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Pinchu, il falco del carso


Churuwia (in lingua Shuar), detta anche “aguila arpía” (Harpy Eagle). È Pinchu in una delle sue varie manifestazioni 😉

 

[Questa è la prima delle interviste di Marco Tuna, annunciate in questo e questo post. L’interlocutore è Alessio “Pinchu Churuwia”, apprendista e curandero]

Vai con la tua memoria a prima della tua Iniziazione all’Ayahuasca. Come avresti definito la natura?

Prima dell’Iniziazione o prima di aver fatto sciamanesimo, difficile distinguere, ti avrei risposto che la natura era un sistema complesso di organismi e microorganismi che venivano fuori, venivano generati da un serie di miriadi di intrecci chimici e fisici e che per una questione dovuta alle leggi della chimica e della fisica, quasi del tutto casuale, avevano generato sulla Terra, perché c’erano le condizioni di proliferare, del proliferare della vita e di creare questo complesso ordine che è la Natura e l’equilibrio che aveva creato la natura. Perché la Natura è sulla Terra, dove c’erano le possibilità per svilupparsi.

In quel periodo li, il tuo rapporto con la natura, la tua connessione con la natura, com’era?

Avevo piacere nello stare nei luoghi naturali o nell’andare a visitare luoghi naturali perché, spesso in questi luoghi potevi trovare delle sfide che nei luoghi civili non trovavi più. Non solo, diciamo, fisici (quelli si possono trovare nell’ambito civile), ma proprio di sfida con la natura, che è un sistema che ha un suo equilibrio e che in alcune situazioni, soprattutto quelle più distanti da tu che vivi in città, non è facile stare. Io quando era ragazzo ho fatto sia arrampicata sportiva, sia immersione subacquea, o sci. Quindi andavo da zone dove c’erano montagne e ti dovevi confrontare con una natura diversa, quindi con una condizione della natura diversa, oppure sott’acqua, e quindi una situazione ancora diversa. Il mio approccio era un po’ quello.

Un approccio della sfida adrenalinica sportiva?

Si, anche se non era legato allo sport come agonista, ma per una questione personale: “Se io vinco questa sfida, poi sono in grado anche nella vita di vincerne altre”. Veniva vista come una sorta di misurazione della capacità di adattamento.

Che cos’è una cerimonia di iniziazione all’Ayahuasca?

Da un punto di vista pratico è molto semplice: significa bere la pianta dopo alcune ore in cui non si è mangiato o bevuto nulla. Da un punto di vista proprio pratico e materiale. Però dal punto di vista di quello che realmente equivale la cerimonia di Ayahuasca, che di solito viene fatta in gruppo, ma può anche essere fatta singolarmente, però in gruppo è anche meglio. Si tratta di un momento in cui vieni presentato a quello che nella tradizione sciamanica è uno spirito molto potente, come fosse una persona molto potente, molto saggia e molto potente. Tu vieni presentato tramite lo sciamano che fa da mediatore e è il primo passo per entrare in contatto con questo tipo di spiriti, che però implica anche entrare in contatto veramente con tutta la tradizione che è legata a questo tipo di spiriti. Inizialmente si parla di contatto con l’Ayahuasca, ma quando entri in contatto con essa, in realtà stai cominciando ad entrare in contatto con tutta la tradizione legata ad essa. Anche se non te ne accorgi subito, ma è una cosa che capisci dopo.

Quindi lo sciamano fa da mediatore?

Si!

Nel caso non ci fosse lo sciamano e tu comunque prendi la pianta?

Allora, questo tipo di approccio, rischia di avere dei contraccolpi, se cosi vogliamo chiamarli, perché in realtà tu stai acquisendo la pianta da un punto di vista chimico e fisico, ma non è detto che tu entri in contatto con il potere e lo spirito della pianta, perché potrebbe la pianta non volerlo fare. Il problema è che però tu, comunque alterando la tua coscienza, potresti entrare in contatto con altre entità che potresti scambiare per lo spirito della pianta, il quale invece potrebbe dirti o indicarti cose errate e quindi in realtà rischi di avere degli effetti legati alle visioni, alle percezioni che hai, sfalsati. Alcuni effetti chimici e fisici rimangono, quindi alcuni effetti di purificazione della pianta rimangono, positivi, per esempio la disintossicazione da alcuni tipi di droghe che creano assuefazione, (secondo alcuni studi c’è questo aspetto, ma ancora non completamente provato). Tuttavia, ci sono anche dei contraccolpi negativi. Per esempio, potresti avere l’impressione di aver compreso alcune cose, ma in realtà questo ti porta solamente a fare delle scelte che alla fine ti danneggiano nella vita reale. Superata la cerimonia, quando tu decidi di agire sulla vita reale, potresti in realtà non agire dove dovresti, oppure agire in maniera che ti danneggia, invece che a tuo vantaggio.

Riesci a descrivermi cosa succede durante la cerimonia?

Prima c’è di solito un periodo in cui si sta senza bere e in digiuno, qualche ora prima si può fare un pranzo leggero, ma la prima volta può anche non esserci il pranzo, dipende dalla situazione. Di solito lo sciamano ti parla della tradizione a cui lui è legato ed è legata la tradizione dell’Ayahuasca e ti può anche raccontare dei miti che riguardano o la cerimonia o la tradizione sciamanica. Subito dopo c’è il momento in cui lo sciamano “cura” l’Ayahuasca, quindi nella tradizione Shuar lancia i suoi Tséntsak nell’Ayahuasca e poi ti fa prendere la pianta.

Cosa sono gli Tséntsak?

Nella tradizione Shuar, Tséntsak sono spiriti che vengono acquisiti con un addestramento e che vengono donati dalle piante e che sono spiriti che hanno una particolarità che una volta acquisiti rimangono dentro la persona, nello stomaco. Infatti, hanno anche una componente materiale che vive nello stomaco dello sciamano o della persona che è stata addestrata, lo Tséntsakero. Quando si vuole attingere di nuovo a questo potere, lo sciamano risveglia i suoi Tséntsak o li nutre sia con l’Ayahuasca (utilizzata anche per questo motivo), oppure li risveglia con l’odore dell’Ayahuasca e ritira su dallo stomaco questo potere che sale su come una bava e arriva fino alla bocca. Quella è la bava degli Tséntsak, dove esse si moltiplicano e poi lo sciamano soffia questo potere sull’Ayahuasca che in pratica cura la pianta. Questo collega il potere della pianta con il potere dello sciamano e della tradizione e suggella anche l’Iniziazione. Infatti, è un’Iniziazione perché c’è un collegamento tra l’Ayahuasca e lo sciamano e i poteri degli Tséntsak. Gli Tsentsak dello sciamano vengono passati da sciamano in sciamano quindi sono Tséntsak che vengono da una tradizione antichissima di migliaia di anni fa e che sono stati tramandati continuamente durante i secoli. Quindi mantengono il contatto con tutta la tradizione precedente.

