effetto. Poi mi spiegarono che il nesso causa-effetto non esiste. L’Abuelo (il “nonno” Vicente Jua, maestro di Tsunki; leggi di più qui) disse: este hombre es muy resistiente. Lui soffiò poi degli Tséntsak nell’Ayahauasca e me la diede. L’Ayahuasca durò 12 ore e passai 10 ore a bestemmiare i santi europei. Vomitavo e avevo diarrea. Non riuscivo a stare in piedi. Poi ho avuto visioni tutta la notte. La foresta si era completamente illuminata, ma credo pure per il canto dell’Abuelo. Lui Iniziò a cantare i suoi Anent (canti sacri) e solo quello è come se accendesse la luce nella foresta.  Molto particolare. Lo puoi pure chiedere a Nantu. Era incredibile quell’effetto.  Come cantava lui l’Anent…, sembrava si accendesse la luce. Sembrava tutto visibile: un po’ contribuiva certamente l’Ayahuasca e un po’ la sua voce.

Cosa ti successe durante quella notte?

Le classiche visioni, le conosci pure tu. Dopo il tremendo effetto iniziale della purificazione, in realtà non ricordo tanto bene. Quelle che mi ricordo meglio sono gli uomini con le astronavi. Poi ho scoperto che erano gli Antichi Signori [leggi qui]. Nella cosmovisione sciamanica gli Antichi Signori si rifugiarono sulla terra inseguiti da predatori cosmici. In realtà avevano una forma di rettile ed erano abbastanza grandi, dovevano essere i dinosauri, come li conosciamo poi oggi. I predatori cosmici non riuscirono a scovarli e decisero di prendere forme più piccole per nascondersi, decisero di nascondersi in animali più piccoli. Sono nel DNA e vivono a livello della colonna vertebrale.

Poi la connessione con il tutto mi è rimasta molto impressa. Questo senso di assenza di divisione. Non c’è una divisione tra gli esseri. L’apparizione della ragnatela, la matrice che mantiene in piedi la realtà. Ognuno di noi è un punto di questa ragnatela e siamo tutti quanti interconnessi. Tutti gli esseri tra di loro sono interconnessi. Alcuni sono più distanti l’uno dall’altro, ma questo è solo perché due punti della ragnatela possono essere più vicini e due punti più lontani. Ne avevo avuto esperienza prima, per via di un’altra pianta di potere che non era l’Ayahuasca.

Quindi anche altre piante di potere possono dare rivelazioni simili?

Per la mia esperienza le piante di potere ti mettono alla prova, come fanno gli Spiriti in genere. Soprattutto quelli potenti come le piante di potere. Ti attaccano sulle paure, sulle debolezze. Una volta che tu superi questi punti, cioè superi la paura e la debolezza allora dimostri a loro che sei intenzionato a proseguire e andare fino in fondo, allora ti mostrano visioni più importanti. Possono darti visioni che riguardano segreti della natura, del cosmo. Anche i funghi mi avevano mostrato la ragnatela e l’interconnessione.

Come ti sei sentito durante quell’esperienze?

Sono sempre andato a cuor leggero in tutte queste esperienze. Mi sono sempre buttato dentro senza mai pensarci troppo. Non ho mai avuto problemi, né emotivi, né psicologici, di nessuna natura. Non ho nemmeno sofferto fobie, soprattutto con quelle potenti. Con quelle meno potenti magari qualche fobia mi prendeva. Mi sono sempre sentito benissimo al di la degli effetti fisici, che sono quelli che ti fanno stare male. Non mi sono mai sentito triste o abbattuto.

Dopo l’esperienza con l’Ayahuasca, è cambiata la tua visione di natura?

Sì, certo! Innanzitutto, ho capito perché ci andavo sempre. Perché la natura da un sacco di insegnamenti e al di la della pace che uno ci può trovare e al di la del grado di consapevolezza che uno può avere, uno può avere una consapevolezza più ampia rispetto a quella di un altro, quindi uno ci trova la cosiddetta pace interiore. Io ero attratto dalla natura ho capito in seguito all’Ayahuasca, perché in realtà cercavo gli spiriti, cercavo la loro guida ed il loro consiglio. Volevo capire e solo stando in natura puoi percepire gli spiriti in maniera completa. Sono più facili da vedere, sono più potenti, è il luogo in cui abitano. Poi lo straordinario potere degli alberi, poi solo dopo ho scoperto che erano abitati da Spiriti chiamati dalla mia tradizione Pásuk, la gente delle piante.

Collabori durante i lavori sciamanici con i Pásuk?

Sì, si fanno nella tradizione Shuar. Si fanno sia lavori iniziali che più profondi. L’approccio con i Pásuk non è immediato, c’è tutto un percorso per imparare a relazionarsi con loro. Prima c’è un approccio con i loro attrezzi, utensili, di questi spiriti. SI acquisisce dimestichezza con questi e poi magari si fa una conoscenza degli spiriti stessi.

Come è cambiata la tua relazione con la natura?

Innanzitutto, ha avvicinato il mio cuore alla natura. Prima la cercavo, mi piaceva, ci stavo bene dentro, però non avevo compreso che ci dovevo mettere il mio cuore dentro. In questo senso è cambiato molto. Magari faccio le stesse cose, quando vado a passeggiare porto una busta per raccogliere i rifiuti. In questo non è cambiato. Anche prima rispettavo la natura, però è cambiata la percezione che ho nel cuore della natura. Questa è una cosa che non si può spiegare in altro modo. O la provi, o la provi.

Adesso passi più tempo in natura?

Forse passo lo stesso tempo, ma la qualità è diversa. L’impiego del tempo che ne faccio è diverso. Magari una curanderia la faccio in natura, quindi devo fare più lavori. Oggi, difficilmente vado in natura per la passeggiata, faccio sempre un lavoro sciamanico.

Quindi per le guarigioni sciamaniche vai in natura?

La guarigione sciamanica in natura ha molto più potere, qualunque essa sia. Quindi qualsiasi lavoro sciamanico se lo puoi fare in natura, è molto meglio. Se poi non c’è possibilità, un po’ perché gli occidentali soffrono il freddo o non puoi dirgli di stare fermo sotto la pioggia, sdraiato sul tappetino mentre ti faccio la cura… è un limite che non abbiamo noi curanderos, ma ce l’ha un paziente occidentale.

Fai donazioni per la natura ora?

Sì, dono a varie associazioni, come WWF e Greenpeace. Mi è stata insegnata l’importanza delle compensazioni, no? Quindi restituire i doni alla natura, se uno non lo può fare utilizzando una via, ne trova un’altra. Donazioni a queste associazioni è un modo di compensare. Se devi compensare qualche azione sbagliata o perché gli spiriti ti indicano che facendo questa donazione compensi qualche tuo comportamento anomalo, lo fai. Sono molte più di prima. Prima non sapevo perché, adesso lo faccio con una consapevolezza diversa, agli Spiriti della natura.

Adesso voti?

Non vado proprio a votare. Questa è una cosa che è cambiata 😉 Purtroppo non ha più senso.

Secondo la tua esperienza è diverso prendere Ayahuasca in Amazzonia, rispetto che in Europa?

Sì, certamente. Quello lo puoi spiegare solo ad un praticante. Nel senso che se tu sei lì, sei nella casa dell’Ayahuasca, che è uno spirito dell’Amazzonia. Quando tu lo porti qui, si adatta e cerca di adattarsi, non è nel suo ambiente. In Amazzonia esprime tutto il suo potenziale, non c’è niente da fare. Dal punto di vista occidentale, puoi pensare che lì trovi la pianta fresca. Dal punto di vista scientifico le visioni sono più potenti perché la pianta è fresca e il principio attivo è più alto. Dal punto di vista sciamanico vedi che lo spirito è a casa sua, nel suo ambiente, quindi lavora molto meglio.

Cosa ne pensi dell’uso dell’Ayahuasca fai da te per sballarsi o comunque senza guida e preparazione?

