TUWA E LE DONNE POVERE

In un villaggio della Selva vivevano due donne molto povere, non avevano figli mentre i loro mariti erano invalidi e non potevano andare a caccia. Essi trascorrevano il tempo a bere punta (distillato molto alcolico della canna da zucchero) e non si preoccupavano delle loro mogli.
D’altronde la selvaggina, da quando erano arrivati i coloni a innalzare recinti, i cercatori d’oro a inquinare l’acqua e i missionari ad aiutare i nativi era molto poca, ogni cacciatore riusciva a cacciarne solo lo stretto necessario per la propria famiglia, così le due donne povere non potevano contare sul sostegno dei compaesani e avevano solo pochi avanzi di yuca che le altre donne donavano loro.
Una delle donne, che si chiamava Suga, andò dallo sciamano a chiedergli aiuto.
Sciamano disse: “Torna a casa, stanotte manderò i miei Tunchi per te.”
La donna ringraziò e se ne tornò.

Qualche giorno dopo vide che il suo povero orto era ormai esaurito e decise di spostarsi dentro la Selva per farne uno nuovo.
Cominciò a disboscare col machete senza un uomo che la aiutasse. Poi si mise a sarchiare il terreno. Mentre faceva questo urtò col suo attrezzo qualcosa di metallico: era una cassetta con un lucchetto malandato che saltò subito via e dentro era piena di pepite d’oro!
La donna vendette una piccola pepita in paese con cui comprò cibo, vestiti e coperte. Poi andò dallo sciamano a ringraziarlo e spiegare cos’era successo: “Grande è il potere dell’Uwishin (sciamano)!” disse “Grazie! Grazie! Grazie! Grazie!”.
Sciamano sorrise in silenzio.
La donna tornò alla sua capanna.

Anche l’altra donna povera, che si chiamava Nuga, era andata dallo sciamano a chiedere aiuto.
Sciamano le disse: “Torna pure a casa, stanotte manderò i miei Tunchi per te.” Tunchi sono Spiriti guardiani degli sciamani.
Anche la seconda donna ringraziò e se ne tornò.
Nuga aveva un unico figlio, che non sapeva cacciare perché debole e pauroso ed era andato in paese dove lavorava come sguattero in uncomedor (ristorante) cinese. Qualche volta, se mancavano i camerieri, serviva ai tavoli senza un soldo di paga in più.
In quei giorni un mercante molto ricco che, quando era di passaggio, mangiava sempre al comedor chiese il conto allo sguattero, che appunto lo aveva servito al tavolo. Il mercante e la sua famiglia avevano mangiato molto, ma lo sguattero fece il conto a mente in pochi istanti e glielo disse.
Il mercante ne fu sorpreso e lo controllò, ma il conto era giusto. Gli chiese allora di fare altri conti a mente e lo sguattero li fece tutti esatti anche se era analfabeta.
Allora il mercante assunse lo sguattero come suo contabile e grazie al suo lavoro si sarebbe molto arricchito.
Così Nuga ricevette dal figlio parecchi soldi e il figlio le disse che ogni mese glieli avrebbe mandati.
Nuga corse allora dallo sciamano. “Come sapevo,” disse “i vostri Pasuk hanno dato da mangiare a mio figlio e a me. Quanto devo darvi per il vostro lavoro?”
“Porta a me 30 dollari e danne 300 al Giaguaro della Selva”.
La donna fece così.
Comprò 300 dollari di carne e viscere e le portò nella Selva in dono al Giaguaro.

Tutti nel villaggio speravano di fare una vita migliore ora che due donne povere erano diventate ricche.
Ma Nuga, appena pagato il suo debito con lo sciamano e col Giaguaro, lasciò la Selva e comprò una piccola casa in città dove se ne andò a vivere e invecchiare. Non vide più la sua gente e non aiutò nessuno di loro.