Cosa succede dopo che l’Iniziato prende Ayahuasca?

Dopo che l’iniziato ha preso l’Ayahuasca si aspetta un 15 minuti / mezz’ora finché la pianta fa effetto. Si aspetta in una zona semi-buia o buia, perché la luce da fastidio e dopo un po’ la persona dovrebbe cominciare a sentire un’alterazione dei propri sensi come se, loro dicono, si sente “borracha”, ubriaca. La persona potrebbe cominciare ad avere delle visioni. Queste visioni possono essere o che comincia a vedere ad occhi chiusi come dei segmenti o linee colorate che si muovono, all’inizio, oppure può cominciare ad avere delle visioni vere e proprie più complete. All’inizio uno può avere delle visioni, noi che non siamo abituati (noi Occidentali), possiamo avere delle visioni leggere o accennate e poi invece durante il corso della cerimonia possono crescere e diventare delle visioni più forti, più nette, più nitide. Quando cominciano queste visioni, la persona che era seduta, si distende, e quello che si sperimenta è che, all’inizio soprattutto, la persona non ha il controllo di queste visioni, non riesce a controllarle, può vedere delle cose e avere fatica a seguirle che subito la visione cambia e ne cominciano delle altre. Oppure può sentire dei suoni che però non ci sono nell’ambiente, oppure sentirli più forti, oppure cambiano, e cambia anche la visione. Oppure ci sono dei suoni che arrivano dall’esterno ed entrano nella visione e quindi si mischiano, ma tu non riesci a controllare la cosa, va tutto per conto suo. Questo effetto va a onde. Uno comincia ad avere delle visioni, le visioni diventano forti, poi si placano un attimo e poi ricominciano così… Fanno un effetto di “Mar reacion”, come il movimento del mare che si alza e si abbassa. Durante queste transizioni è possibile che ci siano degli effetti fisici, che la persona debba vomitare, questo poi alza il potere quindi le visioni diventano più forti. Oppure la persona deve andare in bagno perché ha delle scariche di diarrea. La persona può avere delle difficoltà perché si sente come ubriaca, questi effetti fisici fanno parte della purificazione della pianta che si hanno a seconda della quantità e permettono di eliminare alcune tossine del corpo e vengono utilizzati (questi poteri purificatori) in alcune cerimonie anche solo per fare questo, come aspetto di curanderia (curanderia è la cura sciamanica). Successivamente all’interno di queste visioni si possono avere anche dei dolori su alcune parti del corpo che sono i punti dove il nostro potere è bloccato o c’è una tensione emotiva molto forte che si è accumulata, allora sentiamo il dolore perché in realtà è la pianta che cerca di sbloccare questa tensione, questo potere bloccato, fa sempre parte della cura della pianta e i nativi, molti di loro, cantano durante la cerimonia perché cantando aiutano a far lavorare meglio la pianta, a far scorrere meglio il potere della pianta e a sbloccare il potere.

Cambia la tua identità personale in tutto questo?

Ci possono essere degli effetti. Puoi sentire le tue parti del corpo in maniera completamente diversa da come le senti di solito, o perché hai una sorta di shapeshifting (cambio di forma), quindi le senti come una parte del corpo di un animale, o perché senti più parti del corpo, come un animale con più appendici. Ti senti come un polipo, ma tu non hai 8 braccia in realtà! Cambia la percezione del corpo, oppure puoi avere una percezione del corpo alterata, come una sorta di smembramento e quindi sentire le parti del corpo divise. O separate, che tu salti da una all’altra, oppure puoi avere difficoltà a percepire chi sei e dove ti trovi. Questo è più difficile, ma può capitare. Di solito con l’Ayahuasca hai sempre una coscienza di dove stai, una coscienza ce l’hai, ma con una percezione molto alterata. Puoi avere visioni di spiriti che ti fanno vedere delle cose o ti fanno provare sensazioni particolari o ti portano in luoghi dove la fisica sembra che funzioni diversamente, oppure dove hai una percezione di caldo e di freddo differente da quella di dove ti trovi in quel momento.

Ed il tempo?

Puoi avere addirittura una percezione del tempo modificata, come se tu fai un’azione, ma sei convinto di averla già fatta. Oppure fai un’azione, fai delle azioni, tipo vai in bagno e torni dove stavi prima, ma sei convinto di non essere andato in bagno. Oppure ritorni in bagno, ma ti ritrovi invece nel posto dove stavi nel tuo sacco a pelo. Quindi puoi avere un effetto di confusione, di percezione alterata. Percepisci in maniera diversa il passato ed il presente. Questo è difficile, ma può capitare.

Poi però potresti avere delle percezioni, soprattutto alla fine, quando le visioni scendono, di una consapevolezza più ampia, rispetto a quella che hai normalmente, quindi avere delle intuizioni su aspetti della tua vita e su legami o su aspetti della tua quotidianità e sui rapporti con gli altri. Puoi avere delle intuizioni, per cui, finita la cerimonia, puoi fare o decidi di fare dei cambiamenti nella tua vita che si solito sono positivi. Questa sorta di intuizioni ce le hai verso la fine, perché l’Ayahuasca ti tiene sveglio, quindi tenderai ad addormentarti molto tardi. Le visioni finiscono, ma la coscienza è allargata. Capisci delle cose per cui poi cambi la tua vita con esiti positivi. Questo succede varie volte, per esperienza personale.

Sperimenti un senso di connessione, in generale?