L’uso ricreativo è da evitare, di tutte le droghe. A meno che non la circoscrivi nell’ambito rituale. Se proprio vuoi farne un uso ricreativo, comunque va circoscritto all’ambito rituale, quindi consapevole. Magari lì puoi ottenere qualcosa e comunque mostri rispetto allo Spirito della Pianta. Ad ogni modo sconsiglierei a tutti l’uso ricreativo. Secondo la tradizione Shuar, la prima volta che prendi l’Ayahuasca è possibile che incontri l’Arutam. Questo deve essere per forza spiegato e guidato da uno sciamano. La pianta va presa sotto la guida dello sciamano, fosse anche solo per questo motivo.

Adesso ti devo chiedere che cos’è l’Arutam?

L’Arutam nella tradizione Shuar è una sorta di anima aggiuntiva che ci viene donata dai nostri antenati. In una visione antropologica della cosa, in termini che la gente è più abituata a sentire, l’Arutam è come un animale di potere. L’Arutam è però molto più potente. Questa è una semplificazione per rendere la cosa digeribile agli occidentali. [Leggi di più qui]

Mentre in maniera non digeribile cosa puoi dire?

La ricerca dell’Arutam è un rituale che si compie nella vita quando la si vuole cambiare, quando pensi che sia giunto il momento di cambiarla. Per un qualsiasi motivo che sia serio od importante. Va bene anche se sei completamente disperato, va bene anche se sei completamente malato e povero. Allora l’unica cosa che ti può salvare e aiutare a cambiare la vita, è un Arutam. L’Arutam è uno spirito che ci viene donato dagli antenati, se ne prendi il potere e lo riesci a conquistare e gestire, la vita te la cambia completamente. A me l’ha cambiata 3 volte, perché l’ho fatto 3 volte. Posso testimoniare per esperienza diretta. Anche la prima volta, non sapevo che diamine fosse, l’ho fatto in Amazzonia. Me l’ha cambiata e basta e non avevo idea di cosa potesse essere una ricerca dell’Arutam.

Come te l’ha cambiata?

Mi ha fatto diventare un curandero. Più lampante di questo.  Ero una persona comune, non lo volevo nemmeno fare, non l’ho scelto io. Ero in Amazzonia per fare esperienze, volevo diventare tutto nella vita meno che curandero. Lo sai no, come funziona. Se poi ci pensi ti viene da dire “Chi me l’ha fatto fare!”. Se mi facevo i fatti miei. Perché molti sacrifici che si fanno, lo sai benissimo, si fanno per fare il curandero e non per te stesso, ma per gli altri. Sacrifici, astinenze, ricerca di potere, studi, fai… una vita ritirata per molti periodi dell’anno. Quando poi hai la possibilità di essere sociale lo sei, però le occasioni sono meno. Cambia!

Quale è il ruolo dello sciamano in tutto questo? In particolare, nell’Iniziazione.

Il ruolo dello sciamano è fondamentale perché gli Spiriti sono come persone, se vuoi interagire con una persona ci interagisci solo se la conosci. Lo sciamano ti presenta gli spiriti, una volta che ti ha presentato la persona dell’Ayahuasca, tu vuoi interagire, lei ti accetta, non ti crea complicazioni, danni. Se ti approcci senza presentazione i rischi sono molti, perché gli potresti mancare di rispetto in vari modi. Allo spirito non interessa niente se tu sai o non sai.

Hai menzionato il rispetto molte volte. Sembra una componente fondamentale del lavoro sciamanico.

Uhm, è una cosa fondamentale nella vita, quindi, di conseguenza, anche nello sciamanesimo. Rispetto significa dare la dovuta importanza a quello che si fa. Se tu dai la dovuta importanza a quello che stai facendo, puoi tranquillamente usare l’Ayahuasca per scopo ricreativo, ma devi essere consapevole di quello che stai facendo e devi dare la giusta importanza allo spirito.

Ultima cosa! Cos’è che ti ha spinto a continuare con lo sciamanesimo?

Più che quello che mi spinge a continuare è quello che mi spinge a non andare via. Perché se penso a smettere di fare sciamanesimo, penso, ma poi che diavolo faccio. Non saprei che cosa fare. Se penso ad altro non ho un’alternativa.

Pinchu, il falco del carso


Churuwia (in lingua Shuar), detta anche “aguila arpía” (Harpy Eagle). È Pinchu in una delle sue varie manifestazioni 😉

 

[Questa è la prima delle interviste di Marco Tuna, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Alessio “Pinchu Churuwia”, apprendista e curandero]

Vai con la tua memoria a prima della tua Iniziazione all’Ayahuasca. Come avresti definito la natura?

Prima dell’Iniziazione o prima di aver fatto sciamanesimo, difficile distinguere, ti avrei risposto che la natura era un sistema complesso di organismi e microorganismi che venivano fuori, venivano generati da un serie di miriadi di intrecci chimici e fisici e che per una questione dovuta alle leggi della chimica e della fisica, quasi del tutto casuale, avevano generato sulla Terra, perché c’erano le condizioni di proliferare, del proliferare della vita e di creare questo complesso ordine che è la Natura e l’equilibrio che aveva creato la natura. Perché la Natura è sulla Terra, dove c’erano le possibilità per svilupparsi.

In quel periodo li, il tuo rapporto con la natura, la tua connessione con la natura, com’era?

Avevo piacere nello stare nei luoghi naturali o nell’andare a visitare luoghi naturali perché, spesso in questi luoghi potevi trovare delle sfide che nei luoghi civili non trovavi più. Non solo, diciamo, fisici (quelli si possono trovare nell’ambito civile), ma proprio di sfida con la natura, che è un sistema che ha un suo equilibrio e che in alcune situazioni, soprattutto quelle più distanti da tu che vivi in città, non è facile stare. Io quando era ragazzo ho fatto sia arrampicata sportiva, sia immersione subacquea, o sci. Quindi andavo da zone dove c’erano montagne e ti dovevi confrontare con una natura diversa, quindi con una condizione della natura diversa, oppure sott’acqua, e quindi una situazione ancora diversa. Il mio approccio era un po’ quello.

Un approccio della sfida adrenalinica sportiva?

Si, anche se non era legato allo sport come agonista, ma per una questione personale: “Se io vinco questa sfida, poi sono in grado anche nella vita di vincerne altre”. Veniva vista come una sorta di misurazione della capacità di adattamento.

Che cos’è una cerimonia di iniziazione all’Ayahuasca?

Da un punto di vista pratico è molto semplice: significa bere la pianta dopo alcune ore in cui non si è mangiato o bevuto nulla. Da un punto di vista proprio pratico e materiale. Però dal punto di vista di quello che realmente equivale la cerimonia di Ayahuasca, che di solito viene fatta in gruppo, ma può anche essere fatta singolarmente, però in gruppo è anche meglio. Si tratta di un momento in cui vieni presentato a quello che nella tradizione sciamanica è uno spirito molto potente, come fosse una persona molto potente, molto saggia e molto potente. Tu vieni presentato tramite lo sciamano che fa da mediatore e è il primo passo per entrare in contatto con questo tipo di spiriti, che però implica anche entrare in contatto veramente con tutta la tradizione che è legata a questo tipo di spiriti. Inizialmente si parla di contatto con l’Ayahuasca, ma quando entri in contatto con essa, in realtà stai cominciando ad entrare in contatto con tutta la tradizione legata ad essa. Anche se non te ne accorgi subito, ma è una cosa che capisci dopo.

Quindi lo sciamano fa da mediatore?

Si!

Nel caso non ci fosse lo sciamano e tu comunque prendi la pianta?

