Archivio Categorie: Miti e Racconti

Kujáncham, il figlio dello Sciamano

Il vecchio sciamano aveva un giovane figlio, di nome Kujáncham, che desiderava prendere un giorno il posto del padre e che veniva istruito
già da qualche tempo per questo ruolo.
Era infatti l’unico dei figli dello sciamano cui gli Dèi avessero donato talento per sciamanizzare nonché la voglia di farlo.
Lo sciamano aveva anche 3 apprendisti, nella tribù di cui era capo, che pure speravano nella successione, egli li istruiva con cura e dedizione, uno Spirito però gli diceva: “Nessuno di loro sarà mai sciamano”.
Era contento di Kujáncham, ma vedeva che perdeva ancora tempo a farsi bello davanti alla gente e con giochi di prestigio.
Spesso quando faceva queste cose, il padre lo ridicolizzava e il ragazzo sentiva mordere il fegato che gli diceva nell’orecchio: “Forse mio padre è geloso di me? Forse teme che abbia presto più potere di lui?”

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Gli Ingannatori

Il Ragno aveva una moglie e una bellissima bambina. Un giorno si stancò della sua sposa e divorziò da lei.
Dopo alcuni anni da solo, si accorse della bellezza della figlia, ormai adolescente, e la desiderò.
Disse alla figlia che sarebbe partito per andare a vendere alcuni tessuti (era infatti un tessitore) nel mercato di una città e sarebbe tornato dopo un mese.
La sera stessa, quando fuori infuriava il temporale, qualcuno bussò alla porta della casa del Ragno. “Apritemi, vi prego!” gridò per sopravanzare il frastuono della pioggia. “Datemi solo un riparo per la notte!”

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TUWA E LE DONNE POVERE

In un villaggio della Selva vivevano due donne molto povere, non avevano figli mentre i loro mariti erano invalidi e non potevano andare a caccia. Essi trascorrevano il tempo a bere punta (distillato molto alcolico della canna da zucchero) e non si preoccupavano delle loro mogli.
D’altronde la selvaggina, da quando erano arrivati i coloni a innalzare recinti, i cercatori d’oro a inquinare l’acqua e i missionari ad aiutare i nativi era molto poca, ogni cacciatore riusciva a cacciarne solo lo stretto necessario per la propria famiglia, così le due donne povere non potevano contare sul sostegno dei compaesani e avevano solo pochi avanzi di yuca che le altre donne donavano loro.
Una delle donne, che si chiamava Suga, andò dallo sciamano a chiedergli aiuto.
Sciamano disse: “Torna a casa, stanotte manderò i miei Tunchi per te.”
La donna ringraziò e se ne tornò.

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