In realtà quando tu prendi Ayahuasca e passi in uno stato di coscienza alterato, cominci a percepire e sentire le connessioni e le interconnessioni che tu hai con tutto l’ambiente che ti circonda. Con le persone, con la nature, con gli esseri viventi, con le cose, con gli ambiti della tua vita, con gli organi del tuo corpo, quindi nel momento in cui percepisci…puoi anche vederli, come fili che collegano le persone tra loro o le persone con la natura, ecc. Quando vedi o percepisci queste connessioni ti rendi conto del fatto che in realtà c’è una connessione molto più ampia di quella che riesci a vedere o percepire solo a livello materiale. Siccome non ne vedi una fine, perché sono tante e se ne provi a seguire una vedi che poi si districa all’infinito o quasi, perlomeno non ne vedi una fine, riesci a percepire la connessione con tutto l’universo, perché in effetti la connessione è con il tutto. Parte da te e uno po’ di qua e un po’ di la…ti trovi nel tutto.

Come cambia la tua definizione di natura?

Dopo questa esperienza, la natura diventa un gruppo di coscienze, di consapevolezze che sono strettamente collegate con loro, tra loro e con noi. Perché noi veniamo dalla natura e viviamo in essa, nel mondo in cui stiamo. Tutto questo sistema vivo e consapevole è vivo e pensa, molto di più di quanto tu potresti credere, apparentemente. Tutto questo sistema di interconnessioni, è molto più ampio di quello che ci possiamo immaginare, e in realtà ha a che fare, in generale, un po’ con tutto il sistema del pianeta Terra. Non è solo un sistema di un ambito locale, o circoscritto, si manifesta in maniera diversa a seconda della zona del pianeta Terra e dei climi, ma è una connessione che ha a che fare con tutto il pianeta.

La connessione va anche al di la del pianeta?

Quella che va al di la del pianeta, tu la percepisci di meno, ne percepisci di meno, perché la senti di meno, eccetto per quelle con cui tu sei in contatto più diretto. Nel nostro caso il Sole e la Luna, essendo parte del sistema solare, la connessione è forte. La Luna influisce sulle maree, quindi la connessione è forte. Il Sole regola le stagioni ed è fondamentale. Le altre (connessioni) ci sono, ma le sentiamo di meno, ovviamente. Ci sono però ce ne accorgiamo di meno. Sembrano in secondo piano, ma ci sono.

Il tuo rapporto con la natura come è adesso?

Il rapporto con la natura, a questo punto, è un rapporto come con i padroni di casa. Quando tu sei in natura, sei ospite di persone che ti stanno accogliendo e quindi quando tu sei ospite di persone che ti stanno accogliendo, hai una certa cura. Quando vai a casa di altri e sei ospite hai una certa cura di dove stai e delle persone che ti stanno accogliendo. Anche, ovviamente, quando abiti in zone vicine alla natura, loro sono vicini di casa e quindi tu cerchi di mantenere un buon rapporto con i vicini di casa. Quindi il tuo rapporto con la natura diventa un rapporto con altri esseri viventi. Cerchi di mantenere un buon rapporto e di avere uno scambio, mantenendo un rispetto per la natura e per gli abitanti e gli esseri che ci abitano.

Cosa della cerimonia cambia il modo in cui vedi la natura? Un po’ hai già risposto, ma vuoi aggiungere qualcosa?

Ci può essere anche un altro aspetto. Spesso la mancanza di connessione che si ha con la natura è una mancanza di connessione che si ha anche con le altre persone e la si ha perché in qualche modo si vede una propria importanza personale riferita alla propria persona o al proprio ego che quindi viene in primo luogo. Il resto, quindi anche la natura, in secondo luogo. Perciò viene considerato di minore importanza, ma semplicemente perché si da troppa importanza alla propria persona. Nel rito di Ayahuasca, può apparire, e questo può essere all’inizio un po’ spaventoso, ma nel senso che ti scombussola, ti scuote, perché non ci hai mai pensato, perché in qualche modo perdi o potresti perdere alcune illusioni… ti cominci a vedere come sei realmente, cioè molto più piccolo e meno importante di quello che ti credevi prima. Questo ti può scuotere, ma poi ti permette di andare dalla parte opposta e di crescere. Perché inevitabilmente ti permette di dare il giusto valore alle cose intorno a te, dopo che lo hai dato a te.

Adesso qualche domanda semplice sul tuo comportamento nei confronti della natura. Da prima a dopo è cambiato il tempo che spendi in natura?

Diciamo che per varie ragioni puoi cominciare a preferire di passare più tempo in natura. Per me è stato così. Io vivevo a Milano e passare tempo in natura era difficile perché dovevo uscire dalla città e perdere tempo e questo è complicato, per traffico, ecc. Adesso invece vivo in Friuli Venezia Giulia e la casa dove sto è attaccata al bosco.

La pratica sciamanica ti ha spinto a questa scelta?

Assolutamente si! Perché qui possono raggiungere i posti naturali in maniera molto più veloce, molto più semplice e ci sono dei bei posti.

Fai donazioni per la protezione della natura? Per esempio, ad organizzazioni come il WWF?

In realtà cedo il 5/1000 a Survivor che si occupa di nativi, di varie culture. Quindi legato alla sopravvivenza dei popoli che hanno culture sciamaniche antiche, quindi che mantengono la tradizione e il rapporto con la natura che hanno questi popoli. Tutto è collegato, è un aspetto diverso, ma collegato, è sempre un approccio alla natura.

Donavi anche prima?

No, assolutamente no!

Sei direttamente coinvolto nella protezione della natura? Per esempio, fai volontariato?

Da questo punto di vista, no. Non faccio volontariato. Sebbene possa agire direttamente in natura, per cercare di tenere più pulito il posto dove vado. Raccolgo sporcizia che trovo. Facendo sciamanesimo faccio delle cure in natura, quindi porto pazienti in natura, e la natura mi aiuta nella cura. Questo viene detto al paziente, ovvero che è importante fare il lavoro in natura. Quindi il paziente percepisce il luogo naturale come importante per la sua guarigione, per il suo miglioramento. Perciò lui stesso è portato a migliorare il proprio rapporto con la natura. Quindi diciamo che agisco direttamente nel migliorare il rapporto con la natura delle persone.

Il tuo rapporto con la natura influenza la tua scelta politica?

Si, ma l’ho sempre fatto. Lo ritenevo importante anche prima, perché in Italia abbiamo un grosso problema di dissesto idrogeologico, quindi le politiche ambientali sono fondamentali, indipendentemente dal rapporto con la natura. Quando ti esonda un fiume e ti allaga una città, puoi anche non avere rapporto con la natura, ma finisci male. Quelle erano importanti anche prima. Anche prima ritenevo che mantenere un buon equilibrio con la natura fosse importante per la civiltà, anche urbana. Adesso ha un’importanza in più.