Allora, questo tipo di approccio, rischia di avere dei contraccolpi, se cosi vogliamo chiamarli, perché in realtà tu stai acquisendo la pianta da un punto di vista chimico e fisico, ma non è detto che tu entri in contatto con il potere e lo spirito della pianta, perché potrebbe la pianta non volerlo fare. Il problema è che però tu, comunque alterando la tua coscienza, potresti entrare in contatto con altre entità che potresti scambiare per lo spirito della pianta, il quale invece potrebbe dirti o indicarti cose errate e quindi in realtà rischi di avere degli effetti legati alle visioni, alle percezioni che hai, sfalsati. Alcuni effetti chimici e fisici rimangono, quindi alcuni effetti di purificazione della pianta rimangono, positivi, per esempio la disintossicazione da alcuni tipi di droghe che creano assuefazione, (secondo alcuni studi c’è questo aspetto, ma ancora non completamente provato). Tuttavia, ci sono anche dei contraccolpi negativi. Per esempio, potresti avere l’impressione di aver compreso alcune cose, ma in realtà questo ti porta solamente a fare delle scelte che alla fine ti danneggiano nella vita reale. Superata la cerimonia, quando tu decidi di agire sulla vita reale, potresti in realtà non agire dove dovresti, oppure agire in maniera che ti danneggia, invece che a tuo vantaggio.

Riesci a descrivermi cosa succede durante la cerimonia?

Prima c’è di solito un periodo in cui si sta senza bere e in digiuno, qualche ora prima si può fare un pranzo leggero, ma la prima volta può anche non esserci il pranzo, dipende dalla situazione. Di solito lo sciamano ti parla della tradizione a cui lui è legato ed è legata la tradizione dell’Ayahuasca e ti può anche raccontare dei miti che riguardano o la cerimonia o la tradizione sciamanica. Subito dopo c’è il momento in cui lo sciamano “cura” l’Ayahuasca, quindi nella tradizione Shuar lancia i suoi Tséntsak nell’Ayahuasca e poi ti fa prendere la pianta.

Cosa sono gli Tséntsak?

Nella tradizione Shuar, Tséntsak sono spiriti che vengono acquisiti con un addestramento e che vengono donati dalle piante e che sono spiriti che hanno una particolarità che una volta acquisiti rimangono dentro la persona, nello stomaco. Infatti, hanno anche una componente materiale che vive nello stomaco dello sciamano o della persona che è stata addestrata, lo Tséntsakero. Quando si vuole attingere di nuovo a questo potere, lo sciamano risveglia i suoi Tséntsak o li nutre sia con l’Ayahuasca (utilizzata anche per questo motivo), oppure li risveglia con l’odore dell’Ayahuasca e ritira su dallo stomaco questo potere che sale su come una bava e arriva fino alla bocca. Quella è la bava degli Tséntsak, dove esse si moltiplicano e poi lo sciamano soffia questo potere sull’Ayahuasca che in pratica cura la pianta. Questo collega il potere della pianta con il potere dello sciamano e della tradizione e suggella anche l’Iniziazione. Infatti, è un’Iniziazione perché c’è un collegamento tra l’Ayahuasca e lo sciamano e i poteri degli Tséntsak. Gli Tsentsak dello sciamano vengono passati da sciamano in sciamano quindi sono Tséntsak che vengono da una tradizione antichissima di migliaia di anni fa e che sono stati tramandati continuamente durante i secoli. Quindi mantengono il contatto con tutta la tradizione precedente.

Cosa succede dopo che l’Iniziato prende Ayahuasca?

Dopo che l’iniziato ha preso l’Ayahuasca si aspetta un 15 minuti / mezz’ora finché la pianta fa effetto. Si aspetta in una zona semi-buia o buia, perché la luce da fastidio e dopo un po’ la persona dovrebbe cominciare a sentire un’alterazione dei propri sensi come se, loro dicono, si sente “borracha”, ubriaca. La persona potrebbe cominciare ad avere delle visioni. Queste visioni possono essere o che comincia a vedere ad occhi chiusi come dei segmenti o linee colorate che si muovono, all’inizio, oppure può cominciare ad avere delle visioni vere e proprie più complete. All’inizio uno può avere delle visioni, noi che non siamo abituati (noi Occidentali), possiamo avere delle visioni leggere o accennate e poi invece durante il corso della cerimonia possono crescere e diventare delle visioni più forti, più nette, più nitide. Quando cominciano queste visioni, la persona che era seduta, si distende, e quello che si sperimenta è che, all’inizio soprattutto, la persona non ha il controllo di queste visioni, non riesce a controllarle, può vedere delle cose e avere fatica a seguirle che subito la visione cambia e ne cominciano delle altre. Oppure può sentire dei suoni che però non ci sono nell’ambiente, oppure sentirli più forti, oppure cambiano, e cambia anche la visione. Oppure ci sono dei suoni che arrivano dall’esterno ed entrano nella visione e quindi si mischiano, ma tu non riesci a controllare la cosa, va tutto per conto suo. Questo effetto va a onde. Uno comincia ad avere delle visioni, le visioni diventano forti, poi si placano un attimo e poi ricominciano così… Fanno un effetto di “Mar reacion”, come il movimento del mare che si alza e si abbassa. Durante queste transizioni è possibile che ci siano degli effetti fisici, che la persona debba vomitare, questo poi alza il potere quindi le visioni diventano più forti. Oppure la persona deve andare in bagno perché ha delle scariche di diarrea. La persona può avere delle difficoltà perché si sente come ubriaca, questi effetti fisici fanno parte della purificazione della pianta che si hanno a seconda della quantità e permettono di eliminare alcune tossine del corpo e vengono utilizzati (questi poteri purificatori) in alcune cerimonie anche solo per fare questo, come aspetto di curanderia (curanderia è la cura sciamanica). Successivamente all’interno di queste visioni si possono avere anche dei dolori su alcune parti del corpo che sono i punti dove il nostro potere è bloccato o c’è una tensione emotiva molto forte che si è accumulata, allora sentiamo il dolore perché in realtà è la pianta che cerca di sbloccare questa tensione, questo potere bloccato, fa sempre parte della cura della pianta e i nativi, molti di loro, cantano durante la cerimonia perché cantando aiutano a far lavorare meglio la pianta, a far scorrere meglio il potere della pianta e a sbloccare il potere.

Cambia la tua identità personale in tutto questo?

Ci possono essere degli effetti. Puoi sentire le tue parti del corpo in maniera completamente diversa da come le senti di solito, o perché hai una sorta di shapeshifting (cambio di forma), quindi le senti come una parte del corpo di un animale, o perché senti più parti del corpo, come un animale con più appendici. Ti senti come un polipo, ma tu non hai 8 braccia in realtà! Cambia la percezione del corpo, oppure puoi avere una percezione del corpo alterata, come una sorta di smembramento e quindi sentire le parti del corpo divise. O separate, che tu salti da una all’altra, oppure puoi avere difficoltà a percepire chi sei e dove ti trovi. Questo è più difficile, ma può capitare. Di solito con l’Ayahuasca hai sempre una coscienza di dove stai, una coscienza ce l’hai, ma con una percezione molto alterata. Puoi avere visioni di spiriti che ti fanno vedere delle cose o ti fanno provare sensazioni particolari o ti portano in luoghi dove la fisica sembra che funzioni diversamente, oppure dove hai una percezione di caldo e di freddo differente da quella di dove ti trovi in quel momento.

Ed il tempo?

Puoi avere addirittura una percezione del tempo modificata, come se tu fai un’azione, ma sei convinto di averla già fatta. Oppure fai un’azione, fai delle azioni, tipo vai in bagno e torni dove stavi prima, ma sei convinto di non essere andato in bagno. Oppure ritorni in bagno, ma ti ritrovi invece nel posto dove stavi nel tuo sacco a pelo. Quindi puoi avere un effetto di confusione, di percezione alterata. Percepisci in maniera diversa il passato ed il presente. Questo è difficile, ma può capitare.