Suga invece era rimasta ferita. Una mattina era andata a lavorare nel suo nuovo orto che era molto dentro la Selva. Ci lavorava sempre da sola perché era l’orto che l’aveva resa ricca, lo amava e non voleva dividerlo con le altre donne.
Quel giorno però una canna di guadúa (specie di bambù) che cresceva nell’orto sibilò nel vento. E nel sibilo disse: “Sssuga! Sssuga!”
“Cosa c’è?” disse Suga guardandosi intorno.
“Sssuga! Sssuga!”
“Cosa c’è? Dimmi, signora!”
Capì infatti che a parlare era Nunkui, la Dea degli orti e delle gravidanze.
“Non hai visto che non ti ho dato figli? ” disse la canna. “Tu mi ami, ma io non amo te”.
Vicino all’orto era nascosto un grosso Paki, un suino selvatico dell’Amazzonia. Quando vide la donna la aggredì, la ferì al viso e alla schiena infierendo con le zanne.
Dal villaggio le donne sentirono le grida di Suga e corsero in suo aiuto.
Il Paki era fuggito mentre Suga era piena di sangue.
Rimase stesa nel giaciglio molte settimane, le zanne l’avevano sfigurata e la sua schiena aveva ferite profonde che non le permettevano di alzarsi e camminare.

Mentre Suga era inferma, un uomo scapolo di nome Cammina-sul-soffitto si preoccupò molto di lei e chiese a tutti di aiutarla.
Tranne infatti due donne, sorelle, che la accudivano, nessuno nel villaggio si era curato di lei.
Andò dallo sciamano e disse: “Uwishin, voi dovreste andare a trovare la povera Suga e confortarla. Se potete, curatela coi vostri tséntsak.”
Sciamano non disse niente.
“Credo dovreste farlo,” insistette Cammina-sul-soffitto. “Anche nel vostro interesse, se non lo fate il villaggio penserà che non vi importa nulla della vostra gente e potrebbero andare da degli uwishin di altri villaggi e non venire più da voi.”
Sciamano sorrise con occhietti aguzzi e non disse niente.
Cammina-sul-soffitto rinunciò e andò a trovare Suga stesa nel giaciglio.
Suga gli disse che il marito delle sorelle che la curavano brontolava perché sottraeva tempo alle due donne e poi darle da mangiare era costoso e lui erano due settimane che non cacciava niente.
“Dovresti dargli un poco del tuo oro,” disse Cammina-sul-soffitto.
“Sì, credo che farò così”.
Indicò allora all’amico dove aveva nascosto la cassetta di ferro.
Ma quando Cammina-sul-soffitto andò a prenderla la trovò vuota.
Il Paki infatti quando ferì Suga alla schiena, lesse nella sua spina dorsale dove aveva nascosto l’oro. Poiché era uno Spirito potente si mutò in un uomo e rubò tutto l’oro.
Suga dunque era di nuovo povera.
Il suo cuore non sopportò la notizia e decise di morire. Ma Suga non morì, rimase come morta per molti giorni.
La gente del villaggio disse che era tra i due Mondi, era morta ma la sua anima ancora non si era decisa e se fosse tornata a vivere sarebbe stata una sciamana, come sempre succede a chi muore e torna in vita.
Dopo 3 settimane di agonia però Suga morì.

Nell’Altro Mondo dicevano: “È tra i due mondi, se la sua anima si decide e torna da noi, allora sarà una grande sciamana”.
Quando Suga si svegliò, gli Esseri di quei luoghi le insegnarono a gestire i suoi nuovi Poteri.
Suga diventò una grande sciamana nella sua nuova terra, il Paese-dove-pescano-lische-di pesce. Si chiamava così perché nei fiumi neri nuotavano lische di pesce senza la carne, la gente le pescava e se ne nutrivano come noi mangiamo il pesce e scartiamo la lisca.
Suga, che nel suo nuovo paese si chiamava Gag, voleva coi suoi Poteri conquistare la Terra dov’era vissuta prima, di cui però non ricordava niente. Una notte, viaggiando coi suoi Spiriti aiutanti, arrivò sulla Terra, vicino a dov’era stata la sua casa e poi nei dintorni del suo orto e disse: “È bello questo posto, lo dobbiamo conquistare.” Sentiva infatti una nostalgia che non poteva spiegare.
Sapeva che per materializzarsi sulla Terra doveva mangiare carne e sangue, ma queste cose nel suo Mondo non esistevano. Allora viaggiava sulla Terra, catturava dei pesci attirandoli coi suoi Poteri, ne strappava la carne e la metteva intorno alle lische che come cibo portava sempre con sé in un tascapane. Poi divorava tutto. Così facendo diventava materiale in entrambi i Mondi e poteva spostarsi dall’uno all’altro.

Vicino al suo villaggio sulla Terra cominciarono a trovare bambini uccisi cui era stata strappata la carne e succhiato il sangue.
I bambini si erano allontanati dalle capanne per fare i loro bisogni e qualcuno li aveva uccisi. I genitori disperati andarono dallo sciamano.
“È uno sciamano di un altro Mondo a fare questo,” disse lo sciamano.