Il tuo rapporto con la natura influenza le tue relazioni con altre persone?

No, non particolarmente. Non è una prerogativa. Non evito altri, diciamo che se una persona è meno attenta glielo faccio notare. Prima ci passavo sopra, adesso cerco di far capire anche all’altro quello che ho compreso. Ma non lo puoi obbligare, questa è una cosa che uno deve comprendere. Obbligando, non entra niente. Viene fatto facendogli fare azioni. Ad esempio, di provare a vedere che succede facendo azioni diverse. L’azione può sempre far cambiare, ma non quella imposta ed obbligata, perché potrebbe reagire anche peggio.

 

Il mio nome è Legione, perché siamo in molti

“Non avremmo religioni senza le esperienze dei loro fondatori, dei profeti, dei santi. È molto interessante che quando le religioni diventano organizzate, molto di frequente si allontanano da tali esperienze. Oggi in molte delle chiese si sentono storie di quello che è successo a gente 2000 anni fa, ma se qualcuno avesse una esperienza vera e propria come quelle che hanno ispirato le religioni, il prete medio chiamerebbe l’ambulanza, e la persona verrebbe portata dallo psichiatra e imbottita di tranquillanti.” – Stainlav Grof, M.D.  psichiatra specializzato in stati alterati di coscienza

Il titolo di questo blogpost è (auto)ironico, ed è preso dal passo del Vangelo di Marco (5,9) che tutti conosciamo:

Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Il mio nome è Legione, perché siamo in molti».

Come il demone Legione, anche noi, del cerchio, siamo in molti. L’abbiamo già annunciato in questo post, adesso riportiamo le testimonianze di alcuni che più volte hanno preso Ayahuasca. Che i missionari chiamavano “la sangre del diablo” (il sangue del diavolo), mentre “internavano” bambini Shuar nelle loro missioni, strappandoli dalle loro famiglie.

L’Uwishín non perderebbe l’occasione per ricordare quello che dice il Vangelo: cioè che, come per Legione, alla fine verremo tutti mandati in una mandria di porci che si getteranno da un dirupo 😉


Alexander Master, Gesù guarisce l’indemoniato di Gerasèni, Koninklijke Bibliotheek, l’Aia (Paesi Bassi), 1430

Una nota sulle interviste. Alcuni usano l’espressione “iniziazione” per indicare qualsiasi assunzione di Ayahuasca. Il termine è quindi usato impropriamente, in quanto si riferisce solo alla prima volta, in cui si viene “iniziati”.

Una cosa però non si può negare: al gusto dell’Ayahuasca non ci si abitua. Neanche gli Shuar ci riescono. In questo senso ogni “toma” (bevuta) è come la prima volta: rivoltante.

Bando alle ciancie e largo alle danze.

Per coincidenza il primo dei molti è anche esperto di danze irlandesi.

È lui. È Pinchu, conosciuto anche con il nome di Churuwia.

Ecco la sua intervista.

La pratica sciamanica e la connessione con la natura


@Alex Saberi, Ritual for the Light

Con grande piacere accogliamo Marco Tuna in questo blog. Durante il suo master in conservazione ambientale all’università di Wageningen, in Olanda, è riuscito a convincere i professori a fare una tesi sul legame che chi pratica sciamanesimo sviluppa con la natura. Il suo obiettivo era piuttosto ambizioso: voleva fare partecipare varie persone ad un rituale di Ayahuasca – approfittando della, almeno presunta, “apertura” olandese in materia – e intervisterle poi per documentarne gli effetti. In particolare voleva farlo con principianti, che mai avevano praticato.

È presto detto che l’intento era di organizzare un cerchio in Olanda con Tsunki.

Dopo tante peripezie – lo stavo aiutando pure io – non ci siamo riusciti. Problemi organizzativi di ogni genere e responsi oracolari negativi ci hanno fatto desistere. Però Tuna, “against all the odds”, non si è fatto abbattere, e all’ultimo un professore gli ha suggerito un’idea ancora migliore: perché non intervistare chi, del nostro cerchio, da anni pratica sciamanesimo? Così la tesi, che era in stallo da molti mesi, è stata completata e il risultato è molto più interessante di come sarebbe potuto essere intervistando degli estranei. E il nostro Tuna, che ha ottenuto il sudato master, è diventato… Mastro Tuna 😀.

Questo post, e quelli a seguire, riporteranno pezzi della sua tesi. Ma soprattutto testimonianze di molti di noi.

Mayu

Le tradizioni sciamaniche di tutto il mondo si sono sviluppate attraverso una costante collaborazione degli uomini con gli Spiriti della Natura presenti nell’ambiente in cui le varie popolazioni vivevano. In molti anni di pratica sciamanica, i membri della nostra comunità hanno incontrato e creato alleanze con questi esseri e ciò ha provocato diversi cambiamenti nella loro vita. L’esposizione alla consapevolezza di Spiriti e le relazioni instauratesi con loro, cambiano completamente il modo in cui le persone percepiscono la natura.

Così, dato che a fianco della pratica sciamanica ho condotto degli studi scientifici in materia ambientale, ho pensato di sviluppare una ricerca in cui al centro ci fosse la relazione con la natura delle persone occidentali praticanti sciamanesimo. Inoltre, con questo lavoro ho cercato di creare una ponte comunicativo tra la realtà accademica e quella sciamanica. Nella vita di molti occidentali è la scienza a stabilire cosa esiste, cosa non esiste. Inoltre, è sempre la scienza a dare spiegazioni alle cose. Per sciamani la scienza è uno spirito molto potente che permette di fare varie cose; crea una certa mappa della realtà. Però sciamani sperimentano altre mappe, sono più fluidi, quindi la scienza la rispettano, ma non si fanno comandare da essa. Per cui, data l’importanza che la scienza ha per molti, questo lavoro ha lo scopo di comunicare con loro e mostrare cosa succede quando le persone di qui (Europa, Occidente) incontrano la tradizione sciamanica, da un punto di vista accademico.