Poi però potresti avere delle percezioni, soprattutto alla fine, quando le visioni scendono, di una consapevolezza più ampia, rispetto a quella che hai normalmente, quindi avere delle intuizioni su aspetti della tua vita e su legami o su aspetti della tua quotidianità e sui rapporti con gli altri. Puoi avere delle intuizioni, per cui, finita la cerimonia, puoi fare o decidi di fare dei cambiamenti nella tua vita che si solito sono positivi. Questa sorta di intuizioni ce le hai verso la fine, perché l’Ayahuasca ti tiene sveglio, quindi tenderai ad addormentarti molto tardi. Le visioni finiscono, ma la coscienza è allargata. Capisci delle cose per cui poi cambi la tua vita con esiti positivi. Questo succede varie volte, per esperienza personale.

Sperimenti un senso di connessione, in generale?

In realtà quando tu prendi Ayahuasca e passi in uno stato di coscienza alterato, cominci a percepire e sentire le connessioni e le interconnessioni che tu hai con tutto l’ambiente che ti circonda. Con le persone, con la nature, con gli esseri viventi, con le cose, con gli ambiti della tua vita, con gli organi del tuo corpo, quindi nel momento in cui percepisci…puoi anche vederli, come fili che collegano le persone tra loro o le persone con la natura, ecc. Quando vedi o percepisci queste connessioni ti rendi conto del fatto che in realtà c’è una connessione molto più ampia di quella che riesci a vedere o percepire solo a livello materiale. Siccome non ne vedi una fine, perché sono tante e se ne provi a seguire una vedi che poi si districa all’infinito o quasi, perlomeno non ne vedi una fine, riesci a percepire la connessione con tutto l’universo, perché in effetti la connessione è con il tutto. Parte da te e uno po’ di qua e un po’ di la…ti trovi nel tutto.

Come cambia la tua definizione di natura?

Dopo questa esperienza, la natura diventa un gruppo di coscienze, di consapevolezze che sono strettamente collegate con loro, tra loro e con noi. Perché noi veniamo dalla natura e viviamo in essa, nel mondo in cui stiamo. Tutto questo sistema vivo e consapevole è vivo e pensa, molto di più di quanto tu potresti credere, apparentemente. Tutto questo sistema di interconnessioni, è molto più ampio di quello che ci possiamo immaginare, e in realtà ha a che fare, in generale, un po’ con tutto il sistema del pianeta Terra. Non è solo un sistema di un ambito locale, o circoscritto, si manifesta in maniera diversa a seconda della zona del pianeta Terra e dei climi, ma è una connessione che ha a che fare con tutto il pianeta.

La connessione va anche al di la del pianeta?

Quella che va al di la del pianeta, tu la percepisci di meno, ne percepisci di meno, perché la senti di meno, eccetto per quelle con cui tu sei in contatto più diretto. Nel nostro caso il Sole e la Luna, essendo parte del sistema solare, la connessione è forte. La Luna influisce sulle maree, quindi la connessione è forte. Il Sole regola le stagioni ed è fondamentale. Le altre (connessioni) ci sono, ma le sentiamo di meno, ovviamente. Ci sono però ce ne accorgiamo di meno. Sembrano in secondo piano, ma ci sono.

Il tuo rapporto con la natura come è adesso?

Il rapporto con la natura, a questo punto, è un rapporto come con i padroni di casa. Quando tu sei in natura, sei ospite di persone che ti stanno accogliendo e quindi quando tu sei ospite di persone che ti stanno accogliendo, hai una certa cura. Quando vai a casa di altri e sei ospite hai una certa cura di dove stai e delle persone che ti stanno accogliendo. Anche, ovviamente, quando abiti in zone vicine alla natura, loro sono vicini di casa e quindi tu cerchi di mantenere un buon rapporto con i vicini di casa. Quindi il tuo rapporto con la natura diventa un rapporto con altri esseri viventi. Cerchi di mantenere un buon rapporto e di avere uno scambio, mantenendo un rispetto per la natura e per gli abitanti e gli esseri che ci abitano.

Cosa della cerimonia cambia il modo in cui vedi la natura? Un po’ hai già risposto, ma vuoi aggiungere qualcosa?

Ci può essere anche un altro aspetto. Spesso la mancanza di connessione che si ha con la natura è una mancanza di connessione che si ha anche con le altre persone e la si ha perché in qualche modo si vede una propria importanza personale riferita alla propria persona o al proprio ego che quindi viene in primo luogo. Il resto, quindi anche la natura, in secondo luogo. Perciò viene considerato di minore importanza, ma semplicemente perché si da troppa importanza alla propria persona. Nel rito di Ayahuasca, può apparire, e questo può essere all’inizio un po’ spaventoso, ma nel senso che ti scombussola, ti scuote, perché non ci hai mai pensato, perché in qualche modo perdi o potresti perdere alcune illusioni… ti cominci a vedere come sei realmente, cioè molto più piccolo e meno importante di quello che ti credevi prima. Questo ti può scuotere, ma poi ti permette di andare dalla parte opposta e di crescere. Perché inevitabilmente ti permette di dare il giusto valore alle cose intorno a te, dopo che lo hai dato a te.

Adesso qualche domanda semplice sul tuo comportamento nei confronti della natura. Da prima a dopo è cambiato il tempo che spendi in natura?

Diciamo che per varie ragioni puoi cominciare a preferire di passare più tempo in natura. Per me è stato così. Io vivevo a Milano e passare tempo in natura era difficile perché dovevo uscire dalla città e perdere tempo e questo è complicato, per traffico, ecc. Adesso invece vivo in Friuli Venezia Giulia e la casa dove sto è attaccata al bosco.

La pratica sciamanica ti ha spinto a questa scelta?

Assolutamente si! Perché qui possono raggiungere i posti naturali in maniera molto più veloce, molto più semplice e ci sono dei bei posti.

Fai donazioni per la protezione della natura? Per esempio, ad organizzazioni come il WWF?

In realtà cedo il 5/1000 a Survivor che si occupa di nativi, di varie culture. Quindi legato alla sopravvivenza dei popoli che hanno culture sciamaniche antiche, quindi che mantengono la tradizione e il rapporto con la natura che hanno questi popoli. Tutto è collegato, è un aspetto diverso, ma collegato, è sempre un approccio alla natura.

Donavi anche prima?

No, assolutamente no!

Sei direttamente coinvolto nella protezione della natura? Per esempio, fai volontariato?

Da questo punto di vista, no. Non faccio volontariato. Sebbene possa agire direttamente in natura, per cercare di tenere più pulito il posto dove vado. Raccolgo sporcizia che trovo. Facendo sciamanesimo faccio delle cure in natura, quindi porto pazienti in natura, e la natura mi aiuta nella cura. Questo viene detto al paziente, ovvero che è importante fare il lavoro in natura. Quindi il paziente percepisce il luogo naturale come importante per la sua guarigione, per il suo miglioramento. Perciò lui stesso è portato a migliorare il proprio rapporto con la natura. Quindi diciamo che agisco direttamente nel migliorare il rapporto con la natura delle persone.

Il tuo rapporto con la natura influenza la tua scelta politica?

Si, ma l’ho sempre fatto. Lo ritenevo importante anche prima, perché in Italia abbiamo un grosso problema di dissesto idrogeologico, quindi le politiche ambientali sono fondamentali, indipendentemente dal rapporto con la natura. Quando ti esonda un fiume e ti allaga una città, puoi anche non avere rapporto con la natura, ma finisci male. Quelle erano importanti anche prima. Anche prima ritenevo che mantenere un buon equilibrio con la natura fosse importante per la civiltà, anche urbana. Adesso ha un’importanza in più.

Il tuo rapporto con la natura influenza le tue relazioni con altre persone?

No, non particolarmente. Non è una prerogativa. Non evito altri, diciamo che se una persona è meno attenta glielo faccio notare. Prima ci passavo sopra, adesso cerco di far capire anche all’altro quello che ho compreso. Ma non lo puoi obbligare, questa è una cosa che uno deve comprendere. Obbligando, non entra niente. Viene fatto facendogli fare azioni. Ad esempio, di provare a vedere che succede facendo azioni diverse. L’azione può sempre far cambiare, ma non quella imposta ed obbligata, perché potrebbe reagire anche peggio.