Qualche giorno dopo, lo sciamano stava facendo offerte nella Selva quando Cammina-sul-soffitto gli si avvicinò e disse:
“Ho avuto una visione stanotte. È lo Spirito della povera Suga a divorare i nostri bambini. È infuriata con noi perché quando restò inferma nessuno si curò di lei e il nostro sciamano non andò neppure a trovarla!”
Sciamano scoppiò in una risata.
“Tu non sai cosa ha aperto la strada agli Spiriti cattivi e alla morte! Suga aveva ricevuto doni dagli Spiriti, ma non ha compensato. Ha agito come le fosse dovuto.”
“Forse ha pensato che fosse un vostro regalo,” disse Cammina-sul-soffitto.
“Forse ha finto di pensare che fosse un mio regalo,” rise lo sciamano. “Ma – aggiunse – sciamano non può regalare quel che non gli appartiene, tutto apparteneva ad arutam del Giaguaro. Giaguaro doveva ottenere cibo e oro.”
In quel momento un Serpente corallo apparve dal nulla e si avvicinava a Cammina-sul-soffitto che si spaventò.
“Tu hai detto – disse lo sciamano – che la gente mi avrebbe condannato e sarebbero andati da sciamani di villaggi lontani. Non sai che quel che dici a uno sciamano sempre si avvera? Ma se non hai abbastanza Potere, si avvera per te solo. Sarai tu ad andare da sciamani lontani.”
In quel momento il Serpente si scagliò su Cammina-sul-soffitto e lo morse alla gola. Morì in pochi minuti.
Sciamano allora gli tagliò il dito indice. Poi continuò a fare le sue offerte ai piedi di un albero della gomma. Stava infatti chiamando l’arutam malvagio Tuwa per parlare con lui.
Dalla Selva salì un odore nauseabondo, poi di tra gli alberi sbucò un grande Paki.
“Sei proprio Tuwa?” sciamano chiese.
Il Paki allora si mutò in un incrocio tra un suino e un tapiro con artigli di formichiere. Sciamano salutò Tuwa e disse: “So che tu insegui Suga”.
“La inseguo da quand’era ragazza,” disse Tuwa. “L’ho uccisa, ma ha ancora grande Potere in un altro Mondo. Non so però come trovarla”.
Sciamano poggiò allora il dito di Cammina-sul-soffitto per terra e si allontanò di un paio di braccia. Non voleva infatti venir toccato da Tuwa o avrebbe avuto una vita disgraziata e sarebbe morto povero e solo.
“Prendi, trova il padrone del dito – disse – e troverai Suga. Lui infatti andrà da lei. Deve andare da uno sciamano di una terra lontana e Suga, che ora si chiama Gag, è la prima sciamana che troverà laggiù”.
Tuwa prese il dito mozzato e se ne andò.
Sciamano tornò al villaggio e annunciò alla gente che nessuno più avrebbe ucciso i loro bambini.
Così avvenne e la gente del villaggio fu di nuovo felice.

Gag – che in un’altra esistenza si chiamava Suga – fu una sciamana molto amata. Portò molto Potere, in carne e sangue, alla sua gente per dieci anni. Lei però era molto malata, il suo corpo era pieno di piaghe dolorose. Ma dopo dieci anni, col Potere che era riuscita a raccogliere, poté finalmente guarirsi. Nel frattempo aveva sposato Cammina-sul-soffitto, che alcuni anni prima l’aveva raggiunta in quel nuovo mondo.
Sulla Terra però, dove in un tempo che non ricordavano avevano vissuto, erano passati solo pochi giorni.
Gag, finalmente guarita, e suo marito erano ora felici, ma non riuscivano ad avere bambini.
Una notte, dopo che avevano fatto l’amore, Cammina-sul-soffitto sentì un odore dolcissimo salire dal giardino e si alzò dal letto per andare a vedere.
Tuwa allora, preso l’aspetto di un’enorme anaconda, entrò nella camera da letto di Gag e la divorò.
Mentre veniva inghiottita, Gag si chiese: “Chi mi fa questo? Ho fatto solo del bene alla mia gente… Chi mi fa questo?”
Poi morì.

Come i vecchi hanno raccontato a me, così io racconto a voi.
¡Nukete! (“Esto solo es”)

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