Il risultato è stato una tesi che ha fatto discutere in molti nella mia università, ma che è infine è stata accolta positivamente. Adesso, voglio condividere con voi le interviste condotte per questo studio, che includono le esperienze di alcuni dei nostri amici che formano il Cerchio del Tamburo dello Sciamano. Non commenterò le interviste e nemmeno vi presenterò l’analisi dei risultati (chi vuole può leggerla per intero qui, però è in inglese), ma vi invito semplicemente a leggere queste esperienze, come fossero una storia. Buona lettura!

P.S. Giusto per dare un po’ di contesto alle interviste, qui trovate parte dell’estratto (breve riassunto) della tesi.

L’umanità e la natura stanno affrontando una crisi senza precedenti, che secondo diversi studi può essere collegata alla disconnessione dalla natura della moderna società occidentale. Autori di diversi settori hanno dedicato sforzi considerevoli nella ricerca di percorsi per la riconnessione con la natura. Le pratiche e le esperienze spirituali hanno mostrato potenzialità nel migliorare la connessione con l’ambiente naturale.

Tuttavia, esiste una notevole lacuna nella comprensione degli effetti delle pratiche sciamaniche, catalizzatori di varie esperienze spirituali, sulla connessione delle persone con la natura. In questa ricerca, ho analizzato l’influenza di un’Iniziazione all’Ayahuasca, uno dei rituali più importanti e fondamentali delle tradizioni sciamaniche amazzoniche, sulla connessione dei partecipanti con la natura. A tale scopo, un gruppo di 17 praticanti è stato selezionato e intervistato per comprendere i cambiamenti da loro percepiti nel legame con la natura, derivanti dalla partecipazione all’Iniziazione all’Ayahuasca. L’analisi delle interviste ha rivelato che dopo il rituale ci sono stati cambiamenti nella relazione con la nature. I partecipanti, attraverso l’Iniziazione, hanno vissuto diverse esperienze, come la percezione di una realtà alternativa, l’”Altra Realtà”, in cui gli incontri “speciali” hanno cambiato la loro visione della natura. I partecipanti hanno ricevuto insegnamenti, conoscenze e potere dal mondo spirituale, che ha cambiato la loro consapevolezza e ha avuto implicazioni pratiche per la loro vita quotidiana. Nell’altra realtà, l’identità dei partecipanti passa attraverso un processo di trasformazione. Inoltre, gli incontri e le relazioni stabilite con vari abitanti della natura hanno creato legami emotivi duraturi e aumentato notevolmente il rispetto e la considerazione per la natura. Ciò ha comportato un aumento dell’empatia per tutte le forme di vita e un comportamento più responsabile e impegnato nei confronti della natura. L’Iniziazione all’Ayahuasca, condotta nell’ambito di un rituale tradizionale, è un viaggio di trasformazione ontologica, che può ricollegare la gente dell’Occidente con la natura. Pertanto, questi risultati supportano la visione che gli approcci di conservazione basati su pratiche culturali e spirituali dovrebbero essere effettivamente considerati dagli ambientalisti occidentali poiché possono aiutare a contrastare l’attuale crisi ambientale.

Marco Tuna

Tesi completa (in inglese): http://edepot.wur.nl/472319

Ayahuasca, la porta dell’altra realtà

“Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse,
che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi.
Forse tutto l’orrore in fondo non è altro che l’inerme
che ci chiede aiuto.”

― Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

“Pagoda dorada’, Pablo Amaringo – sciamano e pittore. Qui viene rappresentata una delle sue visioni di Ayahuasca.

 

Potete chiamarmi Mayu

Il mio percorso sciamanico è iniziato nel 2007, quando ho conosciuto il mio maestro, Francesco “Tsunki” de Giorgio, sciamano riconosciuto della tradizione Shuar (Amazzonia occidentale). Da allora ho partecipato a molte cerimonie sciamaniche, la maggior parte condotte da lui. In alcune di esse si è usata l’Ayahuasca, la bevanda sacra degli sciamani amazzonici, preparata combinando due o più piante della selva. Non tutte le cerimonie ne fanno uso – lo sciamanesimo va ben oltre l’Ayahuasca. Tuttavia, per chi segue un percorso di sciamanesimo amazzonico, la bevanda è inestricabilmente legata alla pratica.

In tutti questi anni ho avuto modo di osservare che molti occidentali ne sono attratti, ma l’approccio è spesso ingenuo (anche da parte di molti che si professano guide spirituali), e i più cadono facilmente in trappole – alcune delle quali decisamente pericolose.

Di contro c’è anche chi la demonizza, come i missionari che nella loro opera di cristianizzazione costringevano i nativi (soprattutto bambini, che venivano anche “internati” nelle missioni cattoliche, strappandoli dalle loro famiglie) a non prenderla e la chiamavano “la sangre del diablo”, il sangue del diavolo. E oggigiorno c’è chi aborre ogni forma di sostanza psicotropa;  la verità è che il sistema in cui viviamo non vuole che si veda qualcosa di diverso da quello che ci viene imposto. Ma la realtà, quella vera, è ben al di là di ciò che ci viene inculcato sin dall’infanzia.

Un percorso sciamanico autentico, però, mira a sviluppare il coraggio e vedere oltre l’illusione che ci tiene intrappolati. Sotto la guida di chi – lo sciamano – conosce quali sono i pericoli e insegna come affrontarli.

Molte idee su cosa sia l’Ayahuasca sono sbagliate. Qui ne discuto le più diffuse, basandomi sulla esperienza mia e di altri.

Indice dei contenuti

Lo sciamanesimo non è (solo) Ayahuasca

Molti occidentali credono che praticare sciamanesimo sia prendere Ayahuasca, ma non c’è nulla di più lontano dalla verità. La pianta sacra è usata solo in Amazzonia, mentre le tradizioni sciamaniche di altri continenti – come quelle siberiane, mongole, nepalesi o nord americane – non la usano. Non cresce lì. 

Lo sciamanesimo si pratica anche senza. Io e molti dei miei compagni di percorso per anni abbiamo fatto importanti rituali della tradizione Shuar facendone a meno. Io non l’ho presa nemmeno durante la mia prima ricerca dell’Arutam, nel 2009 – un rituale che mi ha cambiato la vita.