 

Il mio nome è Legione, perché siamo in molti

“Non avremmo religioni senza le esperienze dei loro fondatori, dei profeti, dei santi. È molto interessante che quando le religioni diventano organizzate, molto di frequente si allontanano da tali esperienze. Oggi in molte delle chiese si sentono storie di quello che è successo a gente 2000 anni fa, ma se qualcuno avesse una esperienza vera e propria come quelle che hanno ispirato le religioni, il prete medio chiamerebbe l’ambulanza, e la persona verrebbe portata dallo psichiatra e imbottita di tranquillanti.” – Stainlav Grof, M.D.  psichiatra specializzato in stati alterati di coscienza

Il titolo di questo blogpost è (auto)ironico, ed è preso dal passo del Vangelo di Marco (5,9) che tutti conosciamo:

Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Il mio nome è Legione, perché siamo in molti».

Come il demone Legione, anche noi, del cerchio, siamo in molti. L’abbiamo già annunciato in questo post, adesso riportiamo le testimonianze di alcuni che più volte hanno preso Ayahuasca. Che i missionari chiamavano “la sangre del diablo” (il sangue del diavolo), mentre “internavano” bambini Shuar nelle loro missioni, strappandoli dalle loro famiglie.

L’Uwishín non perderebbe l’occasione per ricordare quello che dice il Vangelo: cioè che, come per Legione, alla fine verremo tutti mandati in una mandria di porci che si getteranno da un dirupo 😉


Alexander Master, Gesù guarisce l’indemoniato di Gerasèni, Koninklijke Bibliotheek, l’Aia (Paesi Bassi), 1430

Una nota sulle interviste. Alcuni usano l’espressione “iniziazione” per indicare qualsiasi assunzione di Ayahuasca. Il termine è quindi usato impropriamente, in quanto si riferisce solo alla prima volta, in cui si viene “iniziati”.

Una cosa però non si può negare: al gusto dell’Ayahuasca non ci si abitua. Neanche gli Shuar ci riescono. In questo senso ogni “toma” (bevuta) è come la prima volta: rivoltante.

Bando alle ciancie e largo alle danze.

Per coincidenza il primo dei molti è anche esperto di danze irlandesi.

È lui. È Pinchu, conosciuto anche con il nome di Churuwia.

Ecco la sua intervista.

La pratica sciamanica e la connessione con la natura


@Alex Saberi, Ritual for the Light

Con grande piacere accogliamo Marco Tuna in questo blog. Durante il suo master in conservazione ambientale all’università di Wageningen, in Olanda, è riuscito a convincere i professori a fare una tesi sul legame che chi pratica sciamanesimo sviluppa con la natura. Il suo obiettivo era piuttosto ambizioso: voleva fare partecipare varie persone ad un rituale di Ayahuasca – approfittando della, almeno presunta, “apertura” olandese in materia – e intervisterle poi per documentarne gli effetti. In particolare voleva farlo con principianti, che mai avevano praticato.

È presto detto che l’intento era di organizzare un cerchio in Olanda con Tsunki.

Dopo tante peripezie – lo stavo aiutando pure io – non ci siamo riusciti. Problemi organizzativi di ogni genere e responsi oracolari negativi ci hanno fatto desistere. Però Tuna, “against all the odds”, non si è fatto abbattere, e all’ultimo un professore gli ha suggerito un’idea ancora migliore: perché non intervistare chi, del nostro cerchio, da anni pratica sciamanesimo? Così la tesi, che era in stallo da molti mesi, è stata completata e il risultato è molto più interessante di come sarebbe potuto essere intervistando degli estranei. E il nostro Tuna, che ha ottenuto il sudato master, è diventato… Mastro Tuna 😀.

Questo post, e quelli a seguire, riporteranno pezzi della sua tesi. Ma soprattutto testimonianze di molti di noi.

Mayu

Le tradizioni sciamaniche di tutto il mondo si sono sviluppate attraverso una costante collaborazione degli uomini con gli Spiriti della Natura presenti nell’ambiente in cui le varie popolazioni vivevano. In molti anni di pratica sciamanica, i membri della nostra comunità hanno incontrato e creato alleanze con questi esseri e ciò ha provocato diversi cambiamenti nella loro vita. L’esposizione alla consapevolezza di Spiriti e le relazioni instauratesi con loro, cambiano completamente il modo in cui le persone percepiscono la natura.

Così, dato che a fianco della pratica sciamanica ho condotto degli studi scientifici in materia ambientale, ho pensato di sviluppare una ricerca in cui al centro ci fosse la relazione con la natura delle persone occidentali praticanti sciamanesimo. Inoltre, con questo lavoro ho cercato di creare una ponte comunicativo tra la realtà accademica e quella sciamanica. Nella vita di molti occidentali è la scienza a stabilire cosa esiste, cosa non esiste. Inoltre, è sempre la scienza a dare spiegazioni alle cose. Per sciamani la scienza è uno spirito molto potente che permette di fare varie cose; crea una certa mappa della realtà. Però sciamani sperimentano altre mappe, sono più fluidi, quindi la scienza la rispettano, ma non si fanno comandare da essa. Per cui, data l’importanza che la scienza ha per molti, questo lavoro ha lo scopo di comunicare con loro e mostrare cosa succede quando le persone di qui (Europa, Occidente) incontrano la tradizione sciamanica, da un punto di vista accademico.

Il risultato è stato una tesi che ha fatto discutere in molti nella mia università, ma che è infine è stata accolta positivamente. Adesso, voglio condividere con voi le interviste condotte per questo studio, che includono le esperienze di alcuni dei nostri amici che formano il Cerchio del Tamburo dello Sciamano. Non commenterò le interviste e nemmeno vi presenterò l’analisi dei risultati (chi vuole può leggerla per intero qui, però è in inglese), ma vi invito semplicemente a leggere queste esperienze, come fossero una storia. Buona lettura!

P.S. Giusto per dare un po’ di contesto alle interviste, qui trovate parte dell’estratto (breve riassunto) della tesi.

L’umanità e la natura stanno affrontando una crisi senza precedenti, che secondo diversi studi può essere collegata alla disconnessione dalla natura della moderna società occidentale. Autori di diversi settori hanno dedicato sforzi considerevoli nella ricerca di percorsi per la riconnessione con la natura. Le pratiche e le esperienze spirituali hanno mostrato potenzialità nel migliorare la connessione con l’ambiente naturale.

Tuttavia, esiste una notevole lacuna nella comprensione degli effetti delle pratiche sciamaniche, catalizzatori di varie esperienze spirituali, sulla connessione delle persone con la natura. In questa ricerca, ho analizzato l’influenza di un’Iniziazione all’Ayahuasca, uno dei rituali più importanti e fondamentali delle tradizioni sciamaniche amazzoniche, sulla connessione dei partecipanti con la natura. A tale scopo, un gruppo di 17 praticanti è stato selezionato e intervistato per comprendere i cambiamenti da loro percepiti nel legame con la natura, derivanti dalla partecipazione all’Iniziazione all’Ayahuasca. L’analisi delle interviste ha rivelato che dopo il rituale ci sono stati cambiamenti nella relazione con la nature. I partecipanti, attraverso l’Iniziazione, hanno vissuto diverse esperienze, come la percezione di una realtà alternativa, l’”Altra Realtà”, in cui gli incontri “speciali” hanno cambiato la loro visione della natura. I partecipanti hanno ricevuto insegnamenti, conoscenze e potere dal mondo spirituale, che ha cambiato la loro consapevolezza e ha avuto implicazioni pratiche per la loro vita quotidiana. Nell’altra realtà, l’identità dei partecipanti passa attraverso un processo di trasformazione. Inoltre, gli incontri e le relazioni stabilite con vari abitanti della natura hanno creato legami emotivi duraturi e aumentato notevolmente il rispetto e la considerazione per la natura. Ciò ha comportato un aumento dell’empatia per tutte le forme di vita e un comportamento più responsabile e impegnato nei confronti della natura. L’Iniziazione all’Ayahuasca, condotta nell’ambito di un rituale tradizionale, è un viaggio di trasformazione ontologica, che può ricollegare la gente dell’Occidente con la natura. Pertanto, questi risultati supportano la visione che gli approcci di conservazione basati su pratiche culturali e spirituali dovrebbero essere effettivamente considerati dagli ambientalisti occidentali poiché possono aiutare a contrastare l’attuale crisi ambientale.