Non è nemmeno vero che prendere Ayahuasca da sola sia praticare sciamanesimo. Tanti nel mondo della new-age lo fanno, dandogli ogni sorta di significato pseudo-spirituale e psicologico, ma il risultato è oltremodo superficiale e le esperienze possono essere blande o (di contro) fuori controllo. E non è sciamanesimo. Per esserlo, deve esserci una tradizione alle spalle.

L’Ayahuasca, tuttavia, è un aiutante importantissimo degli sciamani amazzonici. La bevanda, amarissima e vomitevole, porta in stati alterati di coscienza, rompe temporaneamente le catene che ci trattengono nell’illusione di questa realtà e permette di entrare nell’ “altra realtà”, un mondo simile al sogno (anzi, in alcune tradizioni è proprio chiamato “il sogno”) dove tutto ha origine. Nell’altra realtà gli sciamani possono fare guarigioni, proteggere la loro gente, ricevere insegnamenti e conoscenza per sé e per gli altri, portare più equilibrio nell’universo. E molto altro.

Ayahuasca, la bevanda sacra. Gli Shuar la chiamano “Natém“.

L’Ayahuasca è uno spirito, che gli sciamani dicono provenire da altri mondi. In questa realtà si manifesta come una bevanda composta principalmente da due piante dell’Amazzonia: la principale (Banisteriopsis Caapi, la liana dell’Ayahuasca) è un inibitore della MAO, mentre l’altra contiene DMT (e quindi è quella che dà le visioni) e può essere una (o più) tra varie specie – per esempio Diplopterys Cabrerana, Mimosa Hostilis, Psychotria Viridis, etc. (si sceglie l’una o l’altra a seconda della disponibilità o del tipo di lavoro sciamanico che bisogna fare). Gli sciamani dicono che la pianta principale è maschile e l’altra è femminile, e che la bevanda è sia maschile che femminile. Infatti gli Shuar la chiamano “el Natém“, che è maschile, mentre i Quechua la chiamano “Ayahuasca“, femminile.

Entrambe le componenti sono necessarie, da sole non fanno molto. Gli scienziati trovano incredibile che, vista la moltitudine di specie di piante in Amazzonia e l’enorme numero di combinazioni possibili, i nativi siano riusciti a trovare quelle che assieme producono l’Ayahuasca. Nessun’altra combinazione potrebbe dare gli stessi effetti. Ancora più incredibile è che popolazioni che non avevano nessun contatto tra di loro siano riuscite a trovare la giusta composizione, indipendentemente.

Gli sciamani sanno che sono stati spiriti a farla scoprire. Gli Shuar dicono che il Natém è un dono di Tsunki, il signore del mondo sotto le acque.


Liana dell’Ayahuasca (Banisteriopsis Caapi).

Come già detto, la “bebida sagrada” (bevanda sacra) è sia maschile che femminile: i poteri delle due piante si intrecciano e si avvinghiano come due appassionati amanti, alla stessa maniera della liana nella fotografia qui sopra. Nelle visioni qualche volta l’Ayahuasca appare sotto la forma di un serpente che parla e insegna. Questo è il motivo per cui gli sciamani dicono che è una “maestra”. Nella mia esperienza è come una madre molto saggia, una madre della selva: rigida e severa con i suoi figli, perché crescano forti ed in grado di sopravvivere alle inevitabili prove della vita.

Non è una droga

L’Ayahuasca non è una droga, non crea alcuna dipendenza. Chiunque l’abbia mai presa riconosce il suo odore nauseabondo a distanza. Berla è di per sé una prova, il suo gusto è rivoltante. Provoca vomito e più di qualche volta anche “movimenti intestinali”. Questo è dovuto al suo effetto purificatorio, che serve ad eliminare dal corpo ciò che alcuni chiamano “energie negative” e permette al Potere di fluire meglio. Uno sciamano Shuar usava la seguente metafora: “Per sparare meglio, devi prima pulire bene la canna del tuo fucile, altrimenti ti esplode in faccia”.

Richiede anche una preparazione: “la dieta”. È necessario astenersi da alcuni cibi prima e dopo l’assunzione, per un qualche tempo. Questo per evitare reazioni indesiderate con l’inibitore della MAO contenuto nella liana della Banisteriopsis Caapi, e per facilitare le visioni. Ciò insegna anche qualcosa di importante: che il corpo non è separato dall’anima, l’uno e l’altra si influenzano enormemente.

In Amazzonia l’Ayahuasca è spesso chiamata “la medicina” per i suoi poteri di guarigione. Purifica il corpo e l’anima. Gli Shuar e molti altri popoli nativi l’hanno usata per centinaia e centinaia di anni. Spesso la danno anche ai neonati (in piccole quantità) per i suoi effetti benefici. Non a caso i nativi sono sempre stati molto forti e in salute, fino a quando non hanno iniziato ad essere “occidentalizzati”.

Ultimo ma non meno importante: è anche usata per combattere la dipendenza da droghe. È documentato ampiamente, e in Perù ci sono centri di disintossicazione che ne fanno uso.

Detto ciò, come si può considerarla una “droga”?


La più anziana delle mogli dello sciamano
Vicente Júa, sciamana lei stessa, mentre prepara l’Ayahuasca. L’uso di questa pianta, a differenza delle droghe utilitaristiche e narcisistiche occidentali, comporta molti sacrifici e disciplina.

Al di là della chimica

Gli scienziati spiegano che l’Ayahuasca produce gli effetti noti a causa del DMT, quindi è tutto un discorso puramente chimico. Tra questi, i più “spirituali” aggiungono che il DMT è già contenuto nel nostro cervello, e che si può “connettersi al divino” senza Ayahuasca, attivando il DMT attraverso la meditazione o altre pratiche.

“I am the Czar”, Alex Grey

Queste spiegazioni sono “formalmente” corrette. A livello superficiale, il DMT è responsabile di indurre le visioni. E dall’altro lato è vero che non c’è bisogno di Ayahuasca per entrare nel mondo dello Spirito, per avere esperienze profonde. Si può fare a meno di usarla. La maggior parte delle tradizioni spirituali in tutto il mondo non fa uso di alcuna pianta psicoattiva.

Per uno sciamano, però, le spiegazioni scientifiche riducono notevolmente ciò che è la bevanda sacra. La scienza ignora completamente ciò che c’è oltre la superficie. È come cercare di spiegare cos’è l’amore, il motivo per cui si prova un profondo sentimento per qualcuno descrivendo le reazioni biochimiche che si sviluppano nel cervello. Quando lo analizziamo, però, l’amore scompare. È distrutto. L’amore è gestito dal cuore, non dalla mente – che cerca la “chiarezza”, e l’amore è tutto tranne che chiaro….. L’amore è un mistero che nessuno potrà mai svelare.