Marco Tuna

Tesi completa (in inglese): http://edepot.wur.nl/472319

Ayahuasca, la porta dell’altra realtà

“Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse,
che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi.
Forse tutto l’orrore in fondo non è altro che l’inerme
che ci chiede aiuto.”

― Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

“Pagoda dorada’, Pablo Amaringo – sciamano e pittore. Qui viene rappresentata una delle sue visioni di Ayahuasca.

 

Potete chiamarmi Mayu

Il mio percorso sciamanico è iniziato nel 2007, quando ho conosciuto il mio maestro, Francesco “Tsunki” de Giorgio, sciamano riconosciuto della tradizione Shuar (Amazzonia occidentale). Da allora ho partecipato a molte cerimonie sciamaniche, la maggior parte condotte da lui. In alcune di esse si è usata l’Ayahuasca, la bevanda sacra degli sciamani amazzonici, preparata combinando due o più piante della selva. Non tutte le cerimonie ne fanno uso – lo sciamanesimo va ben oltre l’Ayahuasca. Tuttavia, per chi segue un percorso di sciamanesimo amazzonico, la bevanda è inestricabilmente legata alla pratica.

In tutti questi anni ho avuto modo di osservare che molti occidentali ne sono attratti, ma l’approccio è spesso ingenuo (anche da parte di molti che si professano guide spirituali), e i più cadono facilmente in trappole – alcune delle quali decisamente pericolose.

Di contro c’è anche chi la demonizza, come i missionari che nella loro opera di cristianizzazione costringevano i nativi (soprattutto bambini, che venivano anche “internati” nelle missioni cattoliche, strappandoli dalle loro famiglie) a non prenderla e la chiamavano “la sangre del diablo”, il sangue del diavolo. E oggigiorno c’è chi aborre ogni forma di sostanza psicotropa;  la verità è che il sistema in cui viviamo non vuole che si veda qualcosa di diverso da quello che ci viene imposto. Ma la realtà, quella vera, è ben al di là di ciò che ci viene inculcato sin dall’infanzia.

Un percorso sciamanico autentico, però, mira a sviluppare il coraggio e vedere oltre l’illusione che ci tiene intrappolati. Sotto la guida di chi – lo sciamano – conosce quali sono i pericoli e insegna come affrontarli.

Molte idee su cosa sia l’Ayahuasca sono sbagliate. Qui ne discuto le più diffuse, basandomi sulla esperienza mia e di altri.

Indice dei contenuti

Lo sciamanesimo non è (solo) Ayahuasca

Molti occidentali credono che praticare sciamanesimo sia prendere Ayahuasca, ma non c’è nulla di più lontano dalla verità. La pianta sacra è usata solo in Amazzonia, mentre le tradizioni sciamaniche di altri continenti – come quelle siberiane, mongole, nepalesi o nord americane – non la usano. Non cresce lì. 

Lo sciamanesimo si pratica anche senza. Io e molti dei miei compagni di percorso per anni abbiamo fatto importanti rituali della tradizione Shuar facendone a meno. Io non l’ho presa nemmeno durante la mia prima ricerca dell’Arutam, nel 2009 – un rituale che mi ha cambiato la vita.

Non è nemmeno vero che prendere Ayahuasca da sola sia praticare sciamanesimo. Tanti nel mondo della new-age lo fanno, dandogli ogni sorta di significato pseudo-spirituale e psicologico, ma il risultato è oltremodo superficiale e le esperienze possono essere blande o (di contro) fuori controllo. E non è sciamanesimo. Per esserlo, deve esserci una tradizione alle spalle.

L’Ayahuasca, tuttavia, è un aiutante importantissimo degli sciamani amazzonici. La bevanda, amarissima e vomitevole, porta in stati alterati di coscienza, rompe temporaneamente le catene che ci trattengono nell’illusione di questa realtà e permette di entrare nell’ “altra realtà”, un mondo simile al sogno (anzi, in alcune tradizioni è proprio chiamato “il sogno”) dove tutto ha origine. Nell’altra realtà gli sciamani possono fare guarigioni, proteggere la loro gente, ricevere insegnamenti e conoscenza per sé e per gli altri, portare più equilibrio nell’universo. E molto altro.

Ayahuasca, la bevanda sacra. Gli Shuar la chiamano “Natém“.

L’Ayahuasca è uno spirito, che gli sciamani dicono provenire da altri mondi. In questa realtà si manifesta come una bevanda composta principalmente da due piante dell’Amazzonia: la principale (Banisteriopsis Caapi, la liana dell’Ayahuasca) è un inibitore della MAO, mentre l’altra contiene DMT (e quindi è quella che dà le visioni) e può essere una (o più) tra varie specie – per esempio Diplopterys Cabrerana, Mimosa Hostilis, Psychotria Viridis, etc. (si sceglie l’una o l’altra a seconda della disponibilità o del tipo di lavoro sciamanico che bisogna fare). Gli sciamani dicono che la pianta principale è maschile e l’altra è femminile, e che la bevanda è sia maschile che femminile. Infatti gli Shuar la chiamano “el Natém“, che è maschile, mentre i Quechua la chiamano “Ayahuasca“, femminile.

Entrambe le componenti sono necessarie, da sole non fanno molto. Gli scienziati trovano incredibile che, vista la moltitudine di specie di piante in Amazzonia e l’enorme numero di combinazioni possibili, i nativi siano riusciti a trovare quelle che assieme producono l’Ayahuasca. Nessun’altra combinazione potrebbe dare gli stessi effetti. Ancora più incredibile è che popolazioni che non avevano nessun contatto tra di loro siano riuscite a trovare la giusta composizione, indipendentemente.

Gli sciamani sanno che sono stati spiriti a farla scoprire. Gli Shuar dicono che il Natém è un dono di Tsunki, il signore del mondo sotto le acque.


Liana dell’Ayahuasca (Banisteriopsis Caapi).

Come già detto, la “bebida sagrada” (bevanda sacra) è sia maschile che femminile: i poteri delle due piante si intrecciano e si avvinghiano come due appassionati amanti, alla stessa maniera della liana nella fotografia qui sopra. Nelle visioni qualche volta l’Ayahuasca appare sotto la forma di un serpente che parla e insegna. Questo è il motivo per cui gli sciamani dicono che è una “maestra”. Nella mia esperienza è come una madre molto saggia, una madre della selva: rigida e severa con i suoi figli, perché crescano forti ed in grado di sopravvivere alle inevitabili prove della vita.

Non è una droga

L’Ayahuasca non è una droga, non crea alcuna dipendenza. Chiunque l’abbia mai presa riconosce il suo odore nauseabondo a distanza. Berla è di per sé una prova, il suo gusto è rivoltante. Provoca vomito e più di qualche volta anche “movimenti intestinali”. Questo è dovuto al suo effetto purificatorio, che serve ad eliminare dal corpo ciò che alcuni chiamano “energie negative” e permette al Potere di fluire meglio. Uno sciamano Shuar usava la seguente metafora: “Per sparare meglio, devi prima pulire bene la canna del tuo fucile, altrimenti ti esplode in faccia”.

Richiede anche una preparazione: “la dieta”. È necessario astenersi da alcuni cibi prima e dopo l’assunzione, per un qualche tempo. Questo per evitare reazioni indesiderate con l’inibitore della MAO contenuto nella liana della Banisteriopsis Caapi, e per facilitare le visioni. Ciò insegna anche qualcosa di importante: che il corpo non è separato dall’anima, l’uno e l’altra si influenzano enormemente.

In Amazzonia l’Ayahuasca è spesso chiamata “la medicina” per i suoi poteri di guarigione. Purifica il corpo e l’anima. Gli Shuar e molti altri popoli nativi l’hanno usata per centinaia e centinaia di anni. Spesso la danno anche ai neonati (in piccole quantità) per i suoi effetti benefici. Non a caso i nativi sono sempre stati molto forti e in salute, fino a quando non hanno iniziato ad essere “occidentalizzati”.

Ultimo ma non meno importante: è anche usata per combattere la dipendenza da droghe. È documentato ampiamente, e in Perù ci sono centri di disintossicazione che ne fanno uso.

Detto ciò, come si può considerarla una “droga”?


La più anziana delle mogli dello sciamano
Vicente Júa, sciamana lei stessa, mentre prepara l’Ayahuasca. L’uso di questa pianta, a differenza delle droghe utilitaristiche e narcisistiche occidentali, comporta molti sacrifici e disciplina.

Al di là della chimica

Gli scienziati spiegano che l’Ayahuasca produce gli effetti noti a causa del DMT, quindi è tutto un discorso puramente chimico. Tra questi, i più “spirituali” aggiungono che il DMT è già contenuto nel nostro cervello, e che si può “connettersi al divino” senza Ayahuasca, attivando il DMT attraverso la meditazione o altre pratiche.

“I am the Czar”, Alex Grey

Queste spiegazioni sono “formalmente” corrette. A livello superficiale, il DMT è responsabile di indurre le visioni. E dall’altro lato è vero che non c’è bisogno di Ayahuasca per entrare nel mondo dello Spirito, per avere esperienze profonde. Si può fare a meno di usarla. La maggior parte delle tradizioni spirituali in tutto il mondo non fa uso di alcuna pianta psicoattiva.

Per uno sciamano, però, le spiegazioni scientifiche riducono notevolmente ciò che è la bevanda sacra. La scienza ignora completamente ciò che c’è oltre la superficie. È come cercare di spiegare cos’è l’amore, il motivo per cui si prova un profondo sentimento per qualcuno descrivendo le reazioni biochimiche che si sviluppano nel cervello. Quando lo analizziamo, però, l’amore scompare. È distrutto. L’amore è gestito dal cuore, non dalla mente – che cerca la “chiarezza”, e l’amore è tutto tranne che chiaro….. L’amore è un mistero che nessuno potrà mai svelare.

L’Ayahuasca è “ben di più del DMT”, va decisamente oltre la chimica del cervello. Come già detto, è uno Spirito. E’ un essere con un Potere molto più grande del nostro, venuto qui da noi per guidare e insegnare segreti profondi dell’universo.

Ha anche una forte personalità. Ricordo ancora la volta quando ero sotto i suoi effetti e sono stato costretto ad andare in bagno a vomitare, camminando a carponi perché non riuscivo a stare in piedi. Mi disse (in spagnolo): “Debes ser humilde. Inclinate ante los dióses!” (Devi essere umile. Inchinati dinanzi agli dei!)

Evita il fai-da-te


“The bad trip”, Alex Grey

La cosa più importante, comunque, è il “setting” – cioè come e con chi la si prende. Specialmente per i neofiti, l’Ayahuasca dovrebbe essere presa con un vero sciamano di lignaggio amazzonico. I suoi spiriti aiutanti proteggono la cerimonia, e si assicurano che gli spiriti ostili non si intromettano e causino quello che qualcuno chiama “bad trips”, viaggi cattivi – e molto altro ancora. Lo Sciamano è lì per assistere, per portare radicamento in questa realtà, per aiutare ad elaborare l’esperienza in seguito, e – se la situazione lo richiede – per fare una guarigione.

In molti anni di pratica con il mio maestro, non ho quasi mai sperimentato situazioni in cui qualcuno ha avuto un’esperienza davvero brutta. Nelle rare occasioni in cui qualcuno era “al limite”, lo era per uno specifico lavoro sciamanico e lui/lei era sotto la guida dello sciamano – è stato quindi “riportato” al sicuro. Tuttavia, ho sentito molte testimonianze di persone che hanno avuto esperienze spaventose in cerimonie fai-da-te (o guidate da non-sciamani).

Alcune persone spiegano che i “bad trips” sono prodotti dell’ “inconscio” – che è stato inventato dalla psicologia, ma non ha alcun valore sciamanico. Gli sciamani sanno che i “movimenti inconsci” sono spiriti – ce ne sono molti intorno a noi, e che ci seguono. Quindi le cerimonie devono essere condotte correttamente per proteggere i partecipanti da influenze esterne e indesiderate.

Porte aperte


“Doors of perception”, Acrylicdreams

Come già accennato, l’Ayahuasca rompe l’illusione di questa realtà in cui siamo imprigionati, dando temporaneamente accesso all’ “altra realtà”. Qualcuno dice che “apre le porte” – ispirandosi al titolo del libro “Le porte della percezione” di Aldous Huxley. Questo anche perché si sperimenta che qualcosa di “esterno” – uno Spirito, un Potere (o “energia”, come molti amano dire) – entra nel proprio essere. Lo stesso vale per qualsiasi altra pianta psicoattiva (Peyote, San Pedro, funghi magici, ecc.).

Per alcuni questa è una grande preoccupazione. Hanno paura che l’esperienza sarà travolgente, che non saranno in grado di controllarla e tornare poi alla “normalità”. Personalmente, non l’ho mai visto succedere a nessuno che prende parte alle cerimonie che organizziamo – non ne abbiamo mai “perso” neanche uno. È anche vero che chi fa un percorso sciamanico autentico, nel tempo acquisisce “strumenti spirituali” ed è più preparato ad affrontare l’ “ignoto”. Incidenti ci possono essere – il mondo dello Spirito non è privo di pericoli! – ma sono più controllati.

Va notato, inoltre, che spesso le esperienze non sono così forti. Molte persone hanno blocchi (fisici e non solo) che impediscono all’Ayahuasca di funzionare correttamente. Il loro corpo è “intasato” e hanno bisogno di prenderla più volte perché gli effetti si manifestino. Ecco perché alcuni sono delusi dopo la prima cerimonia, non hanno “visto” nulla. Questo indica solo che la bevanda sacra ha bisogno di lavorare di più per far fluire il Potere. Non funziona allo stesso modo per tutti, e ogni sessione è diversa. Un giorno l’effetto può essere di un tipo, il giorno dopo di un altro. Tradizionalmente si dice che “è lei a decidere”.

Ma non solo l’Ayahuasca o le piante psicoattive “aprono le porte”. L’esperienza sciamanica dimostra che molte altre cose lo fanno, più di quello che comunemente crediamo.

L’alcol, per esempio. Gli sciamani sanno che l’alcol è uno spirito potente (non è un caso che grappa, whiskey, vodka, gin, ecc. siano chiamati “spiriti”). Anche gli sciamani in Siberia e in altre tradizioni del nord lo usano durante le loro cerimonie, e alcuni di loro bevono anche litri di vodka in una sessione – senza ubriacarsi, però! Questo non perché siano particolarmente resistenti all’alcol, ma perché hanno un rapporto molto forte con il suo spirito, che è loro alleato. Se non viene gestito correttamente – e poche persone riescono a farlo – si è impossessati dall’alcol a vari livelli. Tutti conosciamo i danni che può causare. Il problema con lo spirito dell’alcol è che può aprire porte così ampie che tutto può entrare, totalmente non filtrato. Gli sciamani siberiani hanno spiriti aiutanti che li proteggono e quindi sanno gestirlo. Gli alcolizzati, d’altra parte, a volte diventano violenti proprio perché posseduti da spiriti particolarmente aggressivi, che entrano senza controllo.