L’Ayahuasca è “ben di più del DMT”, va decisamente oltre la chimica del cervello. Come già detto, è uno Spirito. E’ un essere con un Potere molto più grande del nostro, venuto qui da noi per guidare e insegnare segreti profondi dell’universo.

Ha anche una forte personalità. Ricordo ancora la volta quando ero sotto i suoi effetti e sono stato costretto ad andare in bagno a vomitare, camminando a carponi perché non riuscivo a stare in piedi. Mi disse (in spagnolo): “Debes ser humilde. Inclinate ante los dióses!” (Devi essere umile. Inchinati dinanzi agli dei!)

Evita il fai-da-te


“The bad trip”, Alex Grey

La cosa più importante, comunque, è il “setting” – cioè come e con chi la si prende. Specialmente per i neofiti, l’Ayahuasca dovrebbe essere presa con un vero sciamano di lignaggio amazzonico. I suoi spiriti aiutanti proteggono la cerimonia, e si assicurano che gli spiriti ostili non si intromettano e causino quello che qualcuno chiama “bad trips”, viaggi cattivi – e molto altro ancora. Lo Sciamano è lì per assistere, per portare radicamento in questa realtà, per aiutare ad elaborare l’esperienza in seguito, e – se la situazione lo richiede – per fare una guarigione.

In molti anni di pratica con il mio maestro, non ho quasi mai sperimentato situazioni in cui qualcuno ha avuto un’esperienza davvero brutta. Nelle rare occasioni in cui qualcuno era “al limite”, lo era per uno specifico lavoro sciamanico e lui/lei era sotto la guida dello sciamano – è stato quindi “riportato” al sicuro. Tuttavia, ho sentito molte testimonianze di persone che hanno avuto esperienze spaventose in cerimonie fai-da-te (o guidate da non-sciamani).

Alcune persone spiegano che i “bad trips” sono prodotti dell’ “inconscio” – che è stato inventato dalla psicologia, ma non ha alcun valore sciamanico. Gli sciamani sanno che i “movimenti inconsci” sono spiriti – ce ne sono molti intorno a noi, e che ci seguono. Quindi le cerimonie devono essere condotte correttamente per proteggere i partecipanti da influenze esterne e indesiderate.

Porte aperte


“Doors of perception”, Acrylicdreams

Come già accennato, l’Ayahuasca rompe l’illusione di questa realtà in cui siamo imprigionati, dando temporaneamente accesso all’ “altra realtà”. Qualcuno dice che “apre le porte” – ispirandosi al titolo del libro “Le porte della percezione” di Aldous Huxley. Questo anche perché si sperimenta che qualcosa di “esterno” – uno Spirito, un Potere (o “energia”, come molti amano dire) – entra nel proprio essere. Lo stesso vale per qualsiasi altra pianta psicoattiva (Peyote, San Pedro, funghi magici, ecc.).

Per alcuni questa è una grande preoccupazione. Hanno paura che l’esperienza sarà travolgente, che non saranno in grado di controllarla e tornare poi alla “normalità”. Personalmente, non l’ho mai visto succedere a nessuno che prende parte alle cerimonie che organizziamo – non ne abbiamo mai “perso” neanche uno. È anche vero che chi fa un percorso sciamanico autentico, nel tempo acquisisce “strumenti spirituali” ed è più preparato ad affrontare l’ “ignoto”. Incidenti ci possono essere – il mondo dello Spirito non è privo di pericoli! – ma sono più controllati.

Va notato, inoltre, che spesso le esperienze non sono così forti. Molte persone hanno blocchi (fisici e non solo) che impediscono all’Ayahuasca di funzionare correttamente. Il loro corpo è “intasato” e hanno bisogno di prenderla più volte perché gli effetti si manifestino. Ecco perché alcuni sono delusi dopo la prima cerimonia, non hanno “visto” nulla. Questo indica solo che la bevanda sacra ha bisogno di lavorare di più per far fluire il Potere. Non funziona allo stesso modo per tutti, e ogni sessione è diversa. Un giorno l’effetto può essere di un tipo, il giorno dopo di un altro. Tradizionalmente si dice che “è lei a decidere”.

Ma non solo l’Ayahuasca o le piante psicoattive “aprono le porte”. L’esperienza sciamanica dimostra che molte altre cose lo fanno, più di quello che comunemente crediamo.

L’alcol, per esempio. Gli sciamani sanno che l’alcol è uno spirito potente (non è un caso che grappa, whiskey, vodka, gin, ecc. siano chiamati “spiriti”). Anche gli sciamani in Siberia e in altre tradizioni del nord lo usano durante le loro cerimonie, e alcuni di loro bevono anche litri di vodka in una sessione – senza ubriacarsi, però! Questo non perché siano particolarmente resistenti all’alcol, ma perché hanno un rapporto molto forte con il suo spirito, che è loro alleato. Se non viene gestito correttamente – e poche persone riescono a farlo – si è impossessati dall’alcol a vari livelli. Tutti conosciamo i danni che può causare. Il problema con lo spirito dell’alcol è che può aprire porte così ampie che tutto può entrare, totalmente non filtrato. Gli sciamani siberiani hanno spiriti aiutanti che li proteggono e quindi sanno gestirlo. Gli alcolizzati, d’altra parte, a volte diventano violenti proprio perché posseduti da spiriti particolarmente aggressivi, che entrano senza controllo.


Capodanno in Wells Street a Manchester, Regno Unito, 31 dicembre 2015 – The Guardian

Lo stesso vale per altre droghe (cocaina, eroina, ecc.). Una volta ho diagnosticato a distanza una persona con uno storico di tossicodipendenza. Aveva vari problemi di salute. Quando ho controllato la sua fotografia – ero in stati espansi di coscienza – ho visto il suo volto cambiare e diventare un demone orribile che ha cercato di attaccarmi. Ho dovuto proteggermi. Che cos’era? Era uno Spirito che la possedeva, che “entrava” perché le droghe avevano distrutto le protezioni naturali del suo corpo spirituale. 