Capodanno in Wells Street a Manchester, Regno Unito, 31 dicembre 2015 – The Guardian

Lo stesso vale per altre droghe (cocaina, eroina, ecc.). Una volta ho diagnosticato a distanza una persona con uno storico di tossicodipendenza. Aveva vari problemi di salute. Quando ho controllato la sua fotografia – ero in stati espansi di coscienza – ho visto il suo volto cambiare e diventare un demone orribile che ha cercato di attaccarmi. Ho dovuto proteggermi. Che cos’era? Era uno Spirito che la possedeva, che “entrava” perché le droghe avevano distrutto le protezioni naturali del suo corpo spirituale. 

Questo succede a tutti quelli che consumano droghe? No, ma questa esperienza mi ha mostrato l’effetto a lungo termine sul lato spirituale. Sia ben chiaro: le droghe non sono di per sé cattive. Il bene o il male sono solo considerazioni morali, che cambiano nel tempo e da cultura a cultura. La chiave è la moderazione e l’uso consapevole – la salute dovrebbe sempre essere la preoccupazione principale. Vorrei aggiungere, però, che in ogni serio percorso spirituale l’iniziato dovrebbe superare le sue dipendenze, che sono un limite. Gli sciamani non hanno alcuna dipendenza.

Curiosamente anche l’amore romantico agisce come una droga. La scienza ha scoperto che quando ci innamoriamo nel cervello ci sono gli stessi processi chimici di quando siamo dipendenti da cocaina. Chi ha il cuore spezzato lo sa bene: lui o lei sperimenta gli stessi sintomi di una crisi di astinenza. Il perdere un amore può a volte far impazzire. Tuttavia l’amore è molto di più di questo.
Pure l’amore apre porte, permettendo che accadano cose incredibili, che si facciano importanti cambiamenti personali (e stupidi errori, se spinti da una passione fuori controllo!) Molte persone sperimentano anche la beatitudine trascendente dell’amore puro durante una profonda pratica meditativa, quando le “porte del divino” sono aperte. L’amore ha infinite forme.

Porte possono essere aperte pure dal sesso, in quanto è in realtà uno scambio di Potere tra due persone. A volte può essere sentito come una forte corrente che scorre attraverso i corpi, che genera lo scuotimento dell’orgasmo. Per non parlare del fatto che è l’origine della vita! Poiché apre porte, può però anche far passare malattie. E, come per le droghe e l’amore romantico, può essere molto coinvolgente e a volte difficile da gestire. In varie tradizioni spirituali il sesso è un mezzo per raggiungere livelli più elevati di coscienza.

Potrei continuare….. La lista non finisce qui.

Conclusioni

L’Ayahuasca – o Natém – è il più importante spirito aiutante in tutte le tradizioni sciamaniche dell’Amazzonia. Merita il massimo rispetto perché è sacra, è un maestro proveniente da altri mondi.

Per quanto mi riguarda,  l’ho presa molte volte, soprattutto in Amazzonia tra gli Shuar, dove ho anche partecipato ad un “Natém mamu”, una cerimonia in cui ne si beve letteralmente litri per vari giorni di fila. È un’esperienza molto intensa e (per noi occidentali) spaventosa, in cui si va incontro ad una sorta di morte, per poi rinascere rinnovati. Ho ricevuto insegnamenti, ho avuto premonizioni, ho sperimentato una consapevolezza al di là della mia personalità, al di là del “io sono”. Molto di tutto ciò non è comunicabile, tuttavia, e va vissuto in prima persona.


Ciotole per il “Natém mamu”, usate dagli
Shuar in Ecuador. Si riempiono di un “the” di Ayahuasca contenente solo la pianta principale, diluita (quindi di consistenza diversa da quella che si prende normalmente), e si beve tutto d’un fiato, molte volte, a litri, fino a quando non ce la si fa più. L’esperienza – per certi versi devastante – provoca una forte purificazione a tutti i livelli.

 

Non invito nessuno a prendere l’Ayahuasca. La bevanda sacra ha soprattutto valore per chi intraprende un percorso sciamanico amazzonico. In ogni caso, se si vuole sperimentarla, consiglio di rivolgersi a qualcuno di cui ci si fida. Assicuratevi anche che sia uno sciamano autentico.

Ciò che per me è sempre stata di primaria importanza è la comunità guidata dal mio maestro. La condivisione di esperienze con i compagni di percorso è fondamentale per elaborarle, specialmente quando sono molto distanti dalla vita quotidiana. “Il Potere deve circolare”, direbbe lo sciamano, suggerendo che l’esperienza dell’individuo dovrebbe essere condivisa con il collettivo, perché andrà a beneficio di tutti. E così facendo, l’aiuto tornerà all’individuo. Non siamo soli.

 

Kakáram Ajastá
(“Diventa una persona di Potere”, in lingua Shuar)

Mayu Tuntíak

[ Questo articolo è la traduzione (con varie aggiunte) di un articolo in inglese, che scrissi un anno fa, intitolato “Ayahuasca and Open Doors”. L’originale lo si può trovare qui. È stato anche pubblicato in Altrogiornale.org, per gentile cortesia di Pasquale Galasso. ]

Yaa Núa – La donna stella

Ciao a tutti, sono Mayu.

Riporto qui un mito che Tsunki ha raccontato al cerchio de La sfida dell’amore. È un mito molto bello, che parla di amore e di coraggio.

Sciamani di solito non si mettono a dare spiegazioni teoriche. Tanto meno sull’amore. Ammesso comunque di riuscirci, levi il bello delle cose. Come se prendi una farfalla, la osservi al microscopio, la sezioni per vedere com’è fatta, come fa a volare, come sono fatte le ali… Sì, che bello, adesso non vola più, però! È una cosa morta, piuttosto schifosa. Quindi non è mai una buona idea.

Però sciamani raccontano storie. Io intanto ve ne racconto una. Qualcuno di voi la conosce già.
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Anime gemelle

Salve a tutti, sono Mayu.
Riporto la trascrizione di quello che Tsunki ci ha detto un anno fa, durante un cerchio nel giugno 2018. Credo sia una buona idea condividerlo, anche in vista del prossimo cerchio (“La Sfida dell’amore, come trovarlo, come liberarsene”, 27 – 28 aprile 2019). Le domande (in corsivo) sono fatte da persone diverse.

[ Un giovane uomo continua a sognare una sua ex-ragazza dopo più di 10 anni di relazione con la sua fidanzata corrente. Ne parla come se fosse stata una passione molto forte, però aveva avuto una relazione di soli 3 mesi, che non è riuscita a decollare. ]

Fai attenzione, perché ci penserai ancora. Voglio dire… Quando sarai sposato,  avrai dei bambini, la vita matrimoniale sarà diventata abituale, e magari ti sarai stufato di dover guadagnare soldi per mantenere i figli che una volta costavano come un piatto di minestra e adesso costano come una Ferrari… Quando sarai un po’ stanco di tutto questo tornerai a pensare a lei, e avrai nostalgia di quello che non è successo.

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LE BANCHE E I NUOVI SACERDOTI

Dovevo scrivere questo post diversi anni fa, ma poi passai la mano…
Cominciò un giorno in cui mi trovavo in transito all’aeroporto di Zurigo. Intorno a me c’erano tutti e soltanto uomini e donne d’affari, coi loro smartphone, tablet e portatili.
Osservai quello che è sempre sotto gli occhi, ma su cui non mi ero mai soffermato prima: erano tutti vestiti di nero. Tutti, uomini e donne, indossavano grisaglie molto scure, tailleur antracite, completi fumo di Londra – come si diceva un tempo – solo una donna, una sola su duecento persone (!), aveva un maglione blu sopra una gonna… nera. E vari colleghi la guardavano perplessi!
Sembrava un gigantesco funerale o una marea di addetti alle onoranze funebri.
Un mio Pasuk (Spirito aiutante degli sciamani) mi disse: “Li vedi? Tornano dalle loro chiese”.
Allora capii.
Erano dei preti.
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