Questo succede a tutti quelli che consumano droghe? No, ma questa esperienza mi ha mostrato l’effetto a lungo termine sul lato spirituale. Sia ben chiaro: le droghe non sono di per sé cattive. Il bene o il male sono solo considerazioni morali, che cambiano nel tempo e da cultura a cultura. La chiave è la moderazione e l’uso consapevole – la salute dovrebbe sempre essere la preoccupazione principale. Vorrei aggiungere, però, che in ogni serio percorso spirituale l’iniziato dovrebbe superare le sue dipendenze, che sono un limite. Gli sciamani non hanno alcuna dipendenza.

Curiosamente anche l’amore romantico agisce come una droga. La scienza ha scoperto che quando ci innamoriamo nel cervello ci sono gli stessi processi chimici di quando siamo dipendenti da cocaina. Chi ha il cuore spezzato lo sa bene: lui o lei sperimenta gli stessi sintomi di una crisi di astinenza. Il perdere un amore può a volte far impazzire. Tuttavia l’amore è molto di più di questo.
Pure l’amore apre porte, permettendo che accadano cose incredibili, che si facciano importanti cambiamenti personali (e stupidi errori, se spinti da una passione fuori controllo!) Molte persone sperimentano anche la beatitudine trascendente dell’amore puro durante una profonda pratica meditativa, quando le “porte del divino” sono aperte. L’amore ha infinite forme.

Porte possono essere aperte pure dal sesso, in quanto è in realtà uno scambio di Potere tra due persone. A volte può essere sentito come una forte corrente che scorre attraverso i corpi, che genera lo scuotimento dell’orgasmo. Per non parlare del fatto che è l’origine della vita! Poiché apre porte, può però anche far passare malattie. E, come per le droghe e l’amore romantico, può essere molto coinvolgente e a volte difficile da gestire. In varie tradizioni spirituali il sesso è un mezzo per raggiungere livelli più elevati di coscienza.

Potrei continuare….. La lista non finisce qui.

Conclusioni

L’Ayahuasca – o Natém – è il più importante spirito aiutante in tutte le tradizioni sciamaniche dell’Amazzonia. Merita il massimo rispetto perché è sacra, è un maestro proveniente da altri mondi.

Per quanto mi riguarda,  l’ho presa molte volte, soprattutto in Amazzonia tra gli Shuar, dove ho anche partecipato ad un “Natém mamu”, una cerimonia in cui ne si beve letteralmente litri per vari giorni di fila. È un’esperienza molto intensa e (per noi occidentali) spaventosa, in cui si va incontro ad una sorta di morte, per poi rinascere rinnovati. Ho ricevuto insegnamenti, ho avuto premonizioni, ho sperimentato una consapevolezza al di là della mia personalità, al di là del “io sono”. Molto di tutto ciò non è comunicabile, tuttavia, e va vissuto in prima persona.


Ciotole per il “Natém mamu”, usate dagli
Shuar in Ecuador. Si riempiono di un “the” di Ayahuasca contenente solo la pianta principale, diluita (quindi di consistenza diversa da quella che si prende normalmente), e si beve tutto d’un fiato, molte volte, a litri, fino a quando non ce la si fa più. L’esperienza – per certi versi devastante – provoca una forte purificazione a tutti i livelli.

 

Non invito nessuno a prendere l’Ayahuasca. La bevanda sacra ha soprattutto valore per chi intraprende un percorso sciamanico amazzonico. In ogni caso, se si vuole sperimentarla, consiglio di rivolgersi a qualcuno di cui ci si fida. Assicuratevi anche che sia uno sciamano autentico.

Ciò che per me è sempre stata di primaria importanza è la comunità guidata dal mio maestro. La condivisione di esperienze con i compagni di percorso è fondamentale per elaborarle, specialmente quando sono molto distanti dalla vita quotidiana. “Il Potere deve circolare”, direbbe lo sciamano, suggerendo che l’esperienza dell’individuo dovrebbe essere condivisa con il collettivo, perché andrà a beneficio di tutti. E così facendo, l’aiuto tornerà all’individuo. Non siamo soli.

 

Kakáram Ajastá
(“Diventa una persona di Potere”, in lingua Shuar)

Mayu Tuntíak

[ Questo articolo è la traduzione (con varie aggiunte) di un articolo in inglese, che scrissi un anno fa, intitolato “Ayahuasca and Open Doors”. L’originale lo si può trovare qui. È stato anche pubblicato in Altrogiornale.org, per gentile cortesia di Pasquale Galasso. ]

Yaa Núa – La donna stella

Ciao a tutti, sono Mayu.

Riporto qui un mito che Tsunki ha raccontato al cerchio de La sfida dell’amore. È un mito molto bello, che parla di amore e di coraggio.

Sciamani di solito non si mettono a dare spiegazioni teoriche. Tanto meno sull’amore. Ammesso comunque di riuscirci, levi il bello delle cose. Come se prendi una farfalla, la osservi al microscopio, la sezioni per vedere com’è fatta, come fa a volare, come sono fatte le ali… Sì, che bello, adesso non vola più, però! È una cosa morta, piuttosto schifosa. Quindi non è mai una buona idea.

Però sciamani raccontano storie. Io intanto ve ne racconto una. Qualcuno di voi la conosce già.
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Anime gemelle

Salve a tutti, sono Mayu.
Riporto la trascrizione di quello che Tsunki ci ha detto un anno fa, durante un cerchio nel giugno 2018. Credo sia una buona idea condividerlo, anche in vista del prossimo cerchio (“La Sfida dell’amore, come trovarlo, come liberarsene”, 27 – 28 aprile 2019). Le domande (in corsivo) sono fatte da persone diverse.

[ Un giovane uomo continua a sognare una sua ex-ragazza dopo più di 10 anni di relazione con la sua fidanzata corrente. Ne parla come se fosse stata una passione molto forte, però aveva avuto una relazione di soli 3 mesi, che non è riuscita a decollare. ]

Fai attenzione, perché ci penserai ancora. Voglio dire… Quando sarai sposato,  avrai dei bambini, la vita matrimoniale sarà diventata abituale, e magari ti sarai stufato di dover guadagnare soldi per mantenere i figli che una volta costavano come un piatto di minestra e adesso costano come una Ferrari… Quando sarai un po’ stanco di tutto questo tornerai a pensare a lei, e avrai nostalgia di quello che non è successo